
Abbas Kiarostami fotografie Riflessi onirici, delicati contrasti di colori, linee che fuggono, si inseguono, si fronteggiano. Curve sinuose, strade che si perdono in spazi indistinti, sguardi che oltrepassano l’orizzonte.
La fotografia di Abbas Kiarostami coniuga intensità estetica e ricerca compositiva, tendenza visionaria e rappresentazione oggettiva della natura, senso della geometria visuale ed eleganza cromatica. Davanti ai suoi scatti non può non venire in mente il suo cinema, espressione della sua sfera interiore e del suo rapporto strettissimo con la sua terra: l’Iran.
Fotografare per Kiarostami non è un atto artistico fine a se stesso, ma nasconde un’intera poetica creativa che lo porta a privilegiare le immagini in cui il reale appare come sospeso in un nulla astorico e impalpabile. Il suo è un viaggio mentale, è un volo dell’animo, è un sogno ad occhi aperti.
Ebbene, questo desiderio assoluto di armonia emerge anche dalle trenta opere fotografiche esposte dal primo settembre a Venezia nella sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, in via San Barnaba.
Già vincitore di Festival del cinema in giro per il mondo (Pardo d’oro Locarno nel 1987, con Dov’è la casa del mio amico, e Palma d’oro nel 1997 a Cannes, con il Sapore della ciliegia), Kiarostami è attualmente uno dei cineasti più significativi del panorama contemporaneo ma è anche un artista che ha deciso di non limitare la propria immaginazione all’universo cinematografico e di esplorare altre forme di comunicazione visiva come la pittura e, appunto, la fotografia.
La sua cifra stilista sembra essere impostata su una sola ambizione: quella di riuscire a rintracciare negli straordinari paesaggi persiani dei punti di equilibrio estetico che siano in grado di trasmettere al fruitore una sensazione di soave tranquillità. Le emozioni ci sono, ma sono diluite nel sacro rituale della visione (che possibilmente dovrebbe avvenire in rigoroso silenzio e in perfetta solitudine). Nelle sue immagini, come nei suoi film, non ci sono forzature, esperimenti pirotecnici e invenzioni dovute ad un uso spregiudicato della tecnologia.
C’è esclusivamente la bellezza del creato, quella bellezza che gli uomini stanno inesorabilmente distruggendo.
©CultFrame 09/2000
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