
In Cammino Mostra di Sebastião Salgado Occhi neri come il carbone che bucano l’obiettivo, che sezionano gli spazi, che illuminano il fruitore. Sguardi stanchi e rassegnati, delicati sorrisi di giovani donne africane, mani segnate dal tempo che mostrano ritratti di persone che non ci sono più, individui che come fantasmi si muovono in gruppo verso la salvezza, verso un’amara speranza di sopravvivenza.
Ed ancora: contadini che lottano per la loro terra, acquedotti che attraversano infernali baraccopoli a Bombay, volti ingenui di bambini che riflettono la follia della guerra, corpi abbandonati e deformati che rendono la morte un evento qualsiasi, un orrore quasi ordinario.
Tutti questi elementi, fattori narrativi dalla potenza espressiva devastante, sono rintracciabili nell’opera di Sebastião Salgado, uno dei massimi fotografi viventi a cui è dedicata un’imponente e accuratissima mostra, denominata In cammino, allestita a Roma da Contrasto presso le Scuderie Papali al Quirinale.
Un’occasione preziosa per gli appassionati di fotografia per valutare senza mediazioni la grandezza di quest’artista, il cui lavoro non è straordinario solo sotto il profilo estetico ma anche e soprattutto sotto quello contenutistico. Si, perché Salgado, figlio di uno spagnolo della Galizia e di una ebrea russa (entrambi emigrati in Brasile), è un autore che possiamo definire militante, un uomo che ha dedicato la sua ricerca artistica ad un meritorio progetto di documentazione visiva che lui stesso ha definito la rappresentazione della "riorganizzazione della grande famiglia umana".
L’esposizione delle Scuderie Papali comprende trecento immagini che testimoniano il lunghissimo viaggio, durato circa sette anni, che ha portato il maestro brasiliano in giro per il mondo nel tentativo di fermare in uno scatto gli immani ed incredibili spostamenti di grandi masse umane che, in una sorta di continuo fenomeno di nomadismo dalle proporzioni bibliche, sono costrette all’abbandono della terra e dei proprio averi nella speranza di costruirsi una vita migliore. In definitiva all’esilio.
Dal Vietnam all’Afganistan, dall’Albania alla Serbia, dall’Indonesia alle Filippine, dall’India alla Cina, dal Brasile al Kurdistan iracheno fino all’Egitto e al Libano, Sebastião Salgado mostra ciò che i massmedia, in genere sterili contenitori di informazione globalizzata, rimuovono e nascondono.
Il suo sguardo racconta la povertà, descrive la società dei diseredati, di coloro i quali non hanno niente e che disperatamente tentano di affermare la loro esistenza, anche solo attraverso la luce dei loro occhi, un semplice gesto.
Un’ampio settore della mostra è dedicato all’Africa, continente attraversato da guerre e incommensurabili tragedie collettive. Così, grazie all’obiettivo della sua macchina fotografica ci si può rendere conto del folle conflitto che ha portato all’esodo di massa del popolo ruandese e della tremenda situazione dell’Angola.
Lo stesso Sebastião Salgado ha definito, durante la conferenza stampa di presentazione, In Cammino "una mostra che ha un significato politico e sociale, una radiografia della condizione umana"; lo sguardo profondissimo di un artista, aggiungiamo noi, sull’assurdità del disequilibrio mondiale che vede una ristrettissima cerchia dell’umanità vivere nel benessere, o addirittura nella ricchezza, ed una stragrande maggioranza di "dimenticati", di ultimi della terra, che combattono tutti i giorni una guerra personale contro la fame, le malattie, la morte.
Il lavoro di Salgado ha il grande pregio di abolire le barriere, di togliere filtri mediatici fuorvianti, di far vedere al mondo la realtà celata della povertà.
Ma anche in una mostra come In Cammino è possibile rintracciare una sorta di paradosso che proprio Salgado ha voluto evidenziare. Per rappresentare il dolore degli esseri umani, il grande fotografo ha selezionato trecento immagini. Se consideriamo che i tempi di esposizione usati per la loro realizzazione variano da un quindicesimo di secondo a un millesimo di secondo, facendo una media tutta la mostra propone non più di un secondo di esistenza strappato al nulla. Dunque possiamo dire che se solo un frammento di vita tradotto in linguaggio fotografico è portatore di una forza espressiva così sconvolgente non osiamo pensare a quanto gli occhi di quest’artista, nell’arco di sette anni, siano riusciti a guardare.
Lo stile delle immagini di In Cammino è quello tipico del suo mondo poetico: bianco e nero, luce piuttosto impastata e quasi sempre morbida, grande profondità di campo, stampa spesso sgranata. Questo impianto estetico riesce a creare un’atmosfera unica e originale, in cui veemenza espressiva e denuncia politica si fondono insieme in un’organizzazione formale che determina in alcune fotografie un clima visivo fiabesco, quasi irreale.
Eppure, tutto quello che Salgado ha fotografato è assolutamente vero e ciò non può fare altro che sconvolgere i nostri animi.
Maurizio G. De Bonis
©CultFrame 07/2000
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