
Steve McCurry Sojourn: Narratives of Asia La sede modenese della galleria ModenArte, attiva da più di un anno, presenta la sua prima mostra fotografica, proponendo la personale "Sojourn: Narratives of Asia" di Steve McCurry. Il fotografo di Philadelphia (facente parte dell’agenzia Magnum Photos e insignito del Lucca Digital Photo Award 2006) ha selezionato per l’occasione quasi una quarantina di immagini, molte delle quali sono note per essere apparse sulle pagine e sulle copertine della rivista National Geographic. Le foto in mostra sono tutte rigorosamente autografate e dedicate all’Asia, un paese con cui McCurry intrattiene uno stretto rapporto sin dalla fine degli anni Settanta; infatti, fu nel 1978 quando - dopo essersi laureato al College of Arts and Architecture della Pennsylvania State University e aver lavorato per due anni per un quotidiano - andò per la prima volta in India come freelance. Fu lì che mise a punto un diverso modo di fotografare: imparò ad aspettare prima di scattare, per prendersi il tempo per esplorare i luoghi e per conoscere le persone. E, sempre in India, si innamorò degli intensi e vibranti colori: «Nutro la mia anima – dichiara – con i colori dell’Asia: l’intenso henné, l’oro, il curry e lo zafferano, l’opulento nero lacca e le tinte sgargianti che coprono la decadenza».
Steve McCurry, difatti, riesce a "carpire lo splendore della vita nel polveroso grigiore" dei paesi del sud-est-asiatico. Ogni sua fotografia è caratterizzata da colori saturi e vividi sia quando riprende i paesaggi tibetani o afgani dall’incontaminata bellezza, sia quando riprende scene di vita quotidiana: i variopinti fiori trasportati in barca da un venditore a Shinagar in India; i vestiti e gli ombrellini rosa di alcuni monaci che camminano in fila a Burma; i colombi bianchi che invadono una piazza, lasciando intravedere una moschea blu a Mazar-i-Sharif in Afghanistan. A volte, Steve McCurry utilizza qualche trucco "spettacolare": in Taj Mahal reflection riprende l’immagine di una moschea riflessa nitidamente in uno specchio d’acqua. E i colori restano vivi anche quando immortala paesaggi devastati dalla guerra, come accade nella foto scattata in Kuwait nel 1991 durante l’invasione irachena; diversamente da Salgado (che allora riprese con il suo caratteristico bianco e nero la densità scultorea del fumo provocato dai pozzi di petrolio in fiamme), Steve McCurry immortala uno scenario desolato in cui soltanto pochi cammelli camminano sotto un cielo che per metà arde di un profondo rosso e per metà soffoca nel grigio del fumo che si diffonde pesantemente.
E, infine, ci sono i ritratti. La mostra ne propone parecchi e diversi tra di loro: il ragazzo indiano dal volto dipinto di rosso, il contadino pakistano con profondi occhi marroni e un turbante bianco in testa, l’uomo ripiegato su se stesso in un manicomio a Kabul in Afghanistan, un anziano quasi completamente immerso in acqua mentre regge una vecchia macchina da cucire, una madre e una figlia viste attraverso il finestrino bagnato di un’auto mentre chiedono l’elemosina a Bombaj in India, … Ognuno di loro lascia trapelare una storia diversa e, d’altra parte, nei ritratti McCurry ricerca «il momento di vulnerabilità in cui l’anima, pura, si svela e le esperienze di vita appaiono incise nel volto». Il caso più riuscito resta il ritratto scattato nel 1984 in un campo profughi a Peshewar in Pakistan a una bimba afgana dodicenne dagli occhi verdi, tanto intensi da rivelare e sintetizzare l’intero dramma vissuto dai rifugiati. La mostra modenese presenta, accanto al famoso ritratto, altri scatti della stessa serie e un paio di fotografie realizzate nel 2002 (quando la bimba è ormai diventata una donna adulta); inoltre, propone il documentario sul viaggio compiuto nel 2002 da Steve McCurry e da un team del National Geographic alla ricerca di Sharbat Gula (la bambina afgana). Quando il fotografo la ritrovò, la descrisse così: «la sua pelle porta i segni del tempo, adesso è solcata di rughe, ma il suo sguardo ha la stessa intensità di quel tempo…».
Con il ritratto Afghan Girl (che viene considerato un’icona moderna) Steve McCurry è riuscito a emulare il suo ispiratore Henri Cartier-Bresson, il quale seppe realizzare immagini che, pur essendo giornalistiche, trascendevano il giornalismo per diventare senza tempo.
Elisa Paltrinieri
©CultFrame 12/2006
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 Steve McCurry  Steve McCurry
 Il sito di Steve McCurry ModenArte
| Informazioni | | Città | Modena | | Quando | 25/11/2006-27/01/2007 | | Dove | ModenArte | | Indirizzo | Via Toscanini, 26 | | Telefono | (39)059367470 | | Orario | lun.-ven. 9-17.30 sabato 11-18.30 | | Biglietto | Ingresso libero |
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