Don McCullin - Mostra antologica / The Tribes of Southern Ethiopia
FotoGrafia - Festival internazionale di Roma 2004

Il 2 Aprile ai Mercati di Traiano, nell'ambito di FotoGrafia 2004, Don McCullin ha presentato quattro decenni della sua attività, attraverso due mostre, la prima antologica e la seconda The Tribes of Southern Ethiopia, un reportage antropologico realizzato tra il 2002 ed 2003 nei territori del Corno d’Africa (Eritrea, Etiopia e Somalia) prodotto direttamente dal Festival ed ivi presentato in prima mondiale.
Nato a Londra nel 1935, Don McCullin ha vinto, nel 1949, una borsa di studio presso la Hammersmith School of Arts and Crafts. Nel 1954, arruolato nella R.A.F. diventa assistente fotografo. Ma è nel 1959 con le foto della gang the Guvnors, (esposte nella mostra attraverso vintage di rara brillantezza) pubblicate dall'Observer, che inizia la sua carriera di fotogiornalista. Da allora ha coperto i più importanti eventi bellici e non, dal Muro di Berlino, alla Guerra di Cipro e poi in Vietman, in Israele, Biafra, Cambogia, Bangladesh, India, Beiruth etc.. Ha ricevuto numerosi premi e lauree ad honorem. La sua autobiografia si intitola An unreasonable behaviour.
Divenne fotografo di guerra per caso ed al tempo stesso per un processo naturale, dopo quattro anni di lavoro per The Observer, visitando ogni piccola città in Inghilterra, sentì la necessità di uscire di vedere altri mondi.
Nel '64, gli chiesero se volesse andare a coprire la guerra civile in Cipro. Si sentì come un giovane gladiatore. Partì con la sua povera attrezzatura e con uno strano obiettivo comperato usato per cinquanta sterline, un Novoflex 240mm. Col quale scattò quella foto famosa, molto Hollywooddiana, dove un uomo col mitra in mano corre e sembra sospeso. Vinse in quell’occasione il World Press Photo.
Ha visto uomini morire violentemente, Un suo libro si intitola Sleeping with Ghosts. La ferita che ha riportato in Cambogia non è stata tanto grave ma per sua stessa ammissione gli ha fatto bene, gli ha insegnato cosa vuol dire soffrire. Ed ha trovato così la forza di continuare perché doveva mostrare le ingiustizie del mondo. Non si può dire quanto la fotografia abbia potere, ma la libertà con cui i fotoreporter della sua generazione hanno potuto descrivere la disperazione della guerra in Vietnam, ha prodotto immagini e servizi che hanno esercitato una pressione decisiva sull'opinione pubblica di allora. Dalle Falkland in poi la fotografia di guerra è stata fortemente censurata. Oggi ci sono le liste nere, con i nomi dei fotoreporter scomodi.

McCullin ha sempre usato i toni scuri e drammatici per la stampa delle sue fotografie ed ha affermato: a cosa serve rischiare la vita se l'esposizione è sbagliata? Eppure nelle sue stampe magistralmente eseguite, dove la ricchezza dei particolari nelle zone di ombra e penombra è sorprendente, mai si nota un cedimento alla spettacolarizzazione, all’estetismo.
Ha ribadito in più di una occasione "Non si può essere un artista in guerra", e in quelle situazioni, la fantasia serve per farti esprimere come testimone. Ma, per essere effettivamente la voce delle vittime ritratte, successivamente devi esercitare un controllo sulle scelte redazionali.
Nello scorrere le immagini della mostra antologica si ripercorrono inevitabilmente quaranta anni di storia e quelle foto finiscono per rivestire di volta in volta, a seconda di chi le guarda, il ruolo di testimonianza, di ricordo (seppur indiretto), di icone, di simboli, di scoperta di aspetti sconosciuti ma al tempo stesso collocabili in un ambito riconducibile ad una storia comune, ad una storia vissuta direttamente o attraverso i mass-media che hanno finito per costituire parte della nostra memoria collettiva. Così la Londra fumosa degli anni sessanta, o teddy boys, o le immagini del Biafra ricompongono i tasselli della nostra vita vissuta ed in esse ci riconosciamo, basta una data, un nome e ci si può abbandonare in uno strano viaggio spazio-temporale.

McCullin è un fotografo della distanza non del distacco, anche se preferibilmente usa un obiettivo grandangolare che costringe ad avvicinarsi al soggetto, egli lascia spazio, nelle sue foto, anche al contesto; il soggetto non è mai retoricamente invaso ed invadente. Questo suo indiscusso merito che nell’antologica si esalta, per quanto già detto, vede attenuare la sua funzione nella mostra the Tribes of Southern Ethiopia, dove la diversità di quel mondo, di quegli uomini, per noi occidentali che li osserviamo attraverso quelle fotografie, finisce per rimanere muta in assenza di coordinate linguiste oltre alle didascalie che indicano il luogo, la data ed il nome della popolazione. Comunque quelle immagini generano una sorta di sospensione del giudizio, un interrogativo non risolto, mai un atteggiamento superficialmente razzistico.

Roberto Cavallini

©CultFrame 04/2004



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Galleria






Don McCullin
The Tribes of Southern Ethiopia, 2002-2003





Relazioni
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Il sito del festival





Informazioni
CittàRoma
Quando02/04/2004-06/06/2004
DoveMercati di Traiano
IndirizzoVia IV Novembre 94
Telefono(39)066790048
Orariomar.-dom. 9-19
Bigliettointero 6,20 euro
ridotto 3,10 euro
 
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