Juergen Teller

Juergen Teller è uno di quei personaggi che esemplificano lo stato del mondo della moda e il suo modo di procedere, in un succedersi frenetico di auto-distruzione e –rigenerazione. È Teller che indirizza il sistema moda o è quest’ultimo che crea Teller? Il suo stile estremamente diretto e informale è molto personale, originale frutto maturo della tendenza a divellere ogni strutturazione; tuttavia, vi si palesa la contraddizione di un universo che esalta le feroci critiche che gli vengono rivolte, e pare nutrirsene.

La mostra è tutt’altro che incentrata sugli scatti pubblicitari su commissione, visibili però sulle riviste conservate in teche; ciò che è esposto è tutto il contorno di quotidianità variamente autentica, frammezzata con stralci della vita dell’autore. La galleria di personaggi va da un "satanico" Yves Saint-Laurent a OJ Simpson davanti a una birra (ipocritamente censurata), alla modella Stephanie. Queste ultime sono rappresentative della maniera di Teller, l’impatto è quello di foto fatte tra amici per gioco da una mano anonima, flash frontale e occhi rossi, tagli casuali. C’è Bjork con suo figlio nell’unica foto di autentica gioia (e come poteva ritrarre un’altra?), c’è soprattutto Kate Moss, la vera musa ispiratrice del fotografo austriaco: è con lei che la ricerca di un’intesa intima tocca il vertice.

Tra le fotografie più "cattive" sono due serie. In una sono ritratte donne oltre la mezza età, clienti dell’haute couture, evidenziandone spietatamente le espressioni vuote e congelate. In un’altra, le miss dei quattro angoli del mondo mostrano in gigantografia il "loro" sorriso, serializzato in modo sconcertante.

In mezzo a tutto questo, le più recenti immagini familiari. Teller si autoritrae sempre nudo, in bianco e nero, e dedica uno sguardo pieno d’affetto alla moglie e alla piccola figlia. Ci sono anche istantanee comuni, il cui senso resta spesso sfuggente: da tracce di fango a una carpa fritta, da uno stormo di uccelli nell’azzurro all’immagine, dal contenuto veramente atroce, di un cane morto congelato gettato nell’immondizia come un pupazzo vecchio. L’attrazione sembra vacillare tra l’ideale e la putrefazione.

Infine il progetto Go-sees, che maggiormente ha portato alla ribalta Teller. Centinaia di istantanee, con in più un video, fatte alle giovanissime ragazze che si sono presentate alla sua porta per un breve provino, pochi minuti per cercare di colpire ed entrare nel mondo della moda. È difficile capire quanto la loro semplicità non sia "studiata" per incontrare il gusto del fotografo, o fino a che punto la sicurezza non sia in realtà tenera ingenuità. Tra gli intermezzi incontrati prima di arrivare a questa sala, ritornano spesso immagini di Biancaneve e Cappuccetto Rosso, fanciulle incapaci di riconoscere la cattiveria di chi gli si fa incontro. Sembra che la moda giochi con la propria coscienza sporca e Juergen Teller ne sia un giocoliere d’eccezione.

Daniele De Luigi

©CultFrame 02/2003


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Juergen Teller
Orange Kate
London, 1998



Juergen Teller
Kirsten McMenamy
Paris, 1995



Juergen Teller
Girl
London, 1998





Relazioni
La GAM di Bologna





Crediti
CittàBologna
Quando24/1/-23/3/03
DoveVilla delle Rose
Indirizzovia Saragozza, 228/230
Telefono(39)051502859
Orariomar.-dom. 15-19
(ch. lun.)
Biglietto€ 2,00
 
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