
August Sander - Ritratti FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma 2004 Considerato il padre della ritrattistica moderna tedesca, nonché un precursore della Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit), la corrente che vedrà nella fotografia "lo strumento di una nuova visione" aliena da ogni artificio tecnico o estetico, Sander è stato scelto per chiudere l’edizione 2004 di FotoGrafia. L’ultima - ma non per questo meno importante - fra le mostre del festival è, infatti, "Ritratti. Fotografie di August Sander", ospitata nella prestigiosa sede dei Musei Capitolini.
In un percorso di circa 180 stampe vintage, la mostra rileva il peculiare approccio di questo fotografo, che aveva concepito in un complesso "mosaico" di tipologie sociali un vero e proprio ritratto collettivo della Germania fra il secondo e il terzo decennio del secolo scorso.
"La fotografia è come un mosaico: raggiunge la sua sintesi solo quando si può mostrarla tutta insieme", scrive il fotografo tedesco e, riferendosi ai primi dei suoi innumerevoli ritratti, quelli dei contadini, scattati già nel 1911, aggiunge: "Queste persone ... mi sembravano, anche per il loro legame con la natura, designati apposta per incarnare la mia idea di archetipo".
Appare evidente come, nello spirito di siffatta ricerca, le persone siano in realtà personae in senso junghiano, ruoli assegnati dalla società ai quali il comportamento e perfino l’aspetto d’un individuo finiscono col conformarsi, con un conseguente effetto di un "livellamento dei volti e delle immagini": quello di cui parla Alfred Döblin nella sua introduzione a "Anlitz der Zeit", unico volume pubblicato del monumentale progetto sanderiano di classificazione della società tedesca dell’epoca.
Difficile parlare di ritratti nella vera accezione del termine, perché al fotografo è del tutto estraneo l’intento di mettere in rilievo somiglianze fisionomiche o caratteristiche personali di un individuo. Il lavoro di Sander, paziente e metodico, quanto neutrale rispetto ad ogni teoria razziale o sociale del momento, consiste nel registrare, attraverso l’occhio imparziale della fotocamera, il maggior numero possibile di "tipi", allo scopo di raggrupparli "sulla base dell’osservazione immediata" con rigoroso metodo tassonomico per genere, cultura, professione, ceto e quant’altro.
Un lavoro "scientifico", che gli varrà da una parte il successo di pubblico e il plauso di un intellettuale del calibro di Walter Benjamin, che nell’opera di Sander individua una sorta di "atlante su cui esercitarsi" per raffinare l’appercezione fisiognomica in modo da scongiurare i rischi insiti nel potere emergente del Nazismo; dall’altra gli costerà, sfortunatamente, proprio la censura di questo nuovo potere, che non si limiterà a ritirare dal commercio "Anlitz der Zeit", proclamato opera antisociale, ma confischerà pure gran parte del materiale raccolto in vista della pubblicazione di altri volumi.
La mostra ripercorre le tappe principali della ricerca di August Sander, e riconduce puntualmente lo spettatore, che potrebbe trovarsi disorientato di fronte ad una così grande quantità di anonimi ritratti - livellati dalla distanza nel tempo oltre che dalle convenzioni sociali - nei binari del suo sistema di classificazione: le didascalie del maestro sono riportate fedelmente accanto alle foto e appaiono oggi certamente meno scontate che allora: mostrano tutta l’evidenza dei cambiamenti di costume, acquistando perciò valore di documento storico. Fra le immagini presenti, acquistano uno spessore assai diverso, quelle autobiografiche della moglie con i due figli gemelli neonati, uno dei quali morto, e quella del figlio Erich, prigioniero politico, di cui sappiamo esser morto di peritonite poco prima del rilascio dopo dieci anni di detenzione.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 07/2004
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