
Anton Corbijn U2&i Si è aperta nei giorni scorsi, nell’elegante galleria situata nei pressi di Campo dei Fiori, la prima personale romana del grande ritrattista olandese Anton Corbijn, fotografo e videomaker di fama internazionale. Tra i suoi lavori spiccano numerose e poliedriche collaborazioni con musicisti del calibro di Depeche Mode, REM, Rolling Stones, Nine Inch Nails, Bruce Springsteen, Frank Sinatra, Lenny Kravitz, Oasis, Bon Jovi, e numerose star del cinema, della pittura, della letteratura, della poesia.
Le fotografie esposte non sono numerose, ma rappresentano un percorso ben specifico dell’autore, quello del suo rapporto ventennale con la rock band irlandese degli U2, dai loro esordi fino ad oggi. E si tratta probabilmente del rapporto professionale più intenso che il cinquantenne Corbijn ha condiviso e continua a condividere, tanto da far affermare a Michael Stipe, leader dei REM: "C’è senz’altro un matrimonio tra Anton e quei gentiluomini degli U2. Un matrimonio di cui spesso mi sono sentito estremamente geloso. Esiste una liaison tra il suo occhio ed il loro pensare collettivo, tra la totale assenza di paura che li caratterizza e la sua mente. In fondo una danza interessante da osservare, con una colonna sonora che accompagna il tutto".
L’amicizia che si e’ venuta instaurando nel tempo tra lui ed i membri del gruppo capeggiato da Bono, e la stima professionale reciproca, hanno permesso a Corbijn di elaborare, nel corso dell’evoluzione stilistica della band, un linguaggio sempre più audace ed estremamente personale, efficace e sinergico. Partito da freddi e solitari echi visivi new-wave prettamente anni ’80 di Boy, questo linguaggio si e’ fatto sempre più complesso e poetico, arricchendosi di visioni silenziose, delicate e quasi mistiche per l’uscita dell’album The Joshua Tree.
Le atmosfere si fanno invece improvvisamente ruvide, intimiste, colorate di acido, slavate per descrivere le sonorità dure e inizialmente incomprese dell’album Achtung Baby (per molti critici, lo spartiacque della carriera degli U2 e il punto più alto mai raggiunto dalla band), atmosfere che hanno come palcoscenico una Berlino appena divenuta post-sovietica, in cui Corbijn sembra aver avuto il presentimento che la vita e i colori di un lato solo dell’infame Muro, finalmente esplosi sopra un cielo non più diviso a metà, piovendo su Alexander Platz o Friedrichshain, si siano dovuti rendere improvvisamente conto di non poter –né dover– colorare il freddo e il grigio dell’est con la facilità e l’autorità di un sogno all’americana, ma abbiano dovuto necessariamente mescolarsi con quel mondo, e che questo dialogo sarebbe stato possibile solo attraverso le difficoltà e i travagli di un reciproco percorso di comprensione (e in sottofondo si sente echeggiare la voce di Bono che canta "We’re one but we’re not the same, we get to carry each other").
Tutto il lavoro di Corbijn, anche nelle più recenti ironiche mis-en-scène che accompagnano gli ultimi lavori della band di Dublino, è stato sempre caratterizzato da un estremo rifiuto di tutto ciò che è glamour e falso, di ciò che devia dal soggetto principale che, in definitiva, è sempre l’individuo, con la sua arte da condividere, con il suo talento da omaggiare e con una dose di sana auto-ironia che rende ogni star persona prima ancora che icona.
E questa semplicità e questo contatto umano vero e diretto, da anti-divo, che egli ricerca sempre in ogni ritratto, caratterizzano anche il personaggio Corbijn, arrivato in tuta e scarpe da ginnastica all’inaugurazione di questa sua esposizione, disponibile e gentile con chiunque dei tanti presenti abbia voluto avvicinarlo per un autografo, una foto o uno scambio di impressioni.
Tra le diverse "esternazioni" di Corbijn, una ci ha colpito: "Io non fotografo star, ma artisti, persone che hanno qualcosa da dire e da cui ho avuto la fortuna di poter imparare molto. Onestamente non so quanto ci sia di Anton Corbijn dentro i miei scatti: c’e’ molto, moltissimo di loro. Ma io oggi non saprei fotografare diversamente: penso che se fossi un’altra persona, non fotograferei queste stesse persone così, quindi devo dedurre che forse sì, c’è necessariamente anche un po’ di Anton lì dentro, con la sua storia che nasce 33 anni fa fotografando la gente del suo quartiere di Strijen quando era ragazzino. Poi mi fa piacere se a qualcuno piace quello che faccio e si ritrova nello stile del mio lavoro, ma non cerco e non ho mai cercato di indossare maschere di convenienza per ottenere l’approvazione della critica, ma solo di fare quello che sento dentro e di farlo insieme a questi artisti il cui lavoro mi ha arricchito molto a livello umano". Gli abbiamo poi chiesto dei suoi attuali progetti e di quelli futuri. Ecco cosa ci ha detto "Al momento sto lavorando al videoclip del nuovo singolo dei Coldplay e alla preparazione dei nuovi concerti dei Depeche Mode. E finalmente sto per realizzare il sogno di dirigere il mio primo film".
E gli occhi di questo gigante buono si sono illuminati di nuovi sogni e nuovi orizzonti, nei quali non abbiamo osato voler entrare a parole, aspettando di vedere le sue immagini. Ferme o in movimento che siano.
Filippo M. Caroti
©CultFrame 12/2005
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 Anton Corbijn Larry Mullen jr. & Bono Berlin, 1990 ©Anton Corbijn/ Courtesy LipanjePuntin artecontemporanea Trieste/Roma  Anton Corbijn Bono (Kafka), Dublin, 1993 ©Anton Corbijn/ Courtesy LipanjePuntin artecontemporanea Trieste/Roma  Anton Corbijn U2 - Fathers and Sons Dublin 1999 ©Anton Corbijn/ Courtesy LipanjePuntin artecontemporanea Trieste/Roma
 VideoFrame-VideoFocus. Anton Corbijn - The work of director Il sito di Anton Corbijn
| Informazioni | | Città | Roma | | Quando | 24/11/2005-31/01/2006 | | Dove | LipanjePuntin artecontemporanea | | Indirizzo | via di Montoro, 10 | | Telefono | (39)0668307780 | | Biglietto | Ingresso libero |
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