
Les rencontres d'Arles 2006 Mostre, incontri, proiezioni Carote, quest’anno carote! L’atmosfera di Arles è sempre quella: rilassatezza; sarà "colpa" degli organizzatori o forse della città o dei fotografi delle mostre, di noi tutti che partecipiamo ma alla fine si è sempre contenti. Arles? Non lo si può perdere.
Les Rencontres è forse l’appuntamento per incontrarsi. Per scambiare opinioni. Per vedere i giovani. Per assaporare le nuove tendenze. Per lavorare tra le righe con immenso piacere. Certo, anche la cittadina e le autorità locali aiutano, lo si respira andando in giro per i vicoli della città e partecipando agli incontri istituzionali al teatro antico. Le serate finalmente al fresco sono regno delle proiezioni, evento nell’evento con libera partecipazione per tutti alla "nuit de l’année", dal tramonto all’alba nel quartiere della roquette le agenzie proiettano il meglio. Finalmente ecco anche gli italiani: gli schermi ospitano Contrasto, Grazia Neri, ma anche Magnum, Vu e tanti altri. Girando per Arles le fotografie sono ovunque, gallerie, musei, spazi espositivi e chiese, consacrate o no, queste ultime con la viva pietra ed il fascino del medioevale sono una insolita ma perfetta cornice a mostre e proiezioni. Ma chi espone? Solo qualche dettaglio perché elencare tutte le mostre impegnerebbe troppe cartelle o byte, tenete conto che il catalogo (44 euro ben spesi) è di 500 pagine,.
Ma non si possono non citare le mostre curate da Depardon (La fotografia americana attraverso le collezioni francesi; Robert Adams, Our Lives and our children; Cornell Capa, JFK for president), il lavoro canto e controcanto ovvero il raffronto della diversa percezione dei fatti di due fotografi presenti nello stesso momento davanti ad un unico avvenimento, di guerra sfortunatamente, fotografata da Caron e McCullin. Le cartoline di Dominique Isserman, esposte come serie di cartoline numerate e proiettate su un grande schermo allestito in una enorme scatola porta cartoline. I lavori sulla Politica ed il sociale di Petersen, Graham, Chancel, Nejmi, Chapsal, Jobard, Meyer, Culmann, Coulon, Lagoutte, Gueneau, Dallaporta, Sarfati e non sono finiti, ma poi abbiamo i Musei e le Istituzioni dove possiamo vedere due italiani Lorenzo Castore e Paolo Ventura che non citiamo per campanilismo ma per l’interesse che suscitano i loro lavori, e continuando i fotografi proposti per i premi presentati nel 2006: Discovery Award, No Limit Award, Outreach Award, Project Assistance Grant e Book Award e tra i vincitori non possiamo non citare il lavoro dell’argentina Alessandra Sanguinetti per il discovery, ed il lavoro di Wang Quingsong per il outreach.
Ma il festival quest’anno propone anche una settimana, durante il primo periodo di apertura, di lettura portfolio da parte di esperti e pictureditor, per tutti coloro che si prenotano. I migliori lavori individuati dagli "esaminatori" sono poi messi in mostra grazie alle stampe grande formato realizzate dallo sponsor HP.
Anche i libri hanno il loro spazio, una bella camminata lungo una tavolata di centinaia di pubblicazioni messe a disposizione per la visione e consultazione. Allo spazio VanGogh invece sono i libri antichi, rarità o d’occasione che la fanno da padrone insieme alle stampe Vintage all’interno dell’ombrato chiostro del museo; qui troviamo anche la tecnologia: Apple organizza incontri e seminari sulle novità per il trattamento delle immagini. Seminari (fotografia digitale), Symposium (diritto), Workshop (un giorno con…) ed incontri sono anche in programma. Sfortunatamente abbiamo perso il concerto di Patty Smith che accompagnava le immagini dei fotografi dell’agenzia VU.
Ma tutto questo non è Arles, c’è molto in più. L’anno prossimo? Non lo si può perdere.
Andrea Mazzini
©CultFrame 07/2006
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