Made in Africa Fotografia 2004
Seconda edizione italiana della Biennale di Fotografia Africana

Oggi, quando tutti gli occhi del mondo sono rivolti alle vicende disastrose del Medio Oriente e mentre ci si interroga sul rapporto tra Occidente e Islam, sarebbe opportuno, o meglio doveroso, non tralasciare le altre culture che abitano il pianeta; una tra queste: quella africana.
L’universo Africa è un enorme mosaico formato da un’infinità di tasselli e da realtà politiche e sociali disparate. Sono, dunque, meritevoli tutte le iniziative intraprese al fine di ampliare la conoscenza delle vicende drammatiche di questo continente, come la puntata de L’Infedele del 10 aprile condotta da Gad Lerner, interamente dedicata al genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994, tragedia rimasta a lungo nel silenzio. Ma il distratto occhio occidentale viene nutrito solo da stereotipi relativi al continente, immagini di miseria, siccità e carestia. Non sorprende, in tal senso, lo stupore con il quale sono state accolte a Roma (nel 2001) le opere realizzate dai maliani Seydou Keita e Malick Sidibé, che con il loro bianco e nero hanno svelato un’altra Africa, vitale, gioiosa, effervescente.

Per poter ascoltare la vita pulsante dell’Africa, per conoscere la sua vera anima, ci viene fortunatamente in soccorso l’arte. Sono in corso a Roma e a Milano mostre fotografiche che danno voce ad autori che da questo affascinante e variegato continente provengono. Concluso da poco nella capitale l’appuntamento dedicato al nigeriano Samuel Fosso, sono numerosi attualmente gli spazi allestiti nell’ambito del Festival internazionale di Roma per accogliere lavori di fotografi sudafricani come Zwelethu Mthethwa, Pieter Hugo, Guy Tillim e Doris Bloom.

A Milano, invece, è stata inaugurata la mostra Made in Africa 2004, seconda edizione italiana, curata da Michela Manservisi, della Biennale di Fotografia Africana. Undici fotografi, attraverso tecniche e linguaggi differenti, dal reportage all'installazione, dal colore al bianco e nero, indagano la sfera privata e la dimensione pubblica degli individui. Le centoventisette opere esposte sono incentrate sul tema de "La cerimonia" in ogni sua forma, spirituale e terrena.
La sezione Zimbabwe ospita la collettiva dal titolo Thatha Camera. Si tratta di un documento che immortala un'epoca raccontata attraverso lo sguardo della prima generazione di fotografi neri sugli abitanti delle township dello Zimbabwe, che dal 1897 sono coinvolti nella dura battaglia per un’indipendenza politica, economica e culturale. L’obiettivo del fotografo egiziano Nabil Boutros, invece, ha seguito i copti del Nilo, i cristiani d’Egitto, raccolti in preghiera, durante le cerimonie e nei luoghi di culto. Il suo è un interesse per la memoria e le tradizioni popolari intessute di spiritualità e ancor oggi preservate.
La sezione Internazionale infine offre una panoramica sulle tendenze emergenti dal Marocco al Sudafrica, dal Gabon all'Algeria.
Le immagini realizzate dal Emeka Okereke, sono un tentativo intrapreso dal giovanissimo fotografo nigeriano di rappresentare il corpo e il desiderio sessuale (un tema non del tutto libero da tabù, anche se donne e uomini africani sono stati ritratti da fotografi anonimi già nella seconda metà del diciannovesimo secolo). In Rituals (2001) Okereke, con l’uso sapiente della luce, conferisce ai corpi un movimento carico di sensualità, rafforzata dagli sguardi e dai contorni ammorbiditi dei volti. Myriam Mihindou del Gabon, scultrice, stringe un cordone intorno alle dita delle mani e dei piedi. La sua performance raggiunge l’apice al momento dello scatto, quando le vene si gonfiano. Le mani ricoperte di polvere bianca, delicate e sofferenti nella morsa del laccio, sono appoggiate su uno sfondo rosso e riprese da Mihindou come per alludere alla creatività compromessa da costrizioni politiche, culturali o sociali.
Diversa è la storia vissuta da Patrice Félix Tchicaya, nato a Parigi da genitori corso/congolesi. Nella sua fotografia di moda, densa di ironia, Tchicaya utilizza spesso coppie miste. Come molti artisti africani vissuti lontano dal proprio paese, Tchicaya cerca attraverso gli scatti le sue radici. Un legame con la propria cultura alimentata dal padre, lo scrittore e poeta congolese Gerald Felix Tchicaya U Tam’si, le cui opere scritte a Parigi esprimono una lacerante nostalgia verso il suo paese natale.
Modernità e tradizione, metropoli e natura trovano convivenza nelle immagini dell’egiziana Maha Maamoun. Paesaggi urbani, automobili, asfalti, facciate sono imprigionate all’interno di inquadrature dal taglio panoramico e fanno da sfondo alle "macchie" colorate dei tessuti floreali delle donne. E poi troviamo il Marocco di Benadbesslam raccontato attraverso i rituali quotidiani, come la tradizionale preparazione del tè, la festa della trance o le antiche pratiche guaritrici.
E infine, è possibile accostarsi all’Algeria con due fotografe: Samta Benyahia e Sophie Elbaz. Con la sua installazione fotografica, Benyahia, artista già presenta alla Biennale di Venezia 2003, affronta un viaggio nell'immaginario femminile prendendo spunto da un manuale scolastico che, in epoca coloniale, educava le bambine alle esclusive pratiche domestiche. La franco-algerina Elbaz, per dieci anni foto-giornalista in Africa per l'agenzia Reuters, scompone i colori delle immagini scattate in Mali lungo il grande fiume Niger.

La mostra, un progetto artistico realizzato dall’Associazione Culturale Afritudine, rimane aperta fino al 24 aprile, ma meriterebbe una maggiore visibilità, esponendola in altre città italiane.

Orith Youdovich

©CultFrame 04/2004



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Galleria


Emeka Okereke
(Nigeria)
Rituals



Myriam Mihindou
(Gabon)
Reliquie d’un corps domestique/Pied lié



Patrice Felix Tchicaya
(Congo/France)
Blow Out



Sophie Elbaz
(Algeria)
Le Chef



Zwelethu Mthethwa
(Sudafrica)
Sacred homes





Relazioni
Michael Stevenson. Staged Realities: The studio in African photography 1870 - 2004

Associazione culturale Afritudine

Arteutopia

Edizioni Gabriele Mazzotta





Informazioni
CittàMilano
Quando17/03/2004-25/04/2004
DoveMusei di Porta Romana/Galleria Arteutopia
Indirizzov.le Sabotino, 22
Telefono(39)0289055278
OrarioTutti i giorni
10-19.30
giovedì 10-22
(ch. lun.)
Bigliettointero 4,50 euro
ridotto 3,00 euro
CatalogoEdizioni Gabriele Mazzotta
 
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