Collettività cinesi
FotoGrafia 2003 - Festival internazionale di Roma

Tra tutte le sedi espositive della seconda edizione del festival romano FotoGrafia, senza dubbio una delle più suggestive è quella della Galleria L’Officina al Flaminio. Si tratta di un angolo nel cuore di Roma sospeso e incredibilmente isolato, situato in mezzo a capannoni di vario genere, carrozzerie, casupole, situazione ambientale, questa, che fa venire in mente analoghe iniziative di altre capitali europee.
Sarà un caso ma proprio a L’Officina è stata allestita quella che forse è la più interessante mostra di FotoGrafia. E’ stata denominata Collettività cinesi e, come si evince dal titolo, è incentrata sull’immenso e variegato universo delle comunità del gigantesco paese dell’estremo oriente, Stato che da diversi anni è in grado di sfornare a ripetizione talenti nell’ambito dell’arte contemporanea, ed in particolar modo nelle arti visive digitali e nel cinema.

Questo approfondimento sulla complessa realtà cinese è stato affidato, però, non solo ad autori del posto ma anche a fotografi occidentali, in grado, evidentemente, di esprimere qualcosa di profondo sulla società della Cina.
In ciò è perfettamente riuscito il fotoreporter francese Bertrand Meunier, il quale ha presentato uno straordinario lavoro intitolato Shi Ma? (Davvero?). Con il suo obiettivo, Meunier si è recato in zone sperdute della nazione cinese, lì dove la schizofrenica politica del governo (comunismo e economia di mercato) non risulta tangibile. Grandi stampe in un bianco e nero sgranatissimo, popolate da individui che assomigliano più a fantasmi che ad esseri umani, trasportano il fruitore in un’atmosfera cupa e visionaria, nella quale gli ambienti sono attraversati da persone il cui sguardo sfocato e perso nel nulla evoca una condizione esistenziale dura e fatta di povertà e disagi. Il racconto di Meunier è pieno di partecipazione ma non è mai retorico, anzi il suo stile appare lontano e distaccato, una sorta di sguardo per nulla voyeuristico e banalmente documentaristico, profondamente umano e solidale. Ogni inquadratura è costruita articolando nello stesso discorso espressivo cura per la composizione e raffigurazione libera del visibile. Ne deriva una sorta di poema visivo che narra di una classe sociale nascosta, estranea all’iconografia bozzettistica propagandata dai massmedia.

Rhodri Jones, reporter gallese, presenta una serie di stampe sulle minoranze culturali cinesi, gruppi etnico-sociali, sui quali ha iniziato a lavorare fin dal 1995. Le province toccate durante la sua ricerca sono state quelle del Yunnan, Gansu, Qinghai e dello Xingiang. Da questi luoghi il fotografo ha cercato di riportare alla luce tradizioni, usi e costumi quasi totalmente sconosciuti alla comunità internazionale.

Tra i fotografi cinesi presenti, vi segnaliamo Xing Danwen, il quale ha messo a punto una tecnica di sviluppo e stampa assolutamente anticonvenzionale. L’autore, infatti, nel tentativo di creare delle situazioni dal forte impatto panoramico predispone la stampa dell’intero negativo. In questo formato speciale ha così presentato la vita degli abitanti di Pechino, intenti a riunirsi vicino al lago Ho Hai, nelle vicinanze della Città Proibita. Tie Ying descrive, invece, con le sue opere il cuore pulsante della capitale cinese: Piazza Tienanmen; mentre Han Lei ha realizzato un significativo reportage in bianco e nero incentrato sull’esistenza delle popolazioni che cercano di sopravvivere organizzando attività economiche lungo le linee ferroviarie.

Infine, di particolare acutezza, è la grande installazione fotografica posta su un’enorme parete, ideata da Gao Zhen e Gao Ziang. Gli artisti mettono in pratica delle performance decisamente complesse e, per certi versi, divertenti. Invitano decine di persone che non si conoscono nello stesso luogo. Quindi, chiedono ad alcuni di loro di scegliere uno sconosciuto da abbracciare per quindici minuti. Poi, immortalano la performance, scomponendo successivamente in molti frame la grande immagine che ne viene fuori. E’ un’opera degna di nota, questa dei Gao Brothers (Hug! Hug!), che genera straniamento ed anche una certa tendenza a rielaborare intellettualmente il senso dell’abbraccio, come gesto dalle implicazioni simboliche e psico-sociologiche, e le forme della comunicazione umana, compresa quella legata al tatto e al linguaggio del corpo.

m.g.d.b.

©CultFrame 06/2003


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Bertrand Meunier
Shi Ma?



Bertrand Meunier
Shi Ma?



Rhodri Jones


Xin Danwen


Gao Brothers




Relazioni
PhotoFrame-Eventi e manifestazioni. FotoGrafia 2003 - Festival internazionale di Roma

Il sito del festival di FotoGrafia





Crediti
CittàRoma
Quando9/5-22/6/03
DoveL’Officina - Arte al Borghetto
IndirizzoPiazza della Marina, 26
Telefono(39)063222271
Orariomar.-sab. 10.30-19
(ch. dom. e lun.)
BigliettoIngresso libero
 
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