
Jeff Wall - Lightboxes FotoGrafia 2003 - Festival internazionale di Roma Tra gli innumerevoli fotografi e artisti contemporanei in attività, Jeff Wall è senza dubbio uno dei più significativi sia per la sua ampia produzione di opere presentate in tutte gli eventi più importanti a livello internazionale sia per l’essenza stessa del suo lavoro.
Definire il suo universo enigmatico e complesso, sarebbe una semplificazione troppo affrettata. In realtà, nella sua arte confluiscono diversi linguaggi e forme espressive che si intrecciano in un tessuto visuale estremamente moderno. Apparentemente le sue opere hanno un impianto di carattere realistico. Gli avvenimenti, i movimenti e i personaggi che inquadra sono però sostanzialmente bloccati, sospesi in una rappresentazione metaforica che impone una lettura stratificata dell’immagine. Jeff Wall concentra il suo sguardo sul mondo, e lo esamina cogliendo la normalità e il mistero, l’assurdo e il quotidiano, le espressioni dei volti e il degrado sociale. Tutto è filtrato dal suo stile impassibile e fintamente naturalistico che svela al fruitore il grottesco fluire dell’esistenza, tra individui al lavoro e ragazzini che giocano, la solitudine della sera e la raffigurazione straniante degli ambienti. Le influenze pittoriche sono notevoli, anche se Jeff Wall ha saputo cogliere perfettamente il senso specifico dell’immagine fotografica, intesa come riproduzione tecnologica del vero e quindi come replica simbolica della vita.
La mostra romana, ospitata fino al 30 maggio presso la Galleria Lorcan O'Neill di Roma e organizzata nell’ambito del Festival FotoGrafia della capitale, presenta alcuni lightboxes di grandezza diversa che propongono al visitatore una sorta di rapida ricognizione nella ricerca estetico-stilistica di questo grande autore. Due immagini, in particolare, possono essere in tal senso considerate come autentici punti cardinali della sua poetica visiva.
L’angolo di un lavandino sporchissimo, un piccolo ripiano, un sapone giallo abbandonato e lercio. Attraverso il dettaglio di un ambiente sudicio Wall riesce a costruire un impianto compositivo incentrato sull’organizzazione delle forme, delle linee e dei colori. Ovviamente la lettura critica non può fermarsi solo a questo. Bisogna, infatti, interpretare la chiave simbolica dell’opera, opera che non racconta solo ciò che mostra ma anzi, probabilmente, anche ciò che rimane invisibile. Stesso discorso vale per una fotografia che propone una situazione differente: l’interno di una cucina di una casa ricca e borghese. Al centro della composizione trionfa un grande girasole che carica di senso un’inquadratura già fortemente densa di significati. Due modi apparentemente opposti di parlare attraverso soluzioni visuali dell’esistenza umana, questi appena descritti, che lasciano fuori campo corpi, volti ed azioni ma che ci fanno comprendere con scientifica precisione la sostanza multiforme e assurda delle vicende umane.
©CultFrame 05/2003
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