Luigi Erba
Camera chiara, camera oscura

A Milano, negli eleganti spazi espositivi della galleria Fotografia Italiana arte contemporanea, è visibile la mostra fotografica di Luigi Erba (Lecco, 1949), autore, critico, artista sensibile e raffinato, apprezzato esponente di un segmento della fotografia d’autore noto come Concettualismo lirico. Un allestimento curato da Fabio Castelli, strutturato in sezioni che rappresentano altrettanti momenti di ricerca di un percorso d'arte e di cultura avviato dall’autore negli anni Ottanta, dopo una prima esperienza maturata nel corso del decennio precedente. Un itinerario di studio stimolante del quale questa mostra, ben organizzata e impaginata, ne raccoglie quattro segmenti, collegati tra loro da un linguaggio che da anni connota la fotografia dell’artista lombardo: "Panorama per insetti"; "Costruzione di un paesaggio"; "Un luogo sull’altro"; "Paesaggio dissolto". Una mostra che è un momento di riflessione su un progetto di ricerca e, contemporaneamente, un mezzo per fare il punto su uno straordinario percorso di studio. E’ come se ad un certo punto di un lungo viaggio si decidesse di fare una sosta, porsi delle domande, riflettere, prima di proseguire, magari solo per rivedere e confermare i termini del programma.

Luigi Erba, conoscitore dell’arte contemporanea, è uno studioso rigoroso che ha prodotto ricerche fotografiche di alto profilo linguistico caratterizzate da un raffinato ritmo narrativo con cui ha definito uno stile, una linea espressiva, un modo di fare cultura e sperimentazione. Le sue immagini, infatti, non vanno giudicate solo dal punto di vista estetico, peraltro curate in ogni dettaglio, perché sarebbe riduttivo e superficiale, ma valutate tenendo conto dell’intero percorso creativo elaborato. Sono da leggere a fondo, tra le atmosfere che irradiano, lungo gli equilibri dei segni e all’interno degli spazi in cui vibrano, silenziosi e solenni, i toni chiaroscurali. L’autore lariano si muove iconicamente al limite del contesto fotografico, lambisce e talvolta va oltre i confini, invadendo altre espressività artistiche, rendendo così più personale la ricerca fotografica, più ampia la sua articolazione linguistica e concettuale. Egli arricchisce i suoi lavori, nella forma e nei contenuti, delle sue conoscenze sull’arte contemporanea. Non solo. L’autore è da sempre attento ai materiali dei quali studia ogni potenzialità espressiva. Erba si muove nel contesto di un progetto di analisi con al centro la fotografia, ma naturalmente, d’istinto quasi, per soddisfare una necessità intima, amplia ed articola il ventaglio d’indagine con studiate contaminazioni linguistiche, sempre equilibrate e coerenti, dando alle ricerche configurazioni specifiche, identità esclusive, tipiche di chi si esprime in libertà, senza limiti, confini o condizionamenti.
La ricerca di Luigi Erba appare – scrive, sul catalogo, Roberto Mutti – "un’esperienza linguisticamente estrema perché consente di avvicinare luoghi lontani, di considerare ogni paesaggio un paesaggio interiore, di osservare luoghi che sembrano nascere dalla fantasia, di creare legami e analogie con altre forme artistiche, infine di mettere in luce potenzialità narrative che si potrebbero iscrivere in una poetica di stampo surrealista. Il continuo sperimentare le più diverse tecniche passando con immutata coerenza dall’analogico al digitale, dal naturale all’artificiale o, come si dice nel titolo, dalla camera chiara alla camera oscura, autorizza ad affermare che nel lavoro del fotografo esiste una circolarità dialettica priva di un vero e proprio momento conclusivo perché tutto tende a ritornare su se stesso in una sorta di eterno ritorno capace di produrre nuove e inedite emozioni". In ogni momento Luigi Erba rilegge i frammenti iconici prodotti e li confronta con il presente e con le nuove potenzialità espressive, nell’intento di coniugare, in un quadro progettuale dinamico e sempre “aperto”, in termini estetici e di sperimentazione, alla ricerca di inedite dimensioni espressive, entità linguistiche nuove, emozioni sconosciute.

Quattro momenti significativi del percorso artistico di Luigi Erba, quindi, nei quali sono riassunti i principi fondamentali che ispirano e guidano la sua ricerca. L’amore per i paesaggi e le atmosfere per lo più del mondo alpino, le conoscenze delle tecniche di stampa e della storia dell’arte, l’interesse per i materiali, la sensibilità per lo studio, ed infine l’esigenza intima ed intimistica di esprimere e far conoscere il proprio mondo interiore. Variabili che in Erba, pur essendo per carattere schivo, poco disponibile ad apparire, misurato nei comportamenti e nell’argomentare, sono forti, profonde, autentiche, e rappresentano un modo di essere, di vivere, di caratterizzarsi. Camera chiara, camera oscura, come momenti di studio e di sperimentazione accurati, dunque, aspetti diversi e interdipendenti che sintetizzano di come oggi sia possibile fare un uso ragionato e finalizzato della camera oscura, con riferimento alla fotografia digitale e a quella analogica.
Stimolante la serie "Panorama per insetti". Affascina il percorso di un processo di costruzione che coniuga magnificamente diversi micro-contesti d’indagine. L’autore produce una matrice in camera oscura, sovrapponendo per contatto carta, insetti, fiori secchi, su uno sfondo ottenuto come proiezione di fotogrammi di pellicola tradizionale. Colpisce la gestione del segno in "Costruzione di un paesaggio", un segno autonomo, lirico, appena delineato, stilizzato nella struttura portante, veicolo di un messaggio che vibra poesia e sensibilità. Erba assembla diversi negativi con esposizioni multiple su di uno stesso foglio oppure riduce il tempo di stampa dei fotogrammi. In entrambi i casi tratta di un’opera unica che, acquisita in digitale, diviene matrice per ulteriori elaborazioni. Coinvolgente la dinamica da cui nasce "Un luogo sull’altro". La sperimentazione si fa accattivante e costruisce una texture iconica pregevole che dà spazio alla fantasia di chi osserva i luoghi sovrapposti. Un lavoro che va avanti da anni, realizzato in sede di ripresa con la macchina fotografica, sovrapponendo sulla pellicola immagini di luoghi diversi anche a distanza di tempo. D’impatto e studiata la contaminazione con la pittura nel "Paesaggio dissolto" dove, pur nel solco di un linguaggio definito, l’autore diluisce con grande equilibrio le riflessioni e le interseca tra loro in un tessitura di prezioso profilo estetico. Sintetizza un uso studiato della camera oscura e della camera chiara subito dopo aver annullato il "paesaggio analogico" con sfocature o distorsioni in sede di stampa.

Fausto Raschiatore

©CultFrame 02/2008
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Fotografia Italiana, Milano





Informazioni
CittàMilano
Quando20/01/2008-08/03/2008
DoveFotografia Italiana arte contemporanea
IndirizzoCorso Venezia 22
Orario15-19. sab. su app.
dom. e lun. ch.
BigliettoIngresso libero
Catalogoa cura di Fabio Castelli
EdizioneFotografia Italiana/Milano/2008
TestiElisabetta Longari e Roberto Mutti
 
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