Cresci - Tranchina
Analogie

Cresci, Tranchina! Si strizzano l’occhio e sorridono, il maestro e il giovane allievo. Diciamo così, anche se tra i due artisti non c’è mai stato quel rapporto "di bottega", secondo l’insegnamento quattrocentesco, bensì affinità, stima e ammirazione reciproca che hanno portato a questa collaborazione inedita per Fotografia Italiana. Due generazioni a confronto, due poetiche profondamente diverse per origine, contenuto, mezzi e modalità espressive, ma comunque unite nell’intento di svelare le sottili Analogie in bianco e nero che intercorrono tra loro, capaci di rendere un soffio i trent’anni che li separano. I loro punti di vista estetici e formali sono diversi e ben definiti, ma cercano di convergere sulla traiettoria che delinea un modo comune di concepire, intendere e gestire il mezzo fotografico.

Mario Cresci, fotografo, designer e docente, non ha bisogno di presentazioni: dagli anni '60 perpetua a livello internazionale la sua ricerca in ambito artistico e grafico, mirando ad analizzare il linguaggio visivo nelle sue diverse potenzialità espressive.
Davide Tranchina conclude gli studi teorici presso il D.A.M.S dell’Alma Mater, l’antica Università Bolognese e si dedica completamente alla fotografia.
Uno sguardo di insieme veloce all’esposizione può lasciare disorientati: la varietà e disomogeneità dei lavori esposti sembrano tradire il senso logico che comunemente appaga e soddisfa un osservatore superficiale. In realtà sono "solo" opere esigenti, che richiedono attenzione e riflessione, ma soprattutto prontezza di spirito nel cogliere le molteplici citazioni colte e i numerosi rimandi meta- (linguistici, testuali, artistici…).

Basti pensare alla successione di Slittamenti: Cresci si permette di ammiccare a Raffaello, richiamarlo, nascondere e celare i suoi tratti delicati. E quanto cinema nelle sue sequenze, cui dedica studio e curata progettazione e attraverso cui formula un pensiero narrativo su un’idea del tempo.
Afferra dunque lo sgretolarsi della temporalità e provoca scatti di angolature per evidenziare un dettaglio o giochi di luce sulle geometrie di pavimenti, che conquistano così una loro illusoria e autonoma tridimensionalità. Quanto mistero e perfezione in quella strada che nasce da uno specchio (e conseguentemente da tutti i suoi innumerevoli significati semiologici) e da un metro di sartoria. E chissà quale realtà immaginaria suggerisce. "Fotografare è prima di tutto sentire"; conduce a un sentimento, dunque?
Sono indubbiamente figurazioni che trasudano di concettualismo le sue Rotazioni di graffi nella pietra, così regolari, armoniche e senza un granello di polvere superfluo, nemmeno nella fragile crepa del sasso, attraverso cui raggiunge il massimo livello potenziale d’astrazione.

Spartiacque di questo percorso il Safari Metropolitano di Tranchina, una vera e propria rappresentazione onirica della fauna cittadina, attraverso immagini che richiamano esplicitamente il mezzo più diretto della comunicazione del nostro tempo, la pubblicità. E ancora il cinema, quello di Wenders anni ì70, per intenderci. Il cruscotto dell’automobile delinea marcatamente lo spazio urbano dall’incontro fantastico con cani a sei zampe, rinoceronti, rane, galline, orsi, cavalli, gatti felici e tigri di "dalìniana" memoria. Uno stereotipo riproposto di continuo, proprio come la società e il suo gusto impone.
E’ un reportage quantomeno insolito, anzi, un vero anti-reportage; ne conserva idealmente solo alcuni accenni, negando però i suoi tratti fondamentali: non esiste nessuna rappresentazione diretta della realtà, che affiora solo attraverso un filtro marcato e consapevole di dover fare quel passo indietro necessario a prendere le distanze, per osservare con lucidità la verità metaforica, intima e individuale di cui l’artista ci vuole rendere partecipi. L’essere umano esiste in quanto viaggiatore; è presente il suo sguardo, ma non il suo corpo. Il suo è occhio; è affine a quello di Velasquez che osserva le Meniñas, dice il ragazzo.

L’allestimento è il coerente risultato del desiderio di un esperimento che mette a confronto la storia della fotografia italiana, le sue aspirazioni e le sue tendenze, più che mai proiettate al riconoscimento consapevole del proprio valore artistico.

Laura Atie

©CultFrame 04/2004


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Galleria


Mario Cresci
dalla serie Academia
Slittamento su Raffaello
trittico, Bergamo, 1997



Davide Tranchina
Cane a sei zampe, 1999






Informazioni
CittàMilano
Quando23/04/2004-29/05/2004
Dovegalleria Fotografia Italiana
IndirizzoVia Matteo Bandello 14
Telefono(39)024989892
OrarioTutti i giorni 15-20
sab. su appunt.
(ch. dom. e lun.)
BigliettoIngresso libero
 
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