
Marc Quinn Winter Garden Marc Quinn (Londra, 1964) si lascia tentare dal tema dell’immortalità. Postulato del teorema è la ricerca dell’elisir dell’eterna giovinezza, un segmento del mondo incantato delle favole. Sul set tipicamente nordico - l’artista inglese si è procurato tre differenti tipi di neve, ricreando nel suo studio una sorta di giardino d’inverno - ha raccolto fiori e qualche ortaggio, qualche frutto. Girasoli, orchidee, iris, carciofi, zinnie, anthurium, bacche, asparagi, banane… Il risultato è una natura morta brillante e colorata che sprizza brividi di vitalità.
Dei dieci scatti di Winter Garden, che Quinn ha realizzato prima che il set si decomponesse, otto sono in mostra alla Galleria Alessandra Bonomo di Roma. La manipolazione dell’immagine digitale è il procedimento tecnico seguito dall’artista. Le immagini di grande formato sono state successivamente stampate su carta particolarmente pregiata. Qualche volta Quinn interviene direttamente sulla stampa con la gestualità. Lascia macchie e tracce di colore acrilico nelle tonalità del rosa, rosso, blu, giallo, bianco. La presenza visibile della sostanza del pigmento assicura l’unicità ai suoi lavori che sono, comunque, piacevolmente fruibili e apparentemente meno provocatori delle sculture.
Quinn-scultore - impara a scolpire in bronzo lavorando come assistente di Barry Flanagan, prima di laurearsi all’Università di Cambridge nel 1986 - è, infatti, l’autore di opere che hanno fatto scalpore, come Self (1991) in cui ha impiegato più di quattro litri del proprio sangue, prelevato nell’arco di cinque mesi e congelato, o la statua in marmo della modella Allison Lapper, nuda, incinta e focomelica, che sarà esposta la prossima estate nella centralissima Trafalgar Square a Londra.
Quanto al tema floreale - che sottintende, si sa, ad un ventaglio di altri significati, inclusa la bellezza, il sesso, la spiritualità e la morte - Quinn lo affrontava, soprattutto nella chiave di eternità/conservazione, già nella serie di lavori intitolati Eternal Spring. Veri bouquet di girasoli, di gigli ed altri fiori, conservati all’interno di teche di vetro, sottoposti ad un processo chimico di refrigerazione che li preservava dall’avvizzimento. Anche in Reincarnate (1999) l’artista aveva posto un’orchidea vera in un vaso contenente sangue animale. Il fiore è ancora una volta un’orchidea, questa volta in acciaio inossidabile, alta 12 metri, quando nel 2003 Marc Quinn è invitato ad esporre un’opera - il titolo é L’insostenibile mondo del desiderio (Phragmipedium Sedenii) - in occasione della 50° Biennale di Venezia. I suoi giardini fotografici, infine, frutto del perfetto equilibrio tra realtà e immaginazione, sono stati esposti fra l’altro alla Fondazione Prada (Milano, 2000), alla Tate Liverpool (Liverpool, 2002), alla Tate Britain (Londra, 2004) e alla Fondation Beyeler di Basilea, dove è in corso la mostra Blumen Mythos, dedicata al mito floreale da Van Gogh a Jeff Koons.
Manuela De Leonardis
©CultFrame 03/2005
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