
Mimmo Jodice. Perdersi a guardare. Trenta anni di fotografia in Italia Il Centro Internazionale di Fotografia (Milano), ospita una raccolta più unica che rara di scatti che ripercorrono 30 anni di carriera di uno dei più grandi fotografi viventi, il napoletano Mimmo Jodice.
Centosessanta immagini di grande formato, in bianco e nero, ripercorrono l’Italia che Jodice ha guardato e (ri)scoperto, indagando nelle pieghe delle prospettive, dei colori e delle forme che i soggetti gli hanno di volta in volta ispirato. I resti archeologici di Baia; il mare denso ed immobile scrutato da una sedia di plastica vuota, posta appena sopra la battigia. Un monumentale albero estratto da un giardino e reso protagonista imprevisto; il vulcano Vesuvio impresso da un ritratto in movimento, impastato di toni grigio velluto screziati dall’ombra del gigante e dei suoi sbuffi di fumo. Ed ancora paesi fantasma, arrampicati sulle colline italiane; interni di fabbriche abbandonate con tutti i resti del loro chimerico passato produttivo sparsi sul pavimento; misteriose marine, impreziosite da archi naturali e sinuose coste frastagliate; le isole Eolie con Stromboli: il mare e gli scogli avviluppati da una nebbia a pel d’acqua che dona un’aura di mistero al luogo già di per sé incantato.
Il viaggio che Jodice propone è senza tempo e senza dove: le immagini non recano i nomi dei luoghi che strappano emozioni così piene. La fila dei visitatori si spiega proprio con l’impossibilità di staccarsi dalle vedute se non dopo una lunga e piena visione, che permetta di scoprire l’arte unica che Jodice ha avuto in dono: enfatizzare tanto i pieni ed i vuoti che l’oggetto ritratto diventa una scherzosa risultante tra i due, quasi un volume chimerico che è definito a partire dalle linee di luce e di ombra che l’obiettivo scorge.
Jodice ha selezionato immagini inedite e le ha accostate a grandi e notissimi scatti realizzati in oltre 50 anni di carriera. Dice: "Vorrei citare Fernando Pessoa: ma cosa stavo pensando prima di perdermi a guardare? Questa frase sembra scritta per me e descrive bene il mio atteggiamento ricorrente: perdermi a guardare, immaginare, inseguire visioni fuori dalla realtà". Infatti il viaggio che il fotografo propone è quanto meno singolare: accanto a paesaggi arcinoti (o a scatti molto celebrati del maestro), si scorgono vedute inedite di una grande città (come Milano, o la stessa Napoli), recensiti in scorci assai inusuali che la cognizione del luogo arriva più tardi, sommessa e imprevista. Insomma una mostra che lascia per giorni una traccia profonda, un senso prepotente di conoscenza stimolata e appagata insieme.
Al vernissage della mostra da Forma - avvenuto in singolare concomitanza con un'altra esibizione alla Triennale, stavolta di architettura ed istituzionale: promossa fra gli altri dalla Regione Campania, dedicata alla nuova (e faraonica) metropolitana regionale di Napoli – si sono visti molti politici napoletani (tra cui il governatore Bassolino). Fa specie vedere un artista così importante come Jodice, che ha avuto l’onore di essere ospitato nei migliori musei internazionali, non aver ancora ricevuto un invito a tenere una importante retrospettiva, come sembra essere quella milanese, nella sua viziata, avara e caotica città natale.
Diana Marrone
©CultFrame 09/2007
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