Sandro Becchetti, Gianfranco Salis, Tazio Secchiaroli, Angelo R. Turetta
Quattro autori dentro e fuori i set

Sandro Becchetti, Gianfranco Salis, Tazio Secchiaroli, Angelo Turetta. Obiettivi puntati sul cinema come fosse realtà, quattro otturatori a bloccare attimi di mondo, persone e personaggi come fossero scene da un film.
Per loro il cinema è semplicemente un aspetto della vita, anzi delle vite che lì si incontrano e confrontano, pensando a cosa vi è davanti allo schermo, nella vita quotidiana di chi i film li guarda solamente, e non sempre.
In questa mostra, ciò che emerge è il loro essere "scrittori con la luce" del proprio, unico punto di vista sul mondo.
Le fotografie di Secchiaroli, Becchetti, Salis e Turetta si dipanano lungo un itinerario di quasi cinquanta anni facendoci seguire l'evoluzione del gusto e dello sguardo. Li unisce l'essere non solo testimoni del cinema e del mondo, ma autori completi che con la loro visione offrono una chiave di lettura personale e inconfondibile.

Chi è veramente nato e cresciuto nel cinema è Gianfranco Salis. Qui se ne propone un lavoro vicino al cinema unicamente per il richiamo dei volti noti di alcune tra le più celebri e belle attrici degli anni '70-'80 del XX secolo. Quella di Salis infatti è astrazione dal cinema e dalla realtà. I suoi ritratti, pochissimi e preziosi quelli realizzati in tanti anni di lavoro, sono frutto non di una lunga posa, ma di una lunga ricerca del volto e dell'emozione. Resi unici da un intervento manuale sulla stampa, una tecnica mista di colorazione, i suoi ritratti sono al di fuori del tempo, in uno spazio della fantasia che è frutto dell'illusione, dell'apparizione. Le sue donne sono sospese in un altro luogo, eterne nella loro perfetta bellezza esaltata dalla trasparenza del colore. E' questo un modo per Gianfranco Salis di elaborare la realtà che ha di fronte. Margaux Hemingway ricorda il Pollaiolo, Liv Ullmann, che all'inizio non voleva posare - poi ammise che era il più bel ritratto che le avessero mai fatto - ha negli occhi la luce del suo nord, Laura Morante esalta la bellezza italiana con la sinuosità del collo e il richiamo corre a Modigliani. Le sue muse sono nei suoi ritratti lontane e completamente estranee al cinema che le ha create per il grande pubblico.

Chi invece non dimentica mai il mondo che tutto avvolge è Tazio Secchiaroli, il primo in Italia ad avere detronizzato i divi mostrandoli per ciò che erano nei luoghi celebri delle serate romane. Tazio Secchiaroli, la cui vita professionale viene scandita dai servizi pubblicati sui periodici illustrati, è sempre stato un vero reporter. E' lui che ha introdotto in Italia la figura del reporter di set affrancandosi dai fotografi di scena per diventare fotografo di special. Sia che fotografasse i set, sia che riprendesse la vita che gli scorreva intorno, per lui la fotografia è sempre stata l'attimo irripetibile. Non si può chiedere a Federico Fellini di ripetere un salto, a un cityman un passo. Occorre la prontezza di riprenderli in quel solo e unico istante. Tazio Secchiaroli ha il reportage nello sguardo, il taglio fotografico nella mente, sa già un attimo prima cosa lascerà impresso sulla pellicola e in questo mentre compone immagini di perfetto equilibrio. Con la stessa disinvoltura fotografa Antonioni mentre dirige Blow Up ed una bellissima ragazza che esce da una boutique di Carnaby Street, l'immobilità di Sergio Leone in attesa di un duello in pieno farwest romano e Mastroianni che corre con un monopattino. L'innovazione di Secchiaroli nella fotografia di cinema è anche questa, un autore che ha scelto di realizzare sul cinema un reportage lungo trenta anni.

E' a lui che più si avvicina il lavoro di Angelo Turetta, che affronta con lo stesso sguardo e lo stesso obiettivo le realtà più tristi e degradate come i set più patinati. Turetta ha sempre alternato il reportage sul set a quello in strada, realizzando servizi forti, raccontando mondi duri di cui spesso si parla, ma che poco si vedono. Aversa, la Palestina, il degrado della droga... L'immigrazione dall'Africa si confonde con la migrazione degli italiani oltreoceano: masse mosse dalla speranza di un futuro che sia comunque un futuro. Personaggi della finzione e interpreti della realtà vengono scanditi dal suo drammatico bianco e nero, lanciando un urlo che solo gli occhi possono ascoltare. Nei ritratti non dimentica mai il mondo circostante ed i suoi volti famosi sono sempre inseriti in un contesto che gli è proprio, a sottolineare la continuità che c'è tra le persone e l'ambiente. Anche lui, reporter sul set e nella vita, testimonia con i suoi scatti la società a cavallo tra due secoli, non facendone cronaca, ma interpretazione. Dei quattro autori presenti in mostra è l'unico senza natali romani, ma ha appreso in pieno la scuola romana di fotogiornalismo e di fotografia per il cinema racchiudendo in sé a ben vedere tutte le contraddizioni della città, anche quando non è nel suo soggetto. La vita che mostra nei suoi scatti è senza sogni, è solo ciò che è.

Sandro Becchetti non è mai stato fotografo di cinema, non è un ritrattista, ma la sua macchina fotografica, scelta di impulso nel '68 come mezzo più efficace per confondersi tra i nuovi giovani ed allo stesso tempo osservarli, si è soffermata anche sulla personalità dei volti più noti. Fotografie per i giornali realizzate negli anni '70-'80 che non sono mera documentazione sulle sembianze di un personaggio, ma la ricerca di un contatto, se pur breve ed effimero, con chi sta silenziosamente osservando attraverso il mirino. Con uno stile asciutto e privo di concessioni, con una ricerca attenta della luce a lui più favorevole che offre il luogo, sia il neon di un corridoio in cui blocca Dustin Hoffman piuttosto del raggio che entrando dalla finestra illumina la mano e il volto di Claudia Cardinale, ha raggiunto dritto il suo scopo: colpire all'anima. La sua è fotografia d'attualità, l'attualità di un personaggio, del suo volto del suo modo di essere e di porsi davanti all'obiettivo, senza chiedere, senza imporre, ma semplicemente suggerendo un'emozione.

©Giovanna Bertelli

CultFrame 10/2006


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Relazioni
PhotoFrame-Mostre. Dagli anni della dolce vita ai miti del set - Tazio Secchiaroli - Fotografie 1958-1979





Informazioni
CittàRoma
Quando14/10/2006-31/10/2006
DoveProject Room – Villa Glori
Indirizzovia Argentina, 10
OrarioTutti i giorni 16-20
BigliettoIngresso libero
CuraMarco Delogu
 
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