
World Press Photo - Fotografia e giornalismo - Le immagini premiate nel 2002 FotoGrafia - I° Festival internazionale di Roma Inaugurata quasi in contemporanea a Milano l’8 maggio, presso la galleria Sozzani, ed a Roma il 9 maggio, al Museo di Roma in Trastevere, prende il via World Press Photo 2002. Una selezione delle migliori immagini di fotogiornalismo del 2001, scelte come ogni anno, da 45 anni a questa parte, da una commissione di nove esperti.
Ed è, per noi italiani, una sorta di piccolo trionfo. Sono infatti cinque i nostri fotografi premiati: Paolo Pellegrin), Francesco Zizola, Shoba, Pietro Di Giambattista e Marco Di Lauro. Un numero alto rispetto alle passate edizioni che fa ben sperare per le sorti della fotografia italiana; una fotografia che in questo momento pare vivere un periodo favorevole e di ripresa a tutti i livelli (non è un caso se la capitale, a giorni, darà vita al suo primo festival internazionale di fotografia).
La mostra del World Press Photo viaggerà per 35 paesi, ed è un’iniziativa importante perché effettua con poche immagini la sintesi degli eventi che maggiormente hanno caratterizzato l’anno appena passato. Ma non solo: rappresenta anche la nostra percezione del mondo.
Strutturata in 18 sezioni tematiche permette di scorrere in breve tempo il nostro passato più recente. La tragedia dell’11 settembre alle Twin Towers, la guerra al terrorismo in Afghanistan, le contestazioni dei no-global, le migliori immagini di reportage sportivo, natura, arte, scienza. Una specie di agenda che segna non solo i grandi drammi ma anche altre realtà, che nel loro piccolo rappresentano un messaggio positivo, vivo e pulsante, ricco di umanità e speranza. Parliamo delle ballerine riprese da Narelle Autio (prima nella sezione arte foto singole), delle immagini sul recupero delle tradizioni musicali dei pigmei di Harald Schmitt (terzo nella sezione arte reportage), e tante altre. Importanti perché la vera percezione della nostra vita è troppo spesso scandita da immagini d’effetto, nelle quali violenza e drammi si spartiscono la maggior parte del quotidiano. A farne le spese non è solo la nostra fiducia nel futuro, ma l’opera e la fatica di migliaia di persone che vivono nell’ombra impegnate nella creazione di un mondo migliore.
Da sempre è diffusa la pratica di vendere l’orrore per esorcizzarlo, informare sui drammi per sensibilizzare, ma il rischio maggiore che si corre è quello di demotivare e stancare, fino a renderne vana e controproducente la sua stessa cronaca.
Così ci troviamo di fronte ad una mostra che riporta per lo più immagini di macerie, drammi singoli e collettivi, storie di dittature e carestie fino a raggiungere il suo apice nella foto che ha vinto il primo premio: "foto dell’anno 2001". Un’opera sicuramente bellissima, forte, calibrata che lascia capire, ma che non è immediata. Si tratta di un bambino. Non può dormire: troppe mani lo circondano. E’ in realtà il corpo di un profugo afgano, durante la preparazione per la sepoltura.
E’ questa la foto più significativa delle 49.235 che 4.171 fotografi di 123 paesi hanno inviato? Nessuno di noi deve nascondersi, evitare il confronto con la realtà. Ma fino a che punto siamo schiavi dei nostri stessi drammi?
Informare è un nostro dovere; ci sono colleghi che quotidianamente rischiano la loro vita per contribuire a far crescere un sentimento di giustizia e solidarietà. Non è il loro lavoro in discussione, di cui abbiamo il massimo rispetto, ma l’utilizzo che ne viene fatto.
Maurizio Chelucci
©CultFrame 05/2002
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