Da New York a Kabul
Sette fotografi in un mondo in conflitto

Tra le tante iniziative per commemorare l’anniversario dell’11 settembre, la mostra promossa dal Centro di Fotografia Scavi Scaligeri, in collaborazione con l’agenzia Grazia Neri, ha assunto un posto di grande rilievo. Tra le vestigia seminterrate della Verona romana sono infatti esposte fotografie tra le più eccezionali - e spesso, infatti, già viste tra le pagine delle principali testate internazionali - non solo delle conseguenze degli attacchi terroristici di New York, ma anche degli eventi ad essi legati che ne sono seguiti dall’altra parte del mondo, in Medio Oriente e in Asia centrale. Gli autori delle immagini sono i sette fotoreporter che nei primi giorni del settembre 2001 diedero vita all’Agenzia VII, a cui si sono in seguito aggiunti Lauren Greenfield e Christopher Anderson. Il loro intento era quello di «rispondere ai drammatici cambiamenti che si stanno verificando rispetto alla proprietà, alla rappresentatività e alla distribuzione del giornalismo fotografico». Pochi giorni dopo, essi dovettero rispondere subito a tale sfida organizzando da diverse parti del mondo, in modo indipendente, la documentazione degli accadimenti che si stavano succedendo con grande rapidità.

James Nachtwey, vent’anni di carriera alle spalle, l’11/09/2001 si trovava a due passi dal World Trade Center: l’istinto del fotogiornalista lo portò a fotografare l’interno del piano zero di una delle due torri gemelle poco prima che crollasse su se stessa, per poi riprendere il disastro. Il suo stile è di un’efficacia assoluta, ciò che vuole comunicare emerge sempre al primo istante dello sguardo. Ognuno di questi fotografi possiede uno stile affatto inconfondibile, perfettamente maturo e funzionale a uno specifico modo espressivo: il percorso espositivo permette di scoprirli un po’ per volta, dividendosi in sezioni e cominciando dal mostrare la reazione dei newyorchesi all’accaduto. Quell’universo di sentimenti più volte raccontato si concentra nelle foto di Antonin Kratochvil, con i suoi tagli obliqui nella tradizione della street photography americana, tra la presenza ossessiva della bandiera a stelle e strisce che riformula lo sguardo di Lee Friedlander. Ci sono i manifesti "missing" e i cortei pacifisti così come il desiderio di vendetta. C’è anche la spettacolarizzazione della tragedia, i curiosi ripresi da Christopher Morris dietro a una fascia "police line", intenti a scattare un souvenir per poter dire "Io c’ero", che ricorda i reportage sul turismo di massa.

È in fiamme invece la bandiera americana ripresa a Peshawar da Gary Knight, mentre sullo sfondo campeggia la scritta "Afghanistan cimitero americano", che apre la parte dedicata agli eventi di quel paese e di quello vicino, il Pakistan. L’inglese esibisce la sua capacità di ambientare fatti e persone nei loro scenari di vita, a volte grazie all’uso del formato panoramico, ma anche di concentrarsi sui soli occhi che un velo lascia scoperti, proseguendo una serie di immagini analoghe del mondo islamico di grande impatto psicologico. C’è poi la calma compositiva di Alexandra Boulat, tutta tesa a far parlare mani e volti, la forza interiore che possono sprigionare persino in mezzo all’inferno, e che pare contrapporsi alle immagini di Ron Haviv, icone simboliche cariche di dinamismo. Movimento, ma soprattutto ritmo c’è nelle foto di John Stanmeyer, presidente della VII: tra queste, toccante l’immagine di tre bambini che paiono giocare a un grande domino, mentre stanno invece svolgendo invece il compito di rigirare i mattoni messi ad essiccare al sole.

La mostra, che ha registrato un boom di presenze all’inaugurazione, sta continuando a riscuotere un grande successo di pubblico, a dimostrazione del coinvolgimento in questi eventi che anche in Italia si percepisce tuttora. La questione che resta attuale è la possibilità per le immagini fotografiche di spiegare a fondo gli eventi oltre la verità dei fatti, di far emergere le ragioni e i torti, dunque il suo rapporto con gli altri mezzi di informazione, la parola, la cultura, la politica. Ciò che invece si rivela in modo manifesto, è l’universalità dei sentimenti umani, il dolore, la paura, la speranza.

Daniele De Luigi

©CultFrame 10/2002



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Christopher Morris
Norfolk, Virgina, 2001
©Morris/VII/Grazia Neri



John Stanmayer
Afghanistan, 2001
©Stanmayer/VII/Grazia Neri



Gary Knight
Kabul
©Knight/VII/Grazia Neri



Alexandra Boulat
Pakistan, 2001
©Boulat/VII/Grazia Neri





Relazioni
PhotoFrame-Mostre. Jonathan Monk - Untitled and Unfinished (Afghanistan)

PhotoFrame-Mostre. Diario da Peshawar - Fotografie di Giorgio Cosulich

PhotoFrame-Mostre. Peshawar - Fotografie di Paolo Verzone

Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona. La mostra

L'Agenzia VII





Crediti
CittàVerona
Quando11/9-13/10/02
DoveCentro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri
IndirizzoP.zza Dante Alighieri
Telefono(39)0458001903
Orariomar-dom 10-19 (ch. lun)
Bigliettointero 4,10 euro
ridotto 2,10 euro
 
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