
Bill Brandt A Centenary Restrospective 1934. Dodici occhi bianchissimi, espressioni intense di altri tempi: "Miners Returning to Daylight" è il ritratto di sei minatori appena risaliti dalle viscere della terra inglese. I cappelli calcati sulle teste e le camicie dal colletto chiuso, benché sporche, trasmettono un’incredibile sensazione di orgoglio e fierezza. Sulla porta del loro elevatore si stagliano le ombre di cavi, funi, macchinari.
1938. Due donne vestite di nero, con un grembiule bianco ricco di pizzi ed un bizzarro cappello (bianco anch’esso) sul capo guardano verso il basso, forse in segno di rispetto: la tavola è imbandita riccamente, e le due "parlourmaids", con le mani dietro la schiena, sembrano attendere ordini.
Bill Brandt, nato ad Amburgo ma trasferitosi molto giovane in Inghilterra, seppe descrivere in maniera intelligente i contrasti tra gli strati sociali all’interno della società inglese, partendo da quella parte che più gli era vicina: la Londra bene, cui appartenevano i suoi zii.
Abbiamo quindi la possibilità nell’ambito di Bill Brandt - A Centenary Retrospective di immergerci completamente nel clima della Londra degli anni ’30 ed assistere ad eventi di vita quotidiana come una festa di compleanno di bambini - "Children’s Party, Kensington" del 1935/ 35. Una bimba guarda diritto verso la macchina fotografica, quasi alla ricerca di una "posa", il suo abitino chiaro è molto elegante e tra i suoi capelli risalta una coroncina di fiori; la bocca sembra truccata come quella di una signora, ma la posizione della sua piccola mano, quasi distesa lungo il fianco, ma come in cerca di una piega, di una tasca, di un lembo a cui fare appiglio, ne rivelano la giovanissima età. Le figure intorno a lei sono per la maggior parte in movimento: ma tra loro si distingue un bimbo immobile con due occhi grandi dall’espressione stupita, quasi ipnotizzata, di un’epoca in cui scattare fotografie non era un'abitudine quotidiana.
Non è solo la "upper class" ad essere rappresentata, ma anche la classe lavoratrice: in un ritratto del 1937, vediamo una giovane casalinga (la fotografia è infatti intitolata Young House Wife) inginocchiata sulla soglia di casa, intenta a lavarne il pavimento. La posizione della donna suggerisce un movimento molto armonioso, dalla semioscurità che la avvolge deriva un forte senso di intimità accentuato dalla cornice creata dallo stipite della porta. La composizione è quasi pittorica. Interessanti anche le immagini notturne scattate a Londra durante la seconda Guerra mondiale. Nel 1939, infatti, Bill Brandt fotografò le strade deserte della capitale inglese al buio (tra cui spicca la veduta di St. Paul’s Cathedral circondata da detriti), aiutato da luci portatili (photofloods): egli stesso commenterà al riguardo nel 1948: "Sotto la luce morbida della luna la città in black-out acquistava una nuova bellezza. Le case sembravano dipinte e le rovine dei bombardamenti creavano delle strane forme".
Nel 1940, gli fu commissionato dal Ministero dell’Informazione un reportage sulle condizioni della popolazione nascosta, al riparo dai bombardamenti. A quest’epoca risalgono le immagini della metropolitana londinese trasformatasi temporaneamente in un dormitorio. Le caratteristiche tecniche surrealiste ereditate da Man Ray (di cui fu assistente) emergono anche nella fotografia documentaristica: i forti chiaroscuri, la ricerca di soggetti staccati dallo sfondo, la tendenza a stampare a volte in maniera estrema, a scapito del dettaglio, ma rendendo l’immagine più forte, più incisiva, richiamano alla mente i ritratti dalla prospettiva deformata e dalle forme inverosimili propri soprattutto del Bill Brandt degli anni ’50.
In "Belgravia" (1951), la macchina fotografica sembra posata sul grembo della modella, forse sdraiata sul pavimento in legno: in primo piano, vi sono due gambe di donna accavallate; quella più vicina all’obbiettivo è scandagliata anatomicamente dalla macchina fotografica, tanto da vederne i pori della pelle; l’altra si staglia in maniera molto netta sullo sfondo di una camera resa più spaziosa dall’effetto del grandangolo. Dal finestrone della stanza si intravede la facciata della casa accanto. "Baie des Anges" (1959) è invece scattata su una spiaggia, ed appartiene ad una serie di nudi realizzati in riva al mare, in cui particolari di figure umane spesso si confondono con il paesaggio circostante. Due mani si ergono come un monumento sulla spiaggia e si intrecciano con un forte senso plastico, illuminate da una luce radente che le rende simili ai sassi su cui sono poggiate. Delle mani riusciamo a contare le pieghe, le imperfezioni, la linea delle impronte digitali.
Queste immagini contrastano fortemente con i reportage degli anni precedenti e ben rappresentano il continuo affiancarsi dell’aspetto più documentaristico a quello più artistico nella vita di Bill Brandt; un autore capace di descrivere un’epoca anche a costo di "barare" ricreando delle situazioni, mettendole in scena usando amici e parenti, ma anche un artista dalla grande sensibilità estetica in grado elaborare ritratti forti e audaci.
Veronica De Benedetti
©CultFrame 05/2004
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