Silenzio della superficie
Biamino. Briatta. Obiso. Reichenbach.

«Silence de la photo. Une de ses qualités les plus précieuses…», ha affermato Jean Baudrillard. Eppure, paradossalmente, non tutte le fotografie sanno essere profondamente silenziose: l’immagine e il soggetto possono provocare reazioni psicologiche capaci di generare la sensazione del rumore, sia pure un rumore da cui ci si può proteggere semplicemente abbassando le palpebre.

La mostra voluta dalla Galleria Civica di Torino a Ciriè, non lontano dal capoluogo, presenta un titolo sommesso ma di grande forza evocativa. Quattro fotografi torinesi, tre di nascita e uno d’adozione, per una quadruplice personale, più che una collettiva. Silenzio della superficie riassume ciò che accomuna questi autori, così diversi per percorso formativo e approdo espressivo: la rappresentazione di una realtà in quiete, che dilata il tempo della percezione per giungere ad ascoltare i rumori impercettibili dell’anima, della natura, della vita insomma. «Un universo immoto, oppure sottratto per un istante al rumore dell’esistenza», scrive il curatore Riccardo Passoni.

Bruna Biamino fotografa luoghi del Piemonte minore segnati dall’assenza umana, probabilmente temporanea, apparentemente infinita. Sono i luoghi di lavoro della generazione dei nostri padri, i margini delle rive del Po e di quelle dei laghi, temi cari ad autori quali Radino e Ghirri. La Biamino si inscrive nel solco della nostra tradizione paesaggistica anche per le scelte cromatiche, desaturando i colori e ottenendo immagini delicate e, a tratti, di grande lirismo.

Maurizio Briatta si rivolge invece a paesaggi più da cartolina e "vacanzieri", ma lavorando su quello specifico della fotografia che è la messa a fuoco, compie esperimenti sulle modalità della percezione. Le linee di ricerca seguite in questo senso sono state l’interporre tra l’obbiettivo e il paesaggio un elemento sfuocato in primo piano, generando il più classico degli errori da principianti; in un’altra, mettendo a fuoco solo l’oggetto defilato e più vicino; infine, sfuocando completamente la scena e lasciando parlare i colori in forme indistinte.

Enzo Obiso ci porta invece nel suo mondo d’ombra e immaginazione con il suo stile davvero inconfondibile. In lui non esiste sguardo puro senza visione, esperienza degli occhi senza il filtro dell’anima. Frammenti di realtà si trasformano in viaggi nel Tempo, nella storia stessa del luoghi e delle culture. Nei toni cupi delle sue fotografie, di interni ed esterni, le cose sono modellate da luci insolite, ora crepuscolari, talvolta addirittura lunari, e persino, in uno splendido nudo di donna, miracolosamente assenti. La simbologia della luce è resa essenziale nella serie dedicata alle fonti di illuminazione artificiale, lampade nel buio.

La figura umana diviene protagonista assoluta nelle immagini di Silvia Reichenbach, ed è ella stessa, il suo corpo nudo. Lo scopriamo immerso tra gli elementi della natura, con cui non tende a fondersi, ma a creare un rapporto di reciprocità da cui trarre forma e definizione. A volte la vediamo in abbandono in paesaggi desolati o tra rami secchi, altrove su parti di questo corpo si distendono foglie, racemi o le loro ombre sottili. Un’imperatoria proietta la propria forma ad ombrello sul suo ventre, non c’è profondità ottica e questa immagine pare un collage surrealista. La maniera della Reichenbach ricorda quella della Woodman, ma la sua quiete e serenità ne sono lontanissimi.

Una nota di merito va al catalogo delle edizioni GAM. Per ogni autore, infatti, un critico ha scritto un ampio testo che ne analizza il lavoro attuale in rapporto alle ricerche precedenti e alla storia recente dell’arte fotografica. R. Valtorta per la Biamino, Dalla casa al mondo esterno, dal simbolo alla traccia; A. Russo per Briatta, La forma del colore; F. Maggia per Obiso, Frammenti di un tempo interiore, icone del mondo; infine D. Girardin per la Reichenbach, A corps perdu.

Daniele De Luigi

©CultFrame 11/2002



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Silvia Reichenbach
Autoritratto, 2002



Silvia Reichenbach
Autoritratto, 1998



Bruna Biamino
Imbarco Mezzi Po, 1998



Bruna Biamino
Lago di Avigliana, 1998





Relazioni
Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino





Crediti
CittàCirié (Torino)
Quando6/10/02-6/1/03
DoveGalleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
IndirizzoVilla Remmert
Via Rosmini, 3
Telefono(39)0114429518
Orariomar.-sab. 14-19
dom. 10-19 (ch. lun.)
Bigliettointero 5,16 euro
ridotto 2,58 euro
 
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