
Giallo d'autore Creazioni di moda di Jean-Paul Najar Fotografie di Robert Doisneau Questa mostra, in concomitanza con la Settimana dell’Alta Moda a Roma, prende lo spunto da una frase dello scrittore francese René Belletto: "Senza la donna, vera e propria anima del romanzo noir, questo non sarebbe che un banale racconto d’avventure."
Le creazioni di metà anni ’80 dello stilista sudamericano -ma francese d’adozione- Jean-Paul Najar, con le loro spigolosità fortemente geometriche ed androgine, il cromatismo acceso dei gialli e dei rossi, un taglio forte e deciso, cercano di rievocare il carattere aggressivo e sofisticato delle tante femmes fatales della letteratura che ha reso grandi scrittori come Chandler, Spillane e Chase. Tralasciando un giudizio di merito sulla moda di Najar, l’operazione di sutura concettuale tra i suoi abiti e le immagini in mostra, che avrebbero dovuto evidenziare il nesso con la frase di Belletto, sembra, però, abbastanza forzata. La quantità di foto esposte non è sufficiente ad esprimere questo concetto compiutamente, e l’insieme di queste –tratte dal lavoro di autori diversi e in epoche diverse– è troppo disomogeneo per permettere all’esposizione di respirare l’atmosfera che promettono le intenzioni: si passa da foto di reportage anni ’50 a gigantografie démodé dei tardi anni ’80, da piccole polaroid romboidali a foto ricordo di qualche colazione.
Tre sole foto del 1987 di un inedito Robert Doisneau riescono a dare credito all’operazione, e da sole valgono la passeggiata nel centro di Roma. Tra esse spicca per folgorante fascino La cupole de Bofinger a Paris. Un’immagine sensuale, misteriosa, perentoria: un volto di donna appare come una pallida statua di cera nel mezzo della notte. Le sue ambiziose fattezze restano foscamente disegnate da una forte luce albina, carica di erotismo ed ineluttabilità, che investe sfacciatamente la donna e a cui lei si offre senza rimorsi. E’ bruna e coinvolgente, nel pieno dei suoi vent’anni, le ciglia affusolate e letali come il battito d’ali d’una zigena, affascinante nell’ipnosi della sua espressione rapita di piacere. E’ vestita di abiti neri come il delitto. Intorno a lei giace un cupo silenzio, alle sue spalle il segreto complice della notte, sopra di lei, a scrutare indifferente il suo crimine, soltanto il grande occhio di vetro e metallo dell’eclettica cupole decò del Bofinger. I suoi occhi di ghiaccio si inerpicano in avanti ad affondare lo sguardo dentro il fascio di luce, che la guida mollemente fuori dal baratro. Nessun turbamento offusca la sua elegante religiosità di mantide, è ormai il momento della rinascita: troverà un nuovo destino pronto ad accoglierla al suo fianco e a cui rubare l’ingenua verginità del cuore.
Filippo M. Caroti
©CultFrame 01/2004
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