How We Are
Photographing Britain

Photographing Britain, in mostra alla Tate Britain, propone al visitatore non solo un solido excursus sulla storia della fotografia nel Regno Unito degli ultimi 150 anni, ma anche un’interessante indagine di sociologia visuale.
Cinquecento fotografie per un progetto ambizioso, necessariamente parziale e selettivo, ma anche capace di ricomporre, attraverso un approccio postmoderno e postcoloniale, il ritratto di una nazione in bilico tra passato e presente. L’ordinarietà e la straordinarietà del quotidiano, le eccentricità ed i contrasti di un popolo vengono raccontate attraverso un’ampia scelta di dagherrotipi, foto digitali, ritratti, copertine di moda e prove di fotogiornalismo. Attraverso l’evolversi delle tecniche e l’intersecarsi dei piani narrativi, la Gran Bretagna emerge come luogo affascinante e contraddittorio, permeato da crisi, ossessioni e speranze.
Tra i grandi nomi in mostra, non solo artisti britannici, ma anche celebri outsiders, come Otto Pfenninger, Bill Brandt, Wolfgang Suschitzky e Horace Ove, a dimostrare che, se non ci fosse una prospettiva diversa, la possibilità di uno sguardo "altro", certi particolari passerebbero inosservati.

Il leit-motiv della fotografia britannica è certamente una visione nostalgica del passato, la malinconia per un’epoca d’oro ormai tramontata, per qualcosa che, irrimediabilmente, si è perso o si sta per perdere. Dagli idilli rurali ed i costumi tradizionali dell’epoca vittoriana, alla sopravvivenza di antiche usanze in un mondo globalizzato: ecco le donne gallesi di John Thomas o i danzatori di Morris dance, ritratti da Martin Parr di fronte alla vetrina di un MacDonald’s. Una coesistenza di antico e moderno messa in luce anche da quotidiani anacronismi ed artifici, che, spesso, sono voluti, cercati, accentuati.
Se in epoca vittoriana Thomas Barnes sottolinea nei poveri stracci degli orfanelli tolti alla strada, l’indigenza che precede la redenzione, ed il celebre ingegnere Isambard Brunel posa per Robert Howlett con cappello a cilindro e sigaro tra le labbra, davanti ad un sipario di gigantesche catene di ferro, nel 1936 l’uomo d’affari fotografato da Suschitzky all’uscita di Foyles, con la bombetta e lo sguardo assorbito dal libro appena acquistato, tradisce, nelle linee e nelle ombre ben orchestrate, un’accuratezza di intenti che travalica la contingenza del reportage fotografico.

Talvolta il racconto segue percorsi accidentati.
Alla perversa offesa della Guerra, la cupola di St. Paul’s, incorniciata dalle rovine fumanti di un negozio vittoriano, diviene per Cecil Beaton espressione di fiera resistenza, non solo da parte di un monumento, ma di un’intera nazione. Eppure, la britannicità in mostra alla Tate non si fonda sulla retorica, l’enfasi e l’orgoglio nazionale, ma sulla pluralità e le conquiste proprie di una società democratica.
Al posto di generali, massaie e cacciatori di volpi, ecco i soldati mutilati di Percy Hennell, le foto segnaletiche delle suffragette, le povere famiglie di operai assiepate in vicoli angusti, la coppia di neri caraibici ritratta da Horace Ove, i Beatles e i Rolling Stones, i punks e gli attivisti dell’epoca Tatcher, le visioni enigmatiche dell’ultimo decennio, il progressivo senso di dislocazione, e, soprattutto, quell’idillio rurale spezzato per sempre.

Claudia Colia

©CultFrame 08/2007


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Galleria


Cecil Beaton
The Western Campanili of St Paul's Cathedral seen through a Victorian Shop Front 1940 -1
©Courtesy of the Cecil Beaton Studio Archive at Sotheby's
Gelatin silver print



Wolfgang Suschitzky
Charing Cross Road: Man reading c.1936–7
©The artist
Modern gelatin silver print from original negative





Relazioni
Tate Britain, Londra





Informazioni
CittàLondra
Quando22/05/2007-02/09/2007
DoveTate Britain
IndirizzoMillbank
Telefono(44)20.78878888
OrarioTutti i giorni 10-17.50
BigliettoIngresso libero
 
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