Elliott Erwitt
Snaps

Lo "Snap" è uno schioccar di dita, un attimo, uno scatto dell'otturatore. Ma non c'è otturatore a ghigliottina nella hobby camera di Elliott Erwitt, ce n’è uno con gli ingranaggi che si chiudono silenziosamente verso il centro, come labbra per un delicato bacio.
Di baci ne ha lanciati molti, nella sua vita di fotografo dilettante e di osservatore professionista, ad un mondo che ha voluto vedere "gentile, ottimistico e persino fuori moda: dove non c'è violenza, non c'è guerra, non c'è crudeltà, ne dolore; niente bidonville e poche dimore sontuose: un mondo con molti esordi luminosi e persino qualche lieto fine", annota Murray Sayle nell'introduzione al libro: "Snaps - i migliori scatti di un grande fotografo", che ripercorrono un arco temporale di più di cinquanta anni di attività, molti dei quali con l’agenzia Magnum, fra Hollywood e la Casa Bianca, lungo le strade d’America e d’Europa.

Elliott Erwitt è nato a Parigi il 26 luglio 1928 con il nome di Elio Romano da una coppia di ebrei russi. Trascorse l'infanzia a Milano, parlando italiano a scuola e russo in casa. Nel '38 la famiglia si trasferì a Parigi, per poi emigrare per motivi razziali, a New York. In seguito gli Erwitt si recarono a Los Angeles, dove Elio decise di trasformare il suo nome in Elliott, vista la difficoltà degli americani di pronunciare "Hallo, Elio!" e lì cominciò ad interessarsi alla fotografia. "Quando uno si ritrova di colpo in mezzo ad estranei che blaterano in una lingua che non capisce, deve usare gli occhi. E cosa vede? Vede esseri umani comici, tristi, felici: esseri umani più o meno come lui". Dall’uso esclusivo degli occhi, ai quali saranno affidate sia la comprensione che l’immedesimazione nell’altro, si genererà, nell’opera di Erwitt, una tendenza all’associazione di segni casuali che darà vita a composizioni il cui senso sarà assolutamente arbitrario. "Quel che succede in una data scena, in una situazione ed il suo risultato ottenuto nella fotografia, possono essere cose del tutto diverse. A volte, l’aspetto umoristico è nella fotografia non nella scena fotografata", afferma lo stesso autore.

Contro un cielo chiaro, appena segnato da nubi, si staglia la sagoma di un gabbiano che si riposa su un lampione e sembra, al contempo, interrogarsi sulla natura dello strano uccello a reazione che si allontana in volo. L’aspetto umoristico non era nella scena ripresa a Coney Island, nel 1975, l’umorismo era ed è nella capacità associativa e visionaria di Elliott Erwitt. Sembra che egli sia teso ad individuare un ordine nascosto nelle cose, un ordine che ribalti il senso comune. Sembra che il suo sguardo sia capace di rivelare i motivi nascosti, di un comportamento, di uno sguardo, di un abbraccio. E’ del 2000, una foto scattata a New York, a due cani bulldog gemelli, entrambi seduti nella stessa posizione, uno su uno scalino, l’altro in grembo al padrone del quale sono visibili solamente le gambe e le braccia, perché al busto ed al viso dell’uomo si sovrappone perfettamente la sagoma del cane. Anche di fronte a questa immagine, ad un primo sguardo, si sorride, per l’assurdità del mostro metà uomo e metà cane, ma ad una più attenta osservazione, si scopre che non c’è nulla di assurdo in quella creatura inventata dalle geometrie illusioniste di Erwitt. E’ l’interpretazione visiva del legame che quell’animale e quell’uomo hanno stabilito.
I cani sono un soggetto ricorrente nelle fotografie di Elliott Erwitt che ricalca quasi sempre lo stesso schema, dalle prime degli anni quaranta alle più recenti: bastardini, di piccola taglia, imbacuccati in cappottini e con cappellini, accanto a gambe di donna le cui fattezze rimangono avvolte nel mistero.
Anche dinanzi a queste fotografie si sorride, i cagnolini sono ridicoli con quegli abitini da bambino viziato, ma non c’è cattiveria nei loro confronti, c’è empatia, condivisione del punto di vista: Erwitt non fotografa i cani dall’alto, si abbassa, li guarda negli occhi cercando in loro un segno, un’accenno di risposta. Sono gli umani, i loro padroni, questa volta che rimangono tagliati fuori, dalla capacità di comprendere e di essere compresi.

Oltre alla sua hobby camera, frequentemente Erwitt usa la sua business camera per le operazioni di obbedienza creativa, come egli stesso definisce le immagini pubblicitarie che realizza. Un nonno ed un nipotino che si allontanano in bicicletta con due baguette di traverso, lungo una strada incorniciata da due filari di alberi sono gli ingredienti di un’immagine commissionata dall’Ente del Turismo Francese nel 1965 e scattata in Provenza. Tutto è frutto di una sapiente regia ed ogni cosa è al posto giusto. Come tutto è al suo posto nell’’immagine realizzata nel 1955 in California, probabilmente con la complicità dei soggetti ed utilizzata recentemente per pubblicizzare una casa produttrice di apparecchiature fotografiche: sullo sfondo un tramonto ed in primo piano, riflessa nello specchietto retrovisore di un’automobile, una donna che sorride al suo innamorato. Non c’è il chiasso dei colori, c’è la luminosità di un sorriso e la dolcezza di un’espressione.
"L’essenza stessa dell’arte di Elliott", ha scritto il romanziere Wilfrid Sheed, "è essere tenero senza piangere, comico senza ridere, intelligente senza pensare".

Roberto Cavallini

©CultFrame 03/2004


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Galleria


Elliott Erwitt
New York, 1974
©Magnum/Contrasto



Elliott Erwitt
Kent, Inghilterra, 1984
©Magnum/Contrasto



Elliott Erwitt
Gli spostati
©Magnum/Contrasto





Relazioni
PhotoFrame-Grandangolo. L'ironia dietro il mirino - Incontro con Elliott Erwitt

Peter Fetterman Gallery. Trentasei immagini realizzate da Elliott Erwitt

Contrasto





Informazioni
CittàFirenze
Quando04/03/2004-19/04/2004
DoveMuseo Marino Marini
IndirizzoPiazza San Pancrazio
Telefono(39)055219432
OrarioTutti i giorni 10-17 (ch. mar.)
Bigliettointero 4 euro
ridotto 2 euro
 
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