
Olivo Barbieri - site specific_roma04 FotoGrafia - Festival internazionale di Roma 2004 La connessione apparentemente indiscutibile tra porzione di realtà catturata dall’obiettivo fotografico e decodificazione degli elementi visuali percepiti da parte dell’occhio umano è in verità assolutamente labile, fragilissima. Prova di questa affermazione è fornita con grande chiarezza dalla mostra di Olivo Barbieri, ospitata presso i Mercati di Traiano nell’ambito del Festival Internazionale FotoGrafia di Roma 2004.
L’evento è composto da un lavoro su commissione, basato su grandi stampe a colori, dedicato alla capitale e da un film girato in 35 mm (colore – 13 minuti), proiettato in pellicola la sera dell’inaugurazione del festival e in dvd fino al 6 giugno, giorno di chiusura della mostra.
Barbieri elabora da diversi anni un complesso progetto espressivo nell’ambito del quale intende procedere alla raffigurazione in chiave simbolica, e quindi non realistica, dei luoghi e degli ambienti nei quali vivono gli esseri umani. Le sue immagini, dunque, non sono vicine al reportage e neanche ingabbiate in una fredda e tecncistica analisi architettonica. Non è neanche riscontrabile un’interpretazione di tipo sociale e neppure alcuna tendenza estetizzante. Barbieri insegue un difficile distacco poetico, che corrisponde, di fatto, ad un allontanamento fisico dall’oggetto rappresentato, scelta in grado di restituire al fruitore la dimensione irreale del mondo. In tal senso, compie un percorso inverso, ma parallelo, a quello di un altro grande fotografo contemporaneo: James Casebere.
L’artista americano costruisce dei modellini che ricordano ambienti concreti e grazie al procedimento fotografico cerca di renderli reali. Barbieri, invece, utilizzando una prospettiva aerea e delle raffinate sfocature fornisce agli elementi della realtà un’atmosfera artificiale, a tratti onirica. Nelle immagini dell’autore di Carpi, Roma diventa così un gigantesco plastico, una metropoli fantastica e "finta" in cui il peso della storia, la vita dei cittadini, la struttura urbanistica e il segno architettonico perdono di consistenza per lasciare spazio ad una sorta di installazione dalle forti componenti concettuali.
Tale poetica è molto ben riscontrabile nel cortometraggio intitolato site specific_roma 04 film, opera nella quale l’ideologia creativa di Barbieri viene evidenziata in modo netto. Riprese aeree mescolano, in un percorso ben delineato, piazze e strade, palazzi e monumenti, centro storico e periferie, bellezze architettoniche e obbrobri inenarrabili. Si tratta di un algido labirinto compositivo che evoca un tessuto esistenziale e sociale invisibile. Allo stesso tempo però, ci si rende conto, guardando il film, della grandiosa e delirante artificiosità dell’organizzazione umana, organizzazione in grado di mettere in atto un’articolata predisposizione degli spazi ma anche di generare mostruosità che hanno portato alla distruzione del paesaggio.
Sembra chiedersi Olivo Barbieri: cosa c’è effettivamente di reale nel nostro sistema di vita? Ed ancora: quanto il nostro sguardo riesce a comprendere di ciò che ci circonda? Sono domande a cui probabilmente non si possono dare risposte precise e che finiscono per mettere in discussione il nesso logico che dovrebbe sussistere tra l’uomo ei suoi comportamenti.
In sostanza, il senso dell’esistenza negli scatti di Barbieri diviene oggetto di riflessione critica, di un’impostazione filosofica che spinge lo sguardo umano a negare la sua soggettività per operare in un’angosciosa, quanto più profonda, condizione di disperata e cinica oggettività.
Maurizio G. De Bonis
©CultFrame 04/2004
|
|
|