
David Goldblatt Les rencontres d'Arles 2006 Raymond Depardon, direttore artistico di Arles 2006, propone e cura all’interno del Festival una serie di mostre dal titolo "Photographers of Politics and Society". I nomi sono molti e noti. Si parla del mondo con uno sguardo piuttosto critico, sempre personale. Di un mondo "politico" anche quando non dovrebbe esserlo. Di un mondo che divide e oppone, un mondo che, innanzitutto, discrimina. In Sudafrica più che mai. Il fotografo David Goldblatt (Randfontein, Sud Africa, 1930) ha da sempre documentato una situazione nota e purtroppo accettata quasi come dato di fatto: l’apartheid. All’interno della chiesa Sainte-Anne le fotografie di Goldbatt raccontano questa realtà. E’ un lavoro di oltre trent’anni raccolto e presentato dal critico sguardo di Martin Parr, in questa occasione curatore della mostra.
Le immagini sono divise in otto sezioni ognuna delle quali indaga uno specifico aspetto della società sudafricana dai primi giorni dell’apartheid ad oggi. Volti neri, neri di carbone, dei minatori costretti a lavorare centinaia di metri sotto terra in condizioni inaccettabili (On the Mines, 1973) sono il primo atto d’accusa contro una situazione sociale e politica assurda. La vita ordinaria della gente di colore nel lontano stato del Sudafrica non è affatto "ordinaria". Lo dicono le immagini di Some Afrikaners Photographed, attente ai piccoli dettagli, ai particolari quasi insignificanti che mettono in evidenza come le vite e le storie dei bianchi e dei neri abbiano ben poco in comune. Africani segregati lontani dalla città, costretti ogni giorno a prendere l’autobus (vetture stracolme di persone, quasi vagoni merci e file interminabili ad attenderle) aspettano senza fiducia un futuro diverso, mentre tornano ogni giorno nella città da cui sono stati cacciati per lavorare, solo per lavorare e guadagnarsi da vivere per un giorno e poi tornare nuovamente indietro (The Transported, 1983/4). Diversa è la situazione a Boksburg, piccola cittadina vicina a Johannesburg, dove abita una sparuta comunità bianca. Abitazioni pulite, semplici. Strutture ordinate. Ogni cosa al suo posto. Gente apparentemente felice, rilassata. E’ la middle class che sta bene, anche in una situazione politica vecchia di due secoli o forse più. Lo rivelano, innanzitutto, le strutture abitative: classiche, pulite. L’altra faccia della medaglia. Strutture abitative che rivelano strutture mentali e politiche. Ancora una volta non si tratta di fotografie eclatanti, bensì estremamente semplici, discrete, che mostrano una situazione "normale" e proprio per questo inquietante (In Boksburg 1979/80). Questa attenzione per le piccole cose, per i dettagli torna più che mai in una serie molto interessante degli anni Settanta, Particulars. Questa volta l’occhio del fotografo va a posarsi su porzioni di spazio molto ristretto. Sono close-up di mani, piedi, parti di corpo di gente al parco, in un momento di relax. La macchina fotografica rivela le differenze, le piccole differenze tra bianchi e neri. Le stoffe degli abiti diverse, gli anelli, le borsette, i sandali, solo poi il colore della pelle. Immagini sufficienti a capire una condizione sociale, uno status, un dato di fatto, qui come in South Africa: The Structure of Things Then dove a parlare sono ancora una volta, in primo luogo, le abitazioni così radicalmente differenti per le due popolazioni.
Negli ultimi anni Goldblatt abbandona il bianco e nero e si rivolge al colore, ma si tratta di un colore mai saturo, né invasivo. I cieli sono molto chiari, quasi bianchi e lo stereotipo di un’Africa “colorata” è in un certo senso negato. Certo, rimangono i rossi, i gialli, i verdi a comporre il panorama, ma non sono mai dominanti. Sono semplicemente descrittivi. In mostra tre lavori interessanti. Primo fra tutti Painters in cui il fotografo ritrae come elementi costitutivi di una parte del paesaggio sudafricano i cartelli – il più delle volte in legno e dipinti a mano – di quanti lasciano le loro referenze come imbianchini, muratori, tuttofare. Accanto all’immagine del cartello, il ritratto del suo autore. A delineare un quadro generale tipico e assodato. La seconda serie, Municipal Office Workers ritrae i "nuovi impiegati statali" nei loro ambienti di lavoro. Il luogo rivela la posizione sociale. A concludere questa vasta retrospettiva di David Goldblatt alcune immagini della Johannesburg di oggi, delle sue strade, del suo paesaggio spesso anonimo e in trasformazione. I colori, ancora desaturati, mostrano una metropoli costituita da infinite realtà che il fotografo per una volta osserva da lontano lasciando all’osservatore il compito di scoprirne i significati.
Francesca Mila Nemni
©CultFrame 07/2006
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