
Francesco Zizola Shadows E’ nella logica dei nostri tempi dare voce a chi l’ha già, e amplificare a dismisura gli orrori; ma solo quelli che possono colpirci nel profondo per la loro malintesa attualità, o che "devono" coinvolgerci, a tutti i costi perchè così è stabilito. Avviene, invece, che altre tragedie, un tempo alla ribalta nella nostra coscienza mediatica, ora spazzate via da più urgenti notizie, inavvertitamente scivolino nell’ombra fino ad essere invisibili, cosa che equivale oggi a dire: inesistenti.
"Shadows", ombre, è il titolo del lavoro di Francesco Zizola che la Scuola Romana di Fotografia presenta con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma. Encomiabile scopo del fotografo, il tentativo di trarre fuori dall’ombra l’Africa e le sue misconosciute miserie.
Quanti sanno o ricordano che una gravissima carestia ha provocato nel 2002 migliaia di morti in Angola? Quanti, che il Mozambico dopo una guerra fratricida di 18 anni, lotta ora contro il virus dell’AIDS, di cui è affetto il 13% della popolazione; o che il triste primato mondiale del contagio da HIV spetta al Sudafrica, con ben 6 milioni di ammalati?
Reporter affermato al livello internazionale, collaboratore della celeberrima agenzia Magnum, Zizola si è sempre distinto per il suo impegno sociale, rivolgendo la propria attenzione a temi quali l’AIDS e la fame in Africa, i bambini soldato della Sierra Leone e i "meninos de rua" brasilani. Con la presente mostra, nata per sostenere il lavoro di "Medici senza Frontiere" e destinata all’esposizione presso varie gallerie italiane, egli ribadisce ora la necessità di aprire i nostri occhi su queste realtà, la cui atrocità - contro la quale quotidianamente lottano solo poche associazioni di volontariato sempre a corto di fondi - purtroppo non si dissolve nel nulla come svanisce nella nostra coscienza, allo spegnersi dei riflettori mediatici che su di esse erano puntati.
Le foto esposte sono venti: in linea con un così grande impegno, le immagini di questo quarantenne fotografo romano appaiono piuttosto severe nel loro bianco e nero valorizzato da un’interpretazione della stampa dai toni fortemente drammatici. Non c’è traccia di un’indulgere in quelle raffinatezze formali che in altri lavori avevano caratterizzato il suo stile: risulta privilegiato il racconto.
Una più ristretta selezione del materiale avrebbe forse determinato un impatto anche maggiore sul pubblico, ma la scelta ha probabilmente seguito il criterio del repetita juvant.
Tornano inevitabilmente alla mente le fotografie di Gideon Mendel, ma nel coinvolgimento del fotografo italiano si notano i segni di un approccio affatto diverso: Zizola afferra, infatti, con grande incisività i drammi umani nella loro valenza individuale, ma anche, e forse soprattutto, in quella universale, richiamando l’eterna immagine di un’umanità supina, archetipo della quale pare essere il biblico Giobbe, prostrata dai flagelli che continuano fatalmente - finiamo col convincercene - ad abbattersi su di essa. Così questo potente appello d’aiuto sembra infine un po’ carente di quella positiva componente di speranza, che invece il sudafricano Mendel trasmette al suo spettatore.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 10/2004
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