
Germaine Martin - Photographies Padova Aprile fotografia In una mostra c’è della buona fotografia quando le immagini esposte "toccano" l’animo di chi le guarda, quando trascinano verso approdi emotivi nuovi, quando suscitano percezioni visive inedite e universi sconosciuti, quando cioè il corpus della mostra "isola" momentaneamente dal naturale habitat e fa "viaggiare" verso lidi e orizzonti che sono propri dell’autore: gli scatti diventano "il tramite" attraverso cui l’autore ci fa osservare per qualche attimo i suoi mondi, i suoi spazi, ci coinvolge nelle sue emozioni. Una buona fotografia procura sensazioni speciali, straordinarie, plurali, che prescinde dall’universo che rappresenta, talvolta anche dall’oggetto o dal soggetto che indaga. Essa, non ha né tempo, né luogo. … Questa mostra, non sempre trascina lo sguardo del fruitore "oltre" l’immagine, procura solo in parte sensazioni emotive speciali, non "isola" dal contesto mentre la si osserva, solo a tratti "tocca" l’intimo, come in alcuni ritratti – intensi ed efficaci -, in certi nudi – stupendamente stilizzati – e in qualche accattivante passaggio sperimentale. Le manca quel “qualcosa” che caratterizza il grande evento. E’, invece, interessante dal punto di vista storico, come documento per approfondire la Storia della Fotografia in generale e il cammino artistico di una autrice che ha sensibilità e talento. E’ l’ambiente nel quale si è mossa Germaine che affascina, stimola, intriga. La rassegna ci fa conoscere il percorso di studio e d’indagine di un’autrice che ha avuto il merito, tramite la fotografia, di contribuire alla crescita della donna in quanto tale, di diffondere e adattarsi alle diverse formule della sperimentazione sviluppate dalle avanguardie, di mostrare una adeguata flessibilità tra le problematiche del Pittorialismo e quelle del Modernismo nel Novecento.
Al Museo Civico di Piazza del Santo, nel quadro della 2a edizione di "Padova Aprile Fotografia", espone in anteprima nazionale, la fotografa svizzera Germaine Martin (1892–1971). La mostra, promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia e il Musée Historique di Losanna, in collaborazione con l’Istituto Svizzero di Roma, è stata curata da Enrico Gusella, Laurent Golay e Diana Le Dinh. Centocinquanta immagini in bianco e nero – Ritratti; Nudi; Ricerca di un’estetica; Istanti di vita –, realizzate dall’autrice losannese in trent’anni di attività, dall’inizio del Novecento, indagando generi e contesti diversi. "Le immagini di Germaine Martin – scrive, tra l’altro, Olivier Lugon, sul catalogo – rivelano la notevole capacità di diffusione e di adattamento delle formule sperimentali sviluppate dalle avanguardie, che raggiungono quegli ambienti professionali e artigianali dove non vi è un gran desiderio di misurarsi con la rivoluzione estetica. Molte delle soluzioni elaborate in uno spirito di rottura radicale – inquadrature strette e frammentate, angoli ribaltati – finiscono nel corso degli anni Trenta per essere assorbite, in maniera attenuata, dalle pratiche commerciali più convenzionali, alle quali si dovrebbero opporre. Allo stesso modo l’opera di Germaine Martin mostra l’estrema fluidità con la quale la maggior parte dei professionisti ha operato, alla fine, il passaggio dal Pittorialismo al Modernismo".
L’allestimento è strutturato in quattro sezioni. La prima comprende una serie di ritratti nei quali l’autrice svizzera ha immortalato persone note e gente sconosciuta. Immagini, il cui taglio strutturale è stimolante, che permettono di "vedere" il contesto storico-culturale nel quale sono state realizzate e di "osservare" la società del tempo. Di un certo profilo i nudi esposti nella seconda sezione. L’autrice affronta lo specifico tema nello studio del marito – Milo Martin – scultore noto per il quale fotografa i diversi modelli. E’ l’inizio di un percorso sul nudo nel quale Germaine affronta sperimentazione e creatività. Per contenuti e forme interessanti le immagini della etiope Mayomi Ziouma, in particolare alcune composizioni. La "Ricerca di un’estetica" è compresa nella terza sezione: foto legate al Pittorialismo, movimento dei primi anni del Novecento "che rivendica una fotografia d’arte piuttosto che una riproduzione meccanica del reale". L’autrice trae ispirazione dalle più importanti istanze delle avanguardie del Novecento per la elaborazione di una estetica inedita che si distingue per l’organizzazione delle inquadrature e la gestione delle luci. L’ultima sezione comprende alcuni "Istanti di vita". Germaine Martin fa reportage e colloca al centro l’essere umano, con riguardo alle sue attività quotidiane e al rapporto che esso ha con la natura. Paesaggi ampi, composizioni stilizzate, appunti di quotidianità, in una trama stilistica che evidenzia approdi originali e segmenti di pregevole intensità emotiva.
Germaine Martin nasce a Losanna (1892). A diciannove anni, nel 1911, si trasferisce a Monaco di Baviera dove si iscrive ai corsi della Lehr-und Versuchsanstalt fur Photographie, Chemigraphie, Lichtdruck und Gravure. Si diploma in poco tempo sotto la guida di Frank Eugene, famoso per essere stato, accanto ad Alfred Stieglitz, uno dei fondatori della Photo Secession. Nel 1913 è a Mosca, dove si avvicina alla fotografia pittorialista, grazie all’amicizia e alla frequentazione dello studio di Elisabeth Chiell. Torna a Losanna nel 1920, dove incontra Milo Martin, affermato scultore, suo futuro marito. Nel 1933 partecipa a mostre collettive con i Ritratti e i Nudi, pubblicati su riviste specializzate. Grazie al successo ottenuto, Germaine Martin si trasferisce in uno studio più agevole per spazio e luce, adatto per sedute in posa, ritratti, ricerche estetiche e lavori pubblicitari. Nel 1936 a Parigi partecipa alla Mostra Internazionale del Fotografia Contemporanea al Museo delle Arti decorative e nel 1938 al 23° Salone Internazionale dell’Arte Fotografica. L’Unione svizzera dei fotografi la premia nel 1942 per i suoi ritratti di adulti. Nel 1947 partecipa alla 2° Mostra Internazionale d’Arte Fotografico a Il Cairo e presso l’Orangerie di Mont-Repos. Quattro anni dopo, nel 1951, estende la propria attenzione al reportage e paesaggi, in seguito a diversi viaggi effettuati in Provenza, Bretagna e Italia. La morte del marito Milo Martin, nel 1970, influisce negativamente, anche sul piano psicologico, su Germaine che muore l’anno dopo, nel 1971.
Fausto Raschiatore
©CultFrame 05/2006
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