Fabrizio Cicconi e Kai-Uwe Schulte-Bunert – 2 Gorizia/Nova Gorica e Görlitz/Zgorzelec
Reggio Emilia 2007 – Fotografia Europea

La seconda edizione della rassegna internazionale Fotografia Europea, inaugurata a Reggio Emilia lo scorso 27 aprile e curata da Elio Grazioli, verte sul tema Le città/L’Europa. Con le loro immagini i fotografi invitati hanno mostrato quanto Berlino, Helsinki, Nicosia, Parigi, ecc. siano città diverse per sensibilità, cultura e storia e quanto, quindi, l’Unione Europea stessa sia complessa ed eterogenea, segnata da tentativi di integrazione, ma anche da zone di tensione e di conflitti, a volte dimenticati. In questo senso casi particolarmente significativi sono quelli vissuti dalle città di Gorizia e di Görlitz che, in seguito ad accordi internazionali presi dopo la seconda guerra mondiale, furono entrambe divise in due parti: Gorizia, tramite un muro, venne spartita a metà tra Italia e Jugoslavia (la parte slava diventò Nova Gorica), mentre Görlitz venne divisa, sfruttando la separazione naturale creata dal fiume Neiße, a metà tra Germania (allora Repubblica Democratica Tedesca) e Polonia (la parte polacca diventò Zgorzelec). Soltanto dal 2004 è stato fatto qualche passo avanti verso la riunificazione ma, com’è facile intuire, storie tanto travagliate hanno segnato profondamente luoghi e persone di queste città. Una delle mostre allestite a Reggio Emilia, dal titolo "2" e a cura di Valerio Dehò, ha l’obiettivo di dare visibilità proprio alle storie parallele di Gorizia/Nova Gorica e Görlitz/Zgorzelec.

L’esposizione è frutto della collaborazione fra due fotografi (amici di vecchia data) che per quasi due anni hanno visitato le due/quattro città, scattando immagini diverse per soggetti ripresi, ma non per sensibilità. Kai-Uwe Schulte-Bunert (Aschersleben, ex RDT, 1969) è andato alla ricerca di luoghi marginali e disabitati, come la parte sottostante di un ponte, l’ingresso di un’officina abbandonata, il retro di un aereo lasciato a se stesso, una panchina vuota in prossimità del muro divisorio fra Gorizia e Nova Gorica, ecc. I luoghi prescelti potrebbero apparire come angoscianti e desolati, se non intervenisse la cura formale di Schulte-Bunert a nobilitarli. Infatti, la composizione studiata delle linee, il formato quadrato (cm 100x100) e quindi molto equilibrato delle immagini, la scelta di colori morbidi, tenui e freddi trasforma quei luoghi dimenticati in scenografie essenziali che attraggono l’attenzione dello spettatore, costringendolo a soffermarsi a osservarle. Inoltre, la collocazione delle fotografie nella sede dell’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario intensifica l’impatto emotivo, perchè le stanze fatiscenti e malandate (in cui bisogna entrare per vedere le foto e che in passato hanno ospitato tragiche storie) amplificano l’impatto emotivo delle immagini.

Fabrizio Cicconi (Reggio Emilia, 1964), invece, più interessato alla ritrattistica, ha scelto di immortalare in riprese frontali e quasi a figura intera diversi abitanti delle città: un ragazzo, una mamma e una figlia, due amiche, una famiglia, un contadino, …tutti sono in piedi e guardano dritto verso l’obiettivo, ma nessuno di loro esprime emozioni evidenti tranne - in qualche raro caso - un sorriso appena accennato. Tutti sono ripresi all’esterno, davanti a paesaggi con cui non interagiscono e con cui non sembrano avere rapporti; tali luoghi, infatti, restano sfocati sullo sfondo, estranei e indifferenti, come fossero fondali dipinti. La sensibilità di Cicconi, pur nella diversità del soggetto ripreso, è molto simile a quella di Schulte-Bunert, come descrive efficacemente Valerio Dehò nella presentazione della mostra: «Entrambi i fotografi sembrano non partecipare a quanto hanno davanti, ma proprio per questo riescono a cogliere dei particolari, quasi dei tic, che rivelano i problemi, i malesseri. Anche la fotografia ha i toni alti e freddi come se la visione invernale fosse l’unica possibile per questi abitanti di città anonime quanto basta per diventare un caso, un’eccezione».

Le storie che si raccolgono dentro queste città sono, purtroppo, una perfetta dimostrazione di quanto il celebre sociologo Zygmunt Bauman abbia ragione quando parla di società liquida, vale a dire di «una condizione nella quale le forme sociali non riescono più (né nessuno se lo aspetta) a conservare a lungo la loro forma, perchè si scompongono e si sciolgono più in fretta del tempo necessario a fargliene assumere una». Basti pensare alla storia raccontata a Cicconi da una signora le cui parole, per la loro emblematicità, sono state riportate a caratteri bianchi sul pavimento della mostra. «Tutta la mia famiglia – spiegò la signora – è nata e vissuta in questa casa. Mia madre è nata qui ed era in Austria. Io sono nata qui ed ero in Italia. I miei figli sono nati qui ed erano in Jugoslavia. I miei nipoti sono nati nella stessa casa e sono in Slovenia».

Elisa Paltrinieri

©CultFrame 05/2007


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Fabrizio Cicconi


Fabrizio Cicconi


Kai-Uwe Schulte-Bunert


Kai-Uwe Schulte-Bunert




Relazioni
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Fotografia europea - Reggio Emilia 2007. Il sito della manifestazione





Informazioni
CittàReggio Emilia
Quando27/04/2007-10/06/2007
DoveEx Ospedale Psichiatrico Giudiziario
IndirizzoVia dei Servi 4
Orariomar.-ven. 18-23
sab./dom. 10-23
BigliettoUnico per le mostre 10€
Ridotto 7€
CuraValerio Dehò
 
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