Samuel Fosso

Negli ultimi anni a Roma sono stati presentati cinque fotografi di origine africana i cui lavori forniscono un quadro interessante della fotografia proveniente da questo vasto continente: Malick Sidibé e Seydou Keita (Mali), Zwelethu Mthethwa (Sudafrica), Ousmane Ndiaye Dago (Senegal) e Angèle Etoundi Essamba (Camerun). Molto diversi tra loro, questi autori operano delle scelte precise che spaziano dalle riprese in studio al reportage, fino alla fotografia creativa.
In questa serie di esposizioni si inserisce anche quella di Samuel Fosso, allestita presso la Calcografia di Roma. I curatori, Maria Francesca Bonetti e Guido Schlinkert, hanno scelto di presentare i due aspetti che caratterizzano la ricerca di Fosso: le immagini in bianco e nero realizzate nello "Studio Photo Nationale" di Bangui (capitale della Repubblica Centroafricana) e gli autoritratti.
Così si snoda il percorso di Fosso, percorso che partendo da un approccio puramente commerciale, rivolto alla clientela locale, si evolve verso il versante più creativo e in un certo senso coraggioso (considerando il contesto socio-politico in cui opera), spingendosi fino agli autoritratti a colori e di grande formato commissionati dai magazzini Tati di Parigi.

Opere nitide, composizioni semplici, riprese frontali, fondali, tessuti, ornamenti tipicamente africani; sono tutti elementi che ritornano nei ritratti realizzati in studio da Fosso e che ricordano in modo inequivocabile i lavori del maliano Seydou Keita (1921-2001) e del senegalese Mama Casset (1908-1992). Questi scatti danno sfogo al desiderio di affermazione sociale degli individui che in tal maniera incoronano il sogno di appartenenza alla cultura moderna post-coloniale. La loro collocazione sociale è confermata e rafforzata dagli oggetti da loro stessi scelti (la radio, la moto, la macchina, i dischi, il telefono) ma anche dalla messa in scena di un viaggio verso mete lontane, luoghi di progresso e di benessere. L’abito, la scenografia, ma anche i gesti e la posa, conferiscono all’evento della ripresa un’atmosfera di festa, trasformandola in una sorta di cerimonia regale, nella celebrazione di una fantasia inafferrabile.

Ma Samuel Fosso, è stato in grado anche di scavalcare i confini della fotografia tradizionale. Ha realizzato immagini ironiche di sé, a volte alludendo alla realtà politica del paese, come nel periodo buio della Repubblica Centrafricana, con a capo Bokassa, dittatore spietato che si autoproclamò "imperatore".
Attraverso questa luce vanno guardati gli autoritratti, nei quali è percepibile la ricerca della propria identità tramite la trasgressione e la ribellione nei confronti di una realtà opprimente difficile. Le fotografie che lo ritraggono con gli stivali da donna, semi svestito o con una maglietta con la scritta "la vita significa la libertà" sono state tenute nascoste per lungo periodo fino all’incontro nel 1993 con Bernard Descamps, che in seguito le porterà alla prima mostra di fotografia africana (oggi la Biennale di Bamako).
Il travestimento spinto e provocatorio arriva al suo apice nella serie a colori commissionata nel 2000 dai grandi magazzini Tati di Parigi (frequentati da molti immigranti) in occasione dei festeggiamenti per il cinquantesimo anno di vita. Il giocatore di golf, la borghese, l’imprenditore, il ciclista, sono personaggi che Fosso "recita" di volta in volta, "entrando nei panni" di questi stereotipi della società occidentale caratterizzata dalla ricchezza e dall’apparenza.

Samuel Fosso è nato nel 1962 in un piccolo villaggio del Camerun. All’età di tredici anni ha iniziato a lavorare in uno studio fotografico a Bangui (Repubblica Centrafricana). Dopo la sua mostra di fotografia africana a Bamako, riceve il primo premio dall’organizzazione parigina "Afrique en Créations" (1995), il premio "Dak’art" (2000) e il Premio Principe Claus per la Cultura dell’Aia (2001). Successivamente è stato invitato dalla FNAC di Parigi, dalla Photographers' Gallery di Londra e dal Guggenheim di New York. Le sue opere fanno parte di collezioni museali e pubbliche.

Cinque domande a Samuel Fosso:

Perché hai scelto la fotografia come mezzo di espressione?

E’ un bel lavoro. E’ un lavoro facile. Ti fa guadagnare bene ma ti lascia anche del tempo libero. Se non mi occupassi di fotografia, oggi sarei un cordaio, un lavoro durissimo.
Ma mi piace anche per il semplice motivo che volevo fotografare me stesso. Io mi adoravo e mi piaceva essere ripreso continuamente. Mi trovavo bello e avevo un piacere particolare nel vedermi immortalato.

Nelle fotografie di studio i fondali spesso rappresentano paesaggi urbani occidentali…

Sì. Tutto è nato perché io mi fotografavo così. Avevo una cartolina della Romania e ho chiesto ad un amico di riprodurre l’immagine disegnandola su un grande telo. Poi mi sono ritratto con questo fondale. In quell periodo non avevo proprio immaginato che un giorno sarei arrivato in Europa e questo mi faceva sognare.
E’ una simulazione, ma anche un gioco. In una delle fotografie si vede un gruppo di ragazzi con un grande bollitore. Volevano imitare il venditore di tè.

A un certo punto sei passato al colore. Come mai?

Perché me l’hanno chiesto. Questi autoritratti a colori mi sono stati commissionati dai magazzini Tati di Parigi per festeggiare il loro cinquantesimo anno di vita. Ma io continuo a predeligere le fotografie in bianco e nero. Le sento più espressive, più intime, piene di sfumature.
Nel 2000 ho realizzato una serie di opere in memoria di un mio amico assassinato nella stanza accanto allo studio. Io c’ero quella notte ma non riuscì a salvarlo. Quando decisi di uscire per capire cosa stesse succedendo, mi resi conto di essere nudo. Il tempo che mi serviva per coprirmi fu fatale. Non arrivai in tempo. Questa sequenza in cui mi ritraggo è tutta in bianco e nero è per ricordare quella notte.

Cosa rappresenta "lo studio di Fosso" per la gente di Bangui?

Il mio studio è un punto di riferimento, di aggregazione. A volte le persone vengono lì solo per passare il tempo. Rimangono sedute fuori per ore, a volte senza parlare. Giusto per esserci.

Orith Youdovich

©CultFrame 03/2004



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Galleria


©Samuel Fosso
Autoportrait, 1978
Courtesy Istituto Nazionale per la Grafica e
JM. Patras for T&S Ltd.



©Samuel Fosso
Autoportrait, 1978
Courtesy Istituto Nazionale per la Grafica e
JM. Patras for T&S Ltd.



©Samuel Fosso
Autoportrait, 1977
Courtesy Istituto Nazionale per la Grafica e
JM. Patras for T&S Ltd.





Relazioni
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Informazioni
CittàRoma
Quando12/02/2004-18/03/2004
DoveCalcografia
IndirizzoVia della Stamperia 6
Telefono(39)06678118
OrarioTutti i giorni 10-19
BigliettoIntero 6 euro
Ridotto 4 euro
Catalogo5 Continents Editions
 
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