
Mimmo Jodice Anima Urbis Dopo un’assenza di qualche anno, Mimmo Jodice torna ad esporre a Roma. Com’è consueto presso la Galleria dell’Oca che lo ospita, immagini note si alternano a fotografie realizzate apposta per l’occasione; è proprio da queste ultime che trae spunto il titolo della mostra, "Anima Urbis", tributo del fotografo napoletano alla città eterna.
Per la prima volta soggetti del suo obiettivo, celeberrimi siti quali i Fori Imperiali, i Mercati Traianei, le Terme di Caracalla, l’Acquedotto dell’Acqua Claudia, vanno a dialogare naturalmente con quei luoghi, volti e corpi di pietra riplasmati dal tempo, che da oltre un decennio sono il fulcro della ricerca jodiciana.
Qui il visitatore è invitato ad intraprendere un tour attraverso la memoria storica, ancora una volta riformulata da Jodice in chiave introspettiva col risultato di allentare i legami con la realtà e spingerci in un universo evocativo sospeso e senza tempo. Ad introdurci in quest’altro mondo, il vano di una porta tagliata nella roccia, al di là della quale nulla si scorge: torna qui, come in passato altrove, un invito, che è al tempo stesso un monito per chi voglia addentrarsi in questa particolare dimensione. Anche stavolta tale messaggio è affidato all’immagine della "Tomba del soldato romano" di Petra.
Per questa soglia, di dantesca memoria, si va tra le ombre dell’Orco: pietre antropomorfiche dallo sguardo attonito, talora prive di volto come le nostre angosce, sembrano anelare la pace di un disfacimento, di un ritorno all’informe natura. Attraverso questo passaggio obbligato ci s’incammina per lande misteriose dove ogni elemento naturale, che sia aria, acqua o terra, sovente appare sconvolto da un moto interno. Un moto interiore del fotografo, che cerca riscontro in chi osserva la foto.
Fra quelle terre desolate, trova giusta collocazione l’Urbe, un memento con le sue architetture imperiali simili a conchiglie vuote, corrose dal perpetuo passaggio delle stagioni. Non meno insondabile, né meno melanconica, nei suoi scorci classicamente composti in equilibri che tendono a ribaltarsi davanti ai nostri occhi inquieti.
L’itinerario attraverso cui ci conducono queste visioni non giunge ad alcuna conclusione e si risolve in un vagare pensoso. Non può che essere senza meta il viaggio nell’animo umano.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 03/2006
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