Martin Parr
Common Sense

Martedì 28 settembre 2004 si è inaugurata, presso lo Studio Trisorio di Roma, una personale del fotografo inglese Martin Parr: 21 ingrandimenti fotografici della serie Common Sense, che si fanno apprezzare per la qualità della stampa, per la saturazione dei colori che, a loro volta, hanno trasformato quelle fotografie, da immagini realistiche per antonomasia, in opere ipperrealistiche, da immagini seriali, in pezzi unici. La selezione operata dai curatori della mostra nei confronti del corpus originario di Common Sense è stata draconiana ma ha cercato, al contempo, di rispettare la rappresentanza delle categorie più o meno esplicite, comunque individuabili, della serie originaria (lecca lecca, panini, cappellini, costumi da bagno, animali, esseri umani, bambole gonfiabili, manichini, etc…).
Il progetto fotografico originale Common Sense, del 1999, sia sotto forma di libro che di un numero cospicuo in contemporanea di mostre, constava di due elementi inscindibili: la documentazione degli aspetti tanto seriali, quanto grotteschi, della società contemporanea e la determinazione dei modi e dei tempi della fruizione che ne riproponesse la serialità forzata della visione.
Circa quattrocento fotocopie laser Xerox a colori formato A3, cm.(30 x 40), riproduzioni di fotocolor di fast food, di abiti sgargianti, di fiori, di cibo come tracce lacerate di vita quotidiana, una accanto all’altra, ordinate come tessere di un mosaico, fissate con puntine da disegno, come si usa per quelle immagini che non si vogliono gettare subito via, ma che non meritano, per loro natura, l’onore di una pur semplice cornice, costituivano l’allestimento delle mostre che nel maggio del ’99 sono state esposte in quaranta città del mondo, a Roma, come a Milano, a Londra come a Napoli, ad Oslo come a Singapore, a Tokyo come a Wellington o come a Milwaukee, a New York come a Bologna, a Parigi come a Colonia, a Torino come a Mosca, a Firenze come a Santa Monica così proseguendo dalla Zambia alla Nuova Zelanda , dal Canada alla Danimarca, dall’Australia alla Repubblica Ceca, attraverso i cinque continenti per descrivere, misurare e verificare il "Common Sense", "il senso comune inteso come maniera ordinaria e semplice di intendere e giudicare, propria della maggior parte della gente".
Per portare a compimento questo progetto Martin Parr si avvalse della collaborazione della Magnum Photos di Londra e del supporto del British Council.

Parr è nato nel 1952 in Inghilterra, ha studiato fotografia a Manchester, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e borse di studio dall’Arts Council of Great Britain, si è dedicato all’insegnamento e dal 1988 è entrato a far parte della agenzia Magnum. Gran collezionista di cartoline a cui attribuisce la capacità descrittiva di un’epoca ben superiore a quella della "Documentary photography", annovera, comunque, tra i suoi padri spirituali "street snappers" quali Robert Frank e Gary Winogrand e cerca da anni nuove vie, e nuove strategie linguistiche, per raccontare i nostri tempi.
Per portare a compimento Common Sense ha adoperato metodi da entomologo, tecniche chirurgiche e strumenti medicali riuscendo a mostrare, con ironia e al tempo stesso con profonda amarezza, "the ordinary" come "extraordinary", riuscendo a svelare gli infingimenti e le valenze simboliche che stanno dietro ogni atto del consumo di massa.

Flash anulari applicati su obiettivi macro, sono le attrezzature che usano i chirurghi per documentare le fasi dei loro interventi, delle loro operazioni. Le riprese sono ravvicinate a pochi centimetri dai tessuti, concentrate sui particolari, sul reticolo dei capillari sanguigni, i colori saturi, le immagini vivide, senza ombre per la luce che arriva dalla corona circolare del flash, le lacerazioni ben evidenti come pure, nelle successive immagini, lo saranno i punti di sutura.
Flash anulari montati su obiettivi macro, sono le attrezzature che usa Parr quando gentilmente chiede a qualche ragazzino affamato: "Scusi posso fotografare il suo panino col ketchup?" E gli avanzi di un panino col ketchup sono uguali in tutte le parti del mondo, come lo sono i sederi maschili di mezz’età inguainati in costumi da bagno a stelle strisce, come lo sono i pasti precotti e imprigionati tra un piatto di plastica bianca e un velo di plastica trasparente, come lo sono le immagini sacre, di Cristo e di Buddha, di Padre Pio e di Ganesha nelle loro cornicette di plastica dorata, come lo sono i sorrisi di donna con le macchie di rossetto sui denti, come lo sono le nuche imprigionate in finti berretti da baseball davanti ad un tramonto di fuoco, come lo sono i cartelloni dei film a luci rosse, come lo è il ritratto di Lady Diana su una cartolina da pochi spiccioli o su una tazza dove sorride all’etichetta da dodici sterline e sessanta. Tutto questo mondo "cheap", riproposto da Martin Parr, fatto di lecca-lecca colorati, di magliette intrise di sudore, di gelati che si sciolgono in mano, di anziane signore con i soldi in bocca, di cartelle "Lucky Lady - Bingo - one win", di piccioni che beccano rapaci, come avvoltoi, le confezioni di fried chicken, di vibratori nei porno shop esposti come pezzi di carne nelle macellerie, di ketchup, senape e marmellate che scolano come liquidi biologici, si propone allo sguardo del visitatore con la spudoratezza e l’appeal di una rivista pornografica. Si gira pagina per vedere cosa ci sarà nella seguente, ma pagina dopo pagina l’immagine sarà sempre una variante della precedente, e si continua a sfogliare oltrepassando il paginone centrale perché ci si aspetta sempre un’emozione in più, fino ad imbattersi, come è accaduto a Parr, nella pubblicità di qualche bambola gonfiabile, che sembra morta soffocata nella sua confezione di cellophane.

Roberto Cavallini

©CultFrame 10/2004


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Il sito di Martin Parr

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Studio Trisorio





Informazioni
CittàRoma
Quando28/09/2004-06/11/2004
DoveStudio Trisorio
IndirizzoVicolo delle Vacche 12
Telefono(39)0668136189
Orariomar.–sab. 16-20
BigliettoIngresso libero
 
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