Metamorph - 9a Mostra Internazionale di Architettura
Le sezioni fotografiche

La 9a Biennale Architettura di Venezia, intitolata Metamorph, firmata da Kurt W. Forster e allestita da Asymptote (H. Rashid e L. M. Coutard), offre - non certo episodicamente - uno spazio di rigore e di spessore alla fotografia che non appare assolutamente asservito alla progettazione di spazi, interni o tessuti di città. Tre sono le sezioni inserite in Metamorph, curate da Nanni Baltzer (giovane assistente di Forster, proveniente dall'Accademia di Architettura della Svizzera Italiana a Mendrisio con studi di specializzazione in Canada), "Morphing Lights", "Floating Shadows", "The Nature of the Artifice". Oltre 60 immagini in vari supporti si accompagnano a intermezzi assoluti, come la sezione Episodes dedicata a Berlino da quando era Ostmark ad oggi, autore Giovanni Chiaromonte. L'immagine delle architetture prima e dopo la caduta del muro dal 1993 al 2004 (la Berlino umana, con gli omaggi all'architetto Schinkel e a Potsdamer prima e dopo Renzo Piano) non è endroit/passaggio da una sezione all'altra della Biennale, ma essa stessa costituisce un flottante del discorso, o un asse portante lungo il quale e oltre il quale si assiste a cospicui mutamenti di paradigma o di ambienti.

In aggiunta, la sezione "The Praise of Shadows", esposta al Padiglione Italia (Giardini della Biennale) e composta da tre paragrafi: Vedute Miesiane, Riflessi D'Architettura, Corpi Turrelliani, "è incentrata sulla memoria visiva collettiva. Le immagini e i video risvegliano il ricordo di una determinata atmosfera. L'atmosfera - lo strato gassoso che avvolge la terra - è per natura effimera e proprio l'inafferrabilità di questo involucro conferisce alle fotografie fascino e originalità, trasformandole in immagini chiave". I lavori nebulosi o lattiginosi di Luisa Lambri (bellissime quelle già esposte dallo Studio Guenzani di Milano, come la serie dell'Asilo di Sant'elia e della Casa del Fascio, sia in foto che in foto dell'artista che ritraggono gli omonimi suoi dipinti) e Frank van der Salm, gli scatti soffusi o sfocati di Hiroshi Sugimoto, le fotografie che giocano con riflessi creando immagini raddoppiate di Guido Guidi o Kay Fingerle, come le rappresentazioni di edifici luminosi immersi nell'oscurità della notte di Hélène Binet, illustrano l'importanza della fotografia atmosferica per l'architettura di oggi. Imponenti i plurimi, infiniti riflessi di Dan Graham (Two Way Mirror, 1986-91). Ancora in "The Praise of Shadows", assai teorico e aspro - non per questo meno bello - è il paragrafo, sempre della Baltzer, dal titolo Corpi Turrelliani: allusione dichiarata agli omonimi corpi di luce, cioè corpi ottici non percepiti come oggetti fisici, ma solidificati (o scomposti) solo grazie alla luce. Gli scatti più belli e gli studi di questa parte sono ancora una volta di Luisa Lambri, poi di Thomas Ruff (1989), di René Burri (1955): li riconoscerete anche senza leggere le courtesy.

"The Nature of Artifice" (alle Corderie, Arsenale) rappresenta un contributo al dibattito sull'architettura del paesaggio. In sintonia con il tema della Biennale di architettura, Metamorph, "la mostra esplora la sottile trasformazione del paesaggio naturale in un paesaggio modificato dall'uomo. Per quanto minimali, le tracce dell'intervento umano sulla natura modificano l'ambiente. Le fotografie presentate documentano quella "Natura dell'Artificio" che generalmente non si riesce più a percepire."
Il percorso espositivo dipende da quale lato si entra nel padiglione espositivo: per noi si apre con un panorama di Marte diffuso dalla NASA, con le prime impronte lasciate sul pianeta rosso da un veicolo costruito dall'uomo. Un vero e proprio statement, un inizio senza esitazioni. Che continua declinandosi nel paesaggio altrettanto marziano ritratto da Daniel Schwartz (The Great Wall of China, 1987-88), pezzi della muraglia cinese diroccati e aspri, tonalità di grigio predominano sul rosso delle terre dell'allunaggio della sonda spaziale dell'immagine precedente. A Moon, 1998, è invece uno scatto nero, incassato in alluminio di Frank Van der Salm: una luna nera-pece, come un oggetto messo in cielo dall'uomo. Altrettanto il Cretto di Burri, ritratto mille volte eppure reso parte del cosmo "materico" da Stefan Muller (2000). Molte delle foto di questa sezione vengono dalla Architektur Galerie di Berlino, quando non dai singoli autori. Muri e freddezze artiche delle immagini della Spiluttini e di Guido Baseglia non resistono alla perfezione di Hochland (High country, 2001 e Weltraum) che ritrae nudi sassi, irriducibili e invisibili sentieri scavati nella roccia, oppure macchie incomprensibili e ataviche come i croop circles, il cinereo della nuda roccia frastagliata artificialmente. Una grande parete della sezione è occupata da 15 parti (316x663) di nudo ghiacciaio incastonate in un unico trittico verticale ripetuto 5 volte: Walter Niedermayr nel suo Grey Wall II del 2000 ritrae da lontano pareti innevate dove apparentemente nulla accade. Se l'occhio scruta meglio, nel silenzio siderale che pare emanare finanche l'odore del ghiaccio, allora intravede ogni singolo intervento dell'uomo - un palo, un rifugio, un deposito - insomma tutto l'artificio celato nel naturale senza che ormai l'occhio assuefatto percepisca alcunché - privato della dovuta attenzione mentre osserva. Il paesaggio maculato della neve tra le rocce, qua e là puntellato di tralicci solitari, è soltanto inanimato: nessuna piccola e marginale presenza umana è inclusa in questo gigantesco ritratto surreale.

Leo Fabrizio, nella incredibile serie Bunkers (2001) prevalentemente tirata in stampe lambda su alluminio, cattura impercettibili e segretissime variazioni nelle rocce: dei veri e propri bunker seguiti, scoperti e ritratti dall'artista. Meriterebbero il corridoio centrale della sezione. Anche Nobuyoshi Araki con i suoi già noti Skyscapes (2000) emoziona: i passaggi vorticosi delle nuvole nelle giornate di vento, i tramonti, le icone perfette dei mezzogiorno abbacinanti come solo il b/n può rendere. La migliore scoperta della sezione è la danese Nanni Hanninen, presente con tre immagini: Space I, III, VI (2000, cortesy Galleri Bo Bjerggard, Copenhagen). La prima, accecante nero su tutta la superficie, racchiude una minima traccia di luce nella pece della notte, scattata con un'apertura infinita. La seconda, in bianco accecante quasi totale, ritrae, celandole abilmente, le curve sospese di una montagna, le sue fasce di neve fresca che si allungano sui ghiacciai spalmati di nebbia. La terza, un cumulo di bianco molto diverso dal precedente: un piccolo abete in un angolo a sinistra, in alto, e un piccolo spuntone di roccia all'angolo opposto, rompono appena, quasi come serigrafie spalmate sul vetro, la trama accecante della foto. Ancora Frank Van der Salm (Focus, 2003, duraflex on Dbond) rincorre la tecnica della Hanninen e ritrae un unico, magnetico raggio di luce, nel quasi bianco totale, che irrompe dall'angolo sinistro e precipita, formando un cumulo appena percettibile di riflessi sul fondo della foto, di un grigio bianco uniforme e artificiale - al contrario dei vividissimi bianchi e neri degli scatti della finlandese. Interessante Hans Christian Schino (Autobahn, Part 3, 2000, cprint on acrylic) che ritrae una rete di fitta iuta per aiuole - che sembra miniaturizzata e invece ricopre un enorme fianco di un'autostrada in costruzione.
Proseguendo nelle Corderie, si incontra una sezione, L'Erpicatura delle Città: non perdetela, è in un passaggio poco valorizzato: caotiche view di metropolitane, pagode, foto inconcluse del nulla, angoli ciechi di vie o di palizzate di cantieri, lavori in corso, giardini di scuole d'infanzia orientali, cavalcavia, stampe digitali su tela di tutto l'oceano di imperfetto contenuto nel nostro attuale urbanesimo - perfette le fotocomposizioni virate di palazzi e grattacieli.
Tra gli autori degli scatti: Bernard Voïta, Aglaia Konrad, Annelies Štrba, Naoya Hatakeyama. Tra quelli dei film: Ai Weiwei, Claudio Moser, Eric Hattan.

Il Padiglione Italia, con la sezione Notizie dall'Interno (curata da Mirko Zardini e dedicata agli interni italiani degli ultimi anni), è un'inconsapevole mostra di immagini da considerare solo dal puro aspetto visivo (niente architettura, niente vague, soltanto occhio per immagini): Paolo Rosselli presenta Abitazioni e Sky TV, del 1993; con 13 studenti (le immagini più belle) del V anno del Politecnico di Milano, facoltà di Design, Rosselli inoltre presenta per mano dei suoi allievi una parete di scatti dell'intorno della vita di questi giovani che sono puri esperimenti sulla luce e sui loro interni domestici. In prevalenza si tratta di ritratti di studi, case, o di immagini inventate e studiate come quella di un corridoio scalcinato con tante porte, ognuna delle quali è chiusa e presenta ai piedi un bel paio di scarpe poggiato in attesa.
Siccome ci si passa subito dopo, da non perdere un cut-up a cura di Ezio Alberione: IN-DOORS, una serie di clipping da 50 anni di cinema - italiano e non - molto divertente e astutamente veloce. Proseguendo nel Padiglione Italia, a cura di Marco Ferreri, una serie di suoi e altrui scatti (dal titolo Elementi minimi): una teca di oltre 20 foto montate su mattonelle di polistirolo nero, lo stesso utilizzato nelle sedute sparse per le sale. Uno scatto in particolare del Ferreri fotografo è mirabile. Si tratta di "Concerto per luci sole": 50 auto poste in cerchio a formare un diametro di 60 metri accendono le luci nella nebbia (lo scatto è realizzato durante una sua performance/concerto dal nome Festanebbia, 29 febbraio 2004).

Diana Marrone

©CultFrame 09/2004


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Galleria


Leo Fabrizio
Bunkers, St. Georges, 2001
Lambda prints mounted on aluminium, 80x100 cm.
Courtesy of the artist



Luisa Lambri
Untitled (Menil House,
#07, #10, #04), 2002
Laserchrome print
104x130 cm. each
Courtesy Luisa Lambri and Studio Guenzani, Milan



Nobuyoshi Araki
Skyscapes, 2000
Black and white print
100x120 cm.
Courtesy Nobuyoshi and Taka Ishii Gallery, Tokyo, Japan





Relazioni
VideoFrame-VideoFocus. Metamorph - 9a Mostra Internazionale di Architettura - Padiglione Israele - Back to the Sea

PhotFrame-Libri. Fotografia e Architettura a cura di Carlo Cresti

PhotoFrame-Mostre. Patrizia della Porta - Mu-seum

PhotoFrame-Libri. Architecture without shadow di AA.VV.

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PhotoFrame-Libri. Architettura e fotografia di AA.VV.

PhotoFrame-VideoFocus. Clip City - Music Videos and Architecture

9a Mostra Internazionale di Architettura - Metamorph





Informazioni
CittàVenezia
Quando12/09/2004-07/11/2004
DoveArsenale (Corderie e Artiglierie), Giardini della Biennale
Telefono(39)0415218828
OrarioTutti i giorni 10-18
Bigliettointero 12 euro
ridotto 10 euro
 
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