
World Press Photo - fotografia e giornalismo le immagini premiate nel 2004 Come sempre da quasi cinquant’anni a questa parte viene presentata al pubblico la selezione delle foto di reportage che hanno partecipato al World Press Photo. Vincitore del premio è Jean-Marc Bouju (Francia), fotografo dell’Associated Press. Nella foto a colori, è ritratto un uomo iracheno che conforta suo figlio, all’interno di un centro raccolta per prigionieri di guerra. L’immagine è stata scattata a Najaf, Iraq, il 31 marzo 2003.
E’ un po’ difficile presentare una manifestazione di cui ci troviamo a parlare tutti gli anni; certo cambiano gli autori e i vincitori ma i meccanismi sono sempre gli stessi.
Cosa aggiungere, oggi, che non sia stato già detto ieri? Presentare i vincitori ad uno ad uno? Parlare delle immagini? Perché no. In tutta sincerità questa volta vorremmo riflettere non tanto sulla manifestazione in sé ma su ciò che rappresenta.
Le opere in mostra sono considerate le più belle immagini del 2003; per ogni settore abbiamo di fronte il meglio, cioè quanto di maggiormente rappresentativo è stato riprodotto su giornali, magazine e quant’altro. Insomma, abbiamo a che fare con una sorta di bignami fotografico del 2003, che tocca qua e là tutti gli eventi importanti che hanno segnato la cronaca.
In tutto questo ci colpisce proprio la foto prima assoluta del concorso: l’immagine di un prigioniero iracheno con suo figlio. E’ toccante, infonde tristezza, rabbia e fa quello che ogni "bella" immagine deve fare: colpire nei sentimenti.
Guardando quella foto vengono in mente le parole di Ciampi, che giorni fa hanno creato una fragile breccia, subito richiusa, nel mondo della comunicazione. Il Presidente della Repubblica chiedeva di dare maggiore spazio alla speranza e di farlo aiutando la gente con stimoli positivi, con un’informazione meno scandalistica e perversa e bilanciando le notizie "belle" e "brutte". Sappiamo tutti, però, che questo non è possibile, poiché nella cultura occidentale c’è una sorta di perniciosa attrazione per la violenza e i risultati che produce.
In questo contesto, bisogna affermare come l’immagine che ha vinto il WPP, non sia la classica foto che "fa notizia". E’ un punto di vista diverso, fuori dagli schemi che pone l’accento su una realtà non considerata, classificabile come "effetto collaterale" di un conflitto. Certo, non aiuta a sperare, o a trovare valori positivi, come d’altronde non lo faceva la foto vincitrice dello scorso anno che ci "offriva" le spoglie di un piccolo profugo afgano morto. Sinceramente, comunque, non crediamo che quest’eccesso di sensibilizzazione dia risultati, anzi, la paura è che possa produrre l’effetto contrario: far perdere speranza.
Detto questo, prendiamo ogni aspetto positivo di questa manifestazione, apprezzandone la capacità di far riflettere e a volte anche sorridere e forniamo un po’ di dati per gli amanti delle statistiche.
La giuria del 47° concorso World Press Photo 2004 ha dovuto selezionare 63.093 immagini, inviate da 4.176 fotografi di 124 paesi. Il 2004 ha registrato il record di iscrizioni al concorso. Un altro record registrato è quello relativo al digitale. L’80% delle fotografie inviate ad Amsterdam, erano in digitale (nel 2003 la percentuale era stata del 69%). La giuria ha premiato 62 fotografi, per 10 categorie diverse, provenienti da 23 nazioni: Australia, Belgio, Canada, Cina, Cuba, Colombia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Indonesia, Iran, Irlanda, Italia, Giappone, Olanda, Territori Palestinesi, Russia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti.
Maurizio Chelucci
©CultFrame 05/2004
WORLD PRESS PHOTO OF THE YEAR 2003
Jean-Marc Bouju (France), Iraqi man comforts his son at a regroupment center for POWs, Najaf, Iraq, 31 March
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Kai Wiedenhöfer (Germany), The Wall, Israeli Occupied Territories
Dario Mitidieri (Italy), The Mass Graves of Iraq
PEOPLE IN THE NEWS SINGLES Jean-Marc Bouju (France), Iraqi man comforts his son at a regroupment center for POWs, Najaf, Iraq, 31 March
Carolyn Cole (USA), Iraqi family grieves their dead relatives, Baghdad
Carolyn Cole (USA), Mass grave, Liberia
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Jan Grarup (Denmark), Bam Earthquake, Iran
Erik Refner (Denmark), Bunia, Democratic Republic of Congo
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CONTEMPORARY ISSUES SINGLES Stephanie Sinclair (USA), Self-immolation by women in Afghanistan
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