Lena Liv – Benché sia quieta ogni cosa
Reggio Emilia – Settimana della fotografia europea

Il progetto Storie Urbane ha messo in luce diversi tipi di limiti e confini esistenti tra la città fotografata da quindici artisti, che hanno saputo immortalare sia i volti della gente immigrata e autoctona sia luoghi periferici, marginali o nascosti di Reggio Emilia, e quella vista fisicamente dai visitatori delle esposizioni che si muovono fra chiostri chiese e oratori, musei università e biblioteche, gallerie palazzi storici e teatro. Ma la mostra ha fatto emergere anche un altro limite, questa volta più tecnico, fra la fotografia "pura" e quella contaminata con altre forme espressive, poiché alcuni artisti hanno usato l’immagine come parte di opere più complesse: installazioni, modalità di presentazione simili alla pubblicità, video; e, in fondo, questo era il secondo obiettivo esplicito della manifestazione reggiana, come ribadito dall’ampia esposizione Al limite. Arte e fotografia tra gli anni Sessanta e Settanta, sempre a cura di Angela Madesani.

Da questo punto di vista Lena Liv, un’artista russa che vive da anni in Italia, rappresenta un caso particolarmente interessante, perché ha lavorato "al limite" in un duplice senso: in primo luogo, perché ha preso in considerazione la dimensione storica della città; in secondo luogo, perché ha presentato un’installazione. Entrambe le scelte fanno parte del suo modo di lavorare che consiste nel non scattare mai fotografie a cui preferisce, invece, immagini preesistenti rinvenute in bancarelle dei rigattieri, mercatini e archivi. In genere, sceglie foto in bianco e nero che hanno per soggetto persone comuni (riprese frontalmente) od oggetti (evocativi della vita di chi li ha usati) dei quali la Liv cerca di far risaltare l’essenza, annerendo gli sfondi per eliminare qualsiasi elemento di disturbo o di identificazione del contesto di appartenenza. La fotografia, così decontestualizzata, diventa simbolica di significati universali che solitamente riguardano luoghi nascosti della coscienza e della memoria umana, così come ansie personali e collettive; l’effetto è aumentato dall’affiancamento di oggetti tridimensionali o dall’inserimento in particolari scatole ma, soprattutto, dalla riproduzione delle foto su lastre di vetro «dove lo spettro dell’immagine – come spiega Lena Liv - affiora, emerge, svanisce in rapporto al flusso di luce e di ombra che attraversa la lastra fotografica. La luce e l’ombra non sono più complementari in quanto svelatrici di un’immagine, ma diventano la vita stessa e la morte dell’immagine, in un sistema di suggestioni immateriali simile a quello che fa emergere e svanire le immagini dall’universo della memoria». La filosofia soggiacente a tutto ciò richiama alla mente le riflessioni suscitate dalle opere dell’artista parigino Christian Boltanski.

Per Reggio Emilia la Liv ha realizzato un’installazione dal titolo Benché sia quieta ogni cosa, riproducendo (tramite sviluppo dello spettro fotografico su una lastra di vetro di grande formato) una fotografia in bianco e nero trovata nella Fototeca della Biblioteca Panizzi; in essa si vede il momento seguente all’uccisione di un maiale che, perciò, è appeso a testa in giù, mentre al suo fianco il macellaio regge un sottile bastone di fronte a un pentolone fumante.
La scena è avvolta nella più completa oscurità, a eccezione di un alone di fumo appena accennato; i bianchi risaltano grazie alla retroilluminazione, unica fonte di luce oltre a quelle flebili emesse dalle lampadine nelle teche in cui vengono conservati animali imbalsamati. Davanti alla lastra l’artista ha posizionato un basso tavolino nero su cui sono poggiati tanti fiori bianchi tridimensionali di vetro. L’impatto emotivo prodotto dall’immagine è molto forte a causa della scelta di una scena un po’ disturbante, del particolare allestimento, del forte odore di naftalina, del sacrale silenzio museale e della sua collocazione nella collezione naturalistica di Lazzaro Spallanzani nell’antico Museo Civico di Reggio Emilia, una sorta di tempio laico delle scienze naturali. In questo caso l’ambiente non è qualcosa di occasionale e accessorio, ma diventa un elemento portante e indispensabile per la realizzazione e la fruizione dell’opera.
Lena Liv è riuscita, così, a tradurre un’immagine rappresentante una scena storica della città reggiana in qualcosa di universale e atemporale, perché pone domande sul confine ultimo, vale a dire quello fra la vita e la morte, fra vittima e carnefice, fra crudeltà e poesia.

Elisa Paltrinieri

©CultFrame 05/2006


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Galleria


Lena Liv
Benché sia quieta ogni cosa (2005-2006)
Veduta dell'installazione





Lena Liv
Benché sia quieta ogni cosa (2005-2006)
Dettagli





Relazioni
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Settimana della fotografia europea di Reggio Emilia

Musei Civici di Reggio Emilia





Informazioni
CittàReggio Emilia
Quando29/04/2006-25/06/2006
DoveMusei Civici
IndirizzoVia Spallanzani, 1
Orario10-13 e 16-20
Telefono(39)522456477
CuraAngela Madesani
 
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