
Novecento, la necessità della fotografia FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma, 5a edizione Apre i battenti la quinta edizione di FotogGrafia, Festival Internazionale di Roma. Quest’anno il Festival, curato da Marco Delogu, ha raggiunto il traguardo delle 125 mostre con immagini realizzate da 400 fotografi. Oltre 90 spazi espositivi: da una parte l’arte e la cultura più istituzionale, i Musei Capitolini, il Museo di Roma in Trastevere, Palazzo Braschi, Palazzo Poli e tanti altri musei, istituti di cultura e accademie e dall’altra una rete informale di luoghi, spazi ed opportunità tutte da scoprire: gallerie, scuole, librerie, stazioni e locali. Il segno di una straordinaria ricchezza e di un desiderio crescente di partecipazione.
Inoltre la grande novità del Festival: FotoGrafia_Opening Days (dal 4 al 6 aprile) 'tre giorni' di inaugurazione nel Tempio di Adriano a Piazza di Pietra. Dal giorno fino a mezzanotte, mostre, eventi, workshops, letture di portfolio, proiezioni e incontri, un punto di ritrovo per conoscere i grandi fotografi e scoprire i nuovi talenti.
Il tema di questa edizione è il Novecento e l’idea di una "necessità della fotografia" nel creare una memoria comune, nel documentare, testimoniare ed esprimere la nostra immaginazione. "Tutta Roma" è la nuova produzione dedicata alla città commissionata quest'anno a Martin Parr. Il suo lavoro sul fenomeno del turismo è accompagnato dalla mostra "Il secolo della vacanze", 80 fotografie, fra cui quelle di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Max Pam, Wim Wenders, Massimo Vitali e Olivo Barbieri.
Dopo Josef Koudelka, Olivo Barbieri e Anders Petersen, Martin Parr è l’ultimo tassello di un quadro sempre più composito e sbalorditivo sulla nostra città, a cui si aggiunge la produzione di tre giovani fotografe: Francesca Lazzaroni ancora sul turismo; Leonie Purchas con la sua ricerca sulla famiglia che prosegue dopo l’Inghilterra e Parigi e Mette Maersk con immagini di luoghi simbolici sovrapposti a "non luoghi".
Tre mostre ricostruiscono il percorso di Mario Dondero, giornalista e regista di documentari, che ha attraversato il nostro Novecento praticando quella che Giorgio Agamben definisce la flânerie o "deriva" fotografica. Un’importante mostra pone in luce l’esperienza di Giuseppe Cavalli, che dagli anni ’30 contribuì a dare alla fotografia la sua autonomia espressiva di opera d’arte.
Una grande sezione è dedicata ai paesaggi di guerra, luoghi di confronto e raccordo tra passato e presente. Luca Campigotto con le fortificazioni della Grande Guerra; Bart Michiels con le grandi battaglie da Waterloo a Stalingrado; la seconda tappa del progetto su Auschwitz con le parole di Ascanio Celestini e le fotografie di Luca Nostri.
Oltre a Luca Nostri, altri fotografi emergenti protagonisti: Riccardo Mazzoni lungo la Linea Gotica; Léa Eouzan sui campi di concentramento francesi; Lorenzo Vitturi con le fortificazioni italiane sul fronte nord-orientale nella guerra fredda e Eva Fra piccini e gli "anni di piombo".
Alla guerra di mafia è dedicato il lavoro di Letizia Battaglia e Franco Zecchin, dall’omicidio di Giuseppe Impastato alle stragi di Falcone e Borsellino. Mostrare per la prima volta questo lavoro in modo così completo fornisce esattamente il perché della "necessità della fotografia".
Una necessità presente ed attuale, come testimonia Guy Tillim, che dal Malawi nel villaggio di Petros, una delle aree a maggior rischio di carestia, ha portato immagini di un’ospitalità generosa e di una vitalità esuberante. Questo lavoro è parte di un progetto con la Comunità di Sant’Egidio che prevede anche la produzione del reportage di Graciela Iturbide in Mozambico su un gruppo di donne che, grazie al progetto DREAMS, sono riuscite a bloccare la loro malattia, l’AIDS. Donne che continuano la loro vita, lottando per il futuro e per i loro figli.
Dall’Africa più profonda emerge anche Roger Ballen e il suo linguaggio border line con cui riesce a creare un mondo sognante e allucinante, in parte costruito e in parte reale, legato alle sue esplorazioni di geologo nelle zone sperdute del Sudafrica.
Un Festival ricco di altre visioni e altri mondi: Lituania, Finlandia, Nuova Zelanda e Cambogia. La retrospettiva dedicata ai tre più famosi fotografi lituani, Aleksandras Macijauskas, Antanas Sutkus e Romualdas Požerskis, fa emergere una costante attenzione agli uomini e al loro mondo interiore, anche nei momenti che fanno la storia lituana del ’900. Mentre l’identità finlandese si fa strada in una mostra collettiva di quattro artisti nati dopo la Seconda Guerra Mondiale (Jorma Puranen, Juha Suonpää, Raakel Kuukka e Anni Leppälä, quest’ultima classe 1981): urbanizzazione, emancipazione femminile, forte attaccamento alla tradizione e alla natura.
"Il XX secolo in Nuova Zelanda: Wonder-Land" è frutto di ricerche contemporanee, spesso introspettive e simboliche, reportage paesaggistici, testimonianze dei nuovi cambiamenti della società e dei meccanismi di integrazione tra le varie etnie. All’altro estremo invece, la Cambogia, un secolo di immagini in cui la memoria di una terra bellissima, di un passato mitico è prima offuscata dal colonialismo e poi distrutta dall’orrore di Pol Pot.
FotoGrafia è un sistema in continuo movimento: monitorare, intercettare e generare opportunità, mettendo insieme i talenti, offrendogli tempo per maturare, seguendo i loro percorsi di sviluppo. Si muove, cerca, pensa, cresce da un anno all’altro. Per sviluppare e rendere stabile questa attività, l’obiettivo è trasformare FotoGrafia in un centro della fotografia contemporanea: uno spazio permanente in cui realizzare mostre, eventi, laboratori, un archivio, investire e promuovere nei nuovi talenti, offire spazio e visibilità.
La fotografia può essere intesa come un mezzo relazionale, un ambito in cui, alla pura e simbolica fermezza dell’immagine si accompagna una funzione non solo di tramite il reale e la sua riproducibilità, ma anche di intensa testimonianza della creazione; una fotografia che spesso partecipa delle stesse qualità del soggetto ritratto ovvero le esalta, le contraddice, le isola, le moltiplica. È un legame molto evidente nel programma presentato all’Accademia di Francia a Roma - Villa Medici: un omaggio a Charlie Chaplin con pellicole restraurate, gag inedite, super8 privati, e una retrospettiva su Raymond Depardon, premio Pulitzer, in cui vengono presentati sei lungometraggi e due corti in 35mm, film che affrontano i temi del mondo contadino, della psichiatria e della fotografia. Percorsi cronologici e contenutistici distanti trovano così un’ inattesa sede di confronto, con la fotografia individuata come la terra di mezzo in cui gli albori del cinema possono dialogare con i tormentati réportages del secondo novecento, la raffinata astrazione comica con l’ingombrante dolore della Storia.
E alle avanguardie del novecento ci rimanda Bisogno di immagini, la mostra che propone il lavoro di tre artisti, Franco Cannella, Luigi Di Sarro, Sergio Pucci, che durante il loro percorso di ricerca attraverso tecniche e media diversi, dalla pittura alla scultura tradizionali, fino a matrici più concettuali, si sono confrontati con la fotografia come una sorta di bisogno di senso, un "bisogno di immagini", nel momento stesso in cui i linguaggi verificano il nodo della loro chiusura, della loro sostanziale intransitività.
Del tutto opposto è l’immaginario al quale ci conducono i fotografi cinesi Wang Gongxin, Lin Tianmiao, Han Lei e Chang Hsing-yu nella mostra Transizione, dal passato al futuro, per la prima volta in Italia. Sono immagini originali e visionarie, in cui il mito della tradizione esplode nella parcellizzazione tecnologica, nel delirio interpretativo che preordina un futuro in continua accelerazione, fuori controllo; è un’umanità parallela, ma non per questo dissimile dalla nostra, che porta alle estreme conseguenze i frutti della voracità capitalistica e preme per l’espansione, memore appena della saggezza trascorsa.
(Dal comunicato stampa)
CultFrame 03/2006
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