
Franco Fontana La Via Emilia "Buon viaggio". Con questo augurio, intriso d’ottimismo, Franco Fontana, fotografo di fama internazionale, maestro del colore, della luce, del segno e della creatività, chiude l’incipit del testo con cui presenta il volume che accompagna la mostra "La Via Emilia" (Atlante srl, 2006. Testi di Francesco Guccini e Valerio Massimo Manfredi): un’indagine realizzata lungo i 280 km che da Rimini portano a Piacenza. "Un bel viaggio nel presente con i ricordi del passato! – puntualizza l’autore". Tracce di testimonianze e interpretazioni autentiche raccolte su di una strada antica e monumentale, carica di storia e di storie. L’artista modenese, attraverso una personale e intimistica gestione di tutte le variabili che hanno reso famosa nel mondo la sua poetica fotografica e connotano uno stile narrativo unico, ha ripercorso da autore e da emiliano, "La Via Emilia". E lo ha fatto con lo spirito di chi vuole rendere omaggio alla propria terra per rivedere certi particolari segmenti di questo speciale territorio, per vivere sensazioni nuove e riviverne di vecchie e dimenticate che ormai fanno parte della memoria, collezionate e conservate nell’archivio del proprio vissuto. La via Emilia, costruita dal console romano Marco Emilio Lepido, tra il 189 e 187 a.C., è una strada che ha del mitico, da sempre è "fonte di ispirazione per scrittori, poeti, pittori e fotografi". E non solo emiliani. Fontana l’ha ripercorsa, col metro del suo stile d’artista, in compagnia dei tanti ricordi, per celebrarla, certo, ma soprattutto per riscoprirla in ogni angolo, riviverne gli spazi, le atmosfere, le specificità, riassaporarne le essenze, riascoltarne i rumori, le sequenze dialettali che sfumano, l’una nell’altra e viceversa, con armonia ed equilibrio, chilometro dopo chilometro. Un viaggio sollecitato dal suo profondo legame con questa strada, ma anche, dalla necessità di poterla osservare al filtro del tempo trascorso e con il disincanto che nasce dall’esperienza per denunciarne la malattia e l’invivibilità attuali, almeno in alcuni tratti, tipiche della nostra contemporaneità. "La Via Emilia – racconta Fontana con nostalgia – è rimasta nel mio cuore anche perché è stata la strada dei miei sogni di gioventù, di quando si andava a Riccione o a Gabicce in lambretta per cercare l’avventura, l’amore e con loro la gioia di vivere. E poi c’era il mare! Oggi purtroppo è molto malata ed invivibile, nessuno la cura, ma nella memoria rimarrà sempre La Via Emilia". Una strada antica, straordinaria ed affascinante dal punto di vista storico, geografico e antropologico, che – conclude il maestro - "in alcune zone, conserva ancora il fascino e il colore dei suoi centri abitati, dei suoi paesaggi, dei suoi fiumi, delle sue genti ricche di storia e umanità, di folclore e tradizioni."
©Fausto Raschiatore
CultFrame 04/2007
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