
Oded Balilty - Along the lines Lucca Digital Photo Fest Lucca. Spesso usa il colore per le sue fotografie, Oded Balilty (Gerusalemme 1979). Per Along the lines, invece, ha scelto esclusivamente il bianco e nero. Parlare del muro non è facile per nessuno, tanto più per un fotografo israeliano. "Ho sempre sentito, infatti, che l’essenza stessa del muro è in bianco e nero, una realtà rigida, un taglio nel paesaggio." - scrive nella presentazione dell’omonimo volume fotografico - "Ma sprazzi di grigio rimangono. Ogni venerdì nel villaggio di Bil’In, israeliani e palestinesi uniscono le forze per protestare contro la costruzione del muro che avanza, difendendo disperatamente la speranza di convivere, di un futuro più sereno, di riuscire a vivere nuovamente a colori.".
Balilty usa un linguaggio cinematografico. C’è il movimento nei suoi scatti. Si sdraia a terra, si arrampica, si butta nella mischia nella tradizione del vero fotoreporter (non per niente, a dispetto della giovane età, dal 2002 lavora a Gerusalemme per l’Associated Press). Entrare nel vivo della questione è un modo, forse, per cercare risposte ai propri conflitti interiori. Risposte certe, però, non ce ne sono. Da una parte Israele, dall’altra la Palestina. Un muro di cemento lacera il suolo, l’anima. Lì dove la convivenza – non sempre facile – era l’ingrediente della quotidianità.
Dopo il Musée d’Ethnographie Nauchatel in Svizzera, Along the lines è presentata in anteprima nazionale nell’ambito della terza edizione del Lucca Digital Photo Fest. Tra l’altro, sempre nel corso del 2007, Balilty è stato vincitore del premio Pulitzer (sezione "breaking news Photography") e del primo premio nella categoria "People in the News" al World Press Photo Contest. Nel grande ambiente dell’Ex Manifattura Tabacchi il racconto si snoda attraverso ventisette immagini, accompagnate dalla puntuale didascalia che, come frasi di un diario più intimo, coinvolgono ancora di più lo spettatore nella storia.
Giorno dopo giorno, dalla fatidica data del 2002 in cui iniziava la costruzione del muro di cemento armato, che avrebbe tagliato in due il West Bank, il fotografo è tornato a guardare - anche attraverso il suo terzo occhio - il serpentone che raggiungeva i 749 chilometri e gli otto metri d’altezza. Con i suoi scatti intende fermare "le privazioni e le difficoltà che ha causato ai Palestinesi ed il simbolo che, a mano a mano, è diventato nella loro instancabile lotta per l’indipendenza. Con lo stesso obbiettivo ho osservato la sofferenza di Israele - gli attentati suicidi dei Palestinesi - che hanno indotto il governo ad aumentare le barriere.".
Nelle foto di Balilty anche asini, ombre, check point, carcasse di automobili, armi da fuoco, ulivi, poster di leader politici. Qualche scritta si introduce nell’inquadratura. Inni d’amore, inni di odio. "Love Palestine" è scritto con la bomboletta su un tratto del muro a Abus-Dis (luglio 2005). "I’m against the wall", invece, è stampato sulla t-shirt di un militante trascinato via dai militari israeliani. Non è facile vivere né al di qua, né al di là del muro. La disperazione di una donna è descritta in quelle mani che escono dal nero. Il nero del fondo, il nero dell’hijab. Le mani di lei nascondono il volto, mentre un’altra mano femminile - consolatoria - è posata sul suo capo. Il dolore non ha identità. La didascalia ci riconduce all’oggettività del racconto. La donna, rappresentante della famiglia Zabouah, si dispera per la demolizione della propria casa, nel villaggio di Anata (dintorni di Gerusalemme), giugno 2004. La vita continua, tra panni stesi e ragazzini che giocano a pallone. Lì, all’ombra del muro.
Manuela De Leonardis
©CultFrame 12/2007
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 Oded Balilty  Oded Balilty
 Lucca Digital Photo Fest Associated Press
| Informazioni | | Città | Lucca | | Quando | 24/11/2007-16/12/2007 | | Dove | Ex Manifattura Tabacchi | | Telefono | (39)05835899215 | | Orario | lun.-ven. 15.30-19.30 sab. e dom. 10.30-19.30 | | Biglietto | € 2,50 | | Catalogo | Associated Press, Marzel A.S. Jerusalem 2007 | | Prezzo | € 40,00 (in mostra) |
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