Leonardo Genovese
Asparizione

La ricerca personalissima -e anomala dal punto di vista strettamente fotografico- di Leonardo Genovese sul colore, che viene presentata inedita dalla galleria Fotografia Italiana, ha inizio in realtà negli anni ’80, quando ancora l’autore sembrava dedicarsi esclusivamente a un bianco e nero scavato dalla luce abbacinante della "controra": quel momento della giornata in cui galleggiano in una sorta di apnea metafisica le città del sud, tra le tre e le cinque del pomeriggio; un battito di aritmia vitale che sembra costringere qualsiasi organismo vivente all’inazione.

Qualcosa di simile si avverte nelle opere ora in mostra. Non animate a monte da alcuna tensione progettuale, eludono volutamente lo statuto indexicale proprio dell’immagine fotografica, creando suggestioni coloristiche e trasparenze vetrificate al limite del pittorico che lasciano solo intuire la presenza di oggetti o elementi naturali, senza mai nominarli visivamente in maniera esplicita. L’insieme dei lavori si raccoglie così in un limbo di superfici sfuggenti che però, in quanto tali, faticano a guadagnare profondità onirica; ma è Genovese stesso del resto ad attribuire al suo lavoro un carattere "rabdomantico", con cui pare cercare d’istinto le vibrazioni determinate di volta in volta da singolari quanto epidermiche fotopatie, o stati allucinati di proiezioni cromatiche, nate per accendersi e subito esaurirsi.

Non si tratta quindi di individuare soggetti e luoghi, tecniche di ripresa e materiali, ma di capire ciò che l’autore vuole trasmettere, cogliere se mai una nuova dimensione di controra ricreata nella rievocazione di ciò che la retina non trattiene al risveglio, come il sogno che non si riesce a ricordare e che spesso finisce per diventare ricordo di un ricordo fino a sintetizzarsi in una vera e propria impressione cromo-emozionale. Memoria come disfacimento e luce come ricostruzione; ma è una ricostruzione tutta poetica, che, nonostante la scelta tecnica espressiva di una messa a fuoco che penalizza la profondità di campo per ottenere da una realtà materica di superfici domestiche e ruvide l’evanescenza più esasperata, rimane comunque ai margini dello specifico fotografico.
Lo stesso titolo della serie vorrebbe rispecchiare questo senso di labilità retinico-esistenziale, indicandoci una chiave di lettura che si nutre di suggestioni altre, letterarie: il termine asparizione infatti non a caso si ritrova come neologismo nella raccolta poetica "Il franco cacciatore" di Giorgio Caproni, caro a Genovese, a individuare un non-dove che si manifesta appunto in sogno, forse. / In eco. Ecco allora che il fotografo lucano riesce a far percepire come notturna una luce ontologicamente diurna -la maggiorparte delle foto sono state riprese nelle primissime ore pomeridiane- e un tempo pesante, ma non risolto e volubile. Riflessi, ombre, velature, tinte azzardate ma incredibilmente sintoniche danno il senso di questa solida precarietà da dormiveglia, come un brusio / di voci afone, quasi / di foglie controfiato / dietro i vetri.

Se è vero dunque che il dato realistico viene in qualche modo escluso dalla rappresentazione e conseguente lettura delle immagini, può avere invece un valore sapere che queste sono accomunate da una sostanziale unità di luogo: un angolo di cortile o di orto, un interno, insomma gli spazi di casa, carichi spesso di quei significati autoreferenziali che nel caso di Genovese potrebbero dare l’impressione di un soggettivismo calligrafico di forte impatto emotivo ma povero di echi esterni. Risalendo però al tema accennato in precedenza della ricordanza (che implica l’atto del ricordare e il suo effetto) per cui la prosaica necessità del sonno dà origine a visioni liricamente inquiete, la dimensione di una memoria privata si stempera in un discorso più ampio, ancorché impressionistico, raggiungendo infine una sua autonomia; ed è per questo che, ancora citando Caproni, questi sottili quadri, porzioni di sogno, vanno forse vissuti discretamente, senza troppe domande: come foglie / che solo il cuore vede / e cui la mente non crede.

Laura Ferrari

©CultFrame 02/2005


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Informazioni
CittàMilano
Quando03/02/05-10/03/05
DoveStudio Fotografia Italiana
Telefono(39)02784100
Indirizzocorso Venezia 22
OrarioTutti i giorni 15-19
sab. su appunt.
(ch. dom. e lun.)
BigliettoIngresso libero
 
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