
Thomas Demand L’arte di Thomas Demand non è nuova per la cittadina danese di Humlebaek, a mezz’ora di distanza da Copenhagen. In una precedente mostra allestita al Louisiana Museum of Modern Art, intitolata Vision & Reality (Visione e realtà), sono state presentate due sue fotografie di grande formato. La sua presenza ha suscitato curiosità e ha spinto i curatori del museo, in collaborazione con il Lenbachhaus di Monaco, ad organizzare una personale tutta dedicata all’artista tedesco. Accanto alla grande retrospettiva di Roy Lichtenstein, alcune sale del museo ospitano dunque 25 immagini che trasportano il fruitore in una dimensione tra realtà e finzione.
Una scala accostata allo sportello aperto di un aereo, probabilmente appena atterrato, ci tiene in attesa dell’arrivo di un noto personaggio. Un bagno dalle maioliche blu, un tappetino accartocciato, una porta socchiusa, una vasca colma d’acqua e sapone dietro una tenda leggermente scostata fanno intuire la presenza di un individuo. Telefoni, quaderni, bigliettini gialli sono posti in disordine sugli scaffali di un ufficio anonimo. Spesso sono luoghi enigmatici e carichi di tensione, nei quali si percepisce ora il mistero di un’azione compiuta ora il vuoto: un crimine, uno scandalo, una disgrazia oppure niente di tutto questo.
Ma queste elaborazioni ambientali sono frutto della mente di Demand, che con l’ausilio solo di cartoni e cartoncini, ritagliati e incollati, ricostruisce delle scenografie e riproduce scene di vita ispirate a notizie di cronaca, documentari, riviste, materiale storico o ai propri ricordi. Demand crea dei modellini e li fotografa con una macchina di grande formato. Un prato bagnato dal sole, un mare illuminato dalle stelle, una scrivania, una fotocopiatrice, abitazioni e stanze non sono altro che la ricostruzione artificiale di spazi reali, la visione dei quali è già ampiamente "alterata" dai media (giornali, televisione, internet).
La poetica di Demand si accosta a quella dell’americano James Casebere, anche se quest’ultimo tende a creare, per mezzo di materiali lucidi e illuminazione articolata, atmosfere più oniriche. Il concetto affrontato da Demand è più affine, invece, a quello dello svedese John Dahlberg, che con i suoi modellini ripresi con la videocamera, riesce a farci (ri)visitare spazi anonimi ma stranamente familiari. Tutti e tre, comunque, ricostruiscono il mondo circostante inglobato nel nostro immaginario e rappresentano degli scenari svuotati dai fatti e dai protagonisti, all’interno dei quali il fruitore è tenuto a versare frammenti della propria memoria e tasselli della propria esperienza, realmente vissuta oppure tramandata.
Orith Youdovich
©CultFrame 11/2003
|
|
|