
Iluminando Vidas - Fotografia mozambicana 1950-2001 Ricardo Rangel e la nuova generazione Negli ultimi anni in Italia si è verificata una (ri)scoperta della fotografia africana, grazie soprattutto alla diffusione delle opere dei maestri maliani e sudafricani e alla rappresentazione, a volte troppo folcloristica, dell’Africa araba, in particolar modo del Marocco e dell’Egitto.
Ma il continente che delimita la parte meridionale del Mediterraneo ha in realtà una tradizione antica per ciò che riguarda le riproduzioni fotografiche, tradizione che affonda le sue radici nel secolo scorso.
A dimostrazione della vitalità creativa dei popoli africani è possibile portare ad esempio l’interessante mostra denominata Iluminando Vidas, organizzata presso Il Museo Cantonale d’Arte di Lugano. Si tratta di un’esposizione antologica incentrata sul Mozambico, terra, di cui in Occidente si parla pochissimo, che ha attraversato fasi storiche diverse e convulse, nonché conflitti decisamente tragici.
Il legame tra il Mozambico e la fotografia ha inizio già alla fine del XIX secolo e si concentra soprattutto nell’ambito del fotoreportage giornalistico e sociale.
Il vero e autentico padre di questa "scuola" è senza dubbio Ricardo Rangel, personaggio mitico del mondo giornalistico e culturale del Mozambico, fondatore di riviste e autore che ha documentato negli anni la vita quotidiana del paese africano. Oggi Ranger ha 78 anni ed è direttore del centro di Documentazione e Formazione Fotografica di Maputo.
L’evento di Lugano porta proprio il sottotitolo di Ricardo Rangel e la fotografia mozambicana 1950-2001 ma presenta anche altri artisti di notevole livello come Kok Nam, Alfredo Paco, Martino Fernando e José Cabral. I fotografi inseriti in questa retrospettiva sono comunque ben quindici e forniscono al visitatore l’esatta misura dell’ampiezza del movimento artistico mozambicano.
Ricardo Rangel possiede un codice genetico complesso, una sorta di meraviglioso miscuglio di etnie e provenienze geografiche. Dentro le sue vene scorre sangue greco, mozambicano e cinese ed è forse proprio questo labirinto di influenze che gli ha permesso di raffigurare il suo paese con oggettività ed amore. Le sue creazioni visive possono essere considerate tipiche del reportage sociale. Molti sono i ritratti ambientati: un bambino con il viso poggiato su una porta, lavoratori delle campagne, barbieri che tagliano i capelli all’aperto. Ma la sequenza più significativa riguarda alcune giovani donne: sensuali, semplici e sorridenti. Occhi a mandorla, capelli lisci lunghi, lineamenti delicati. Dietro questa armoniosa bellezza femminile, alcuni scaffali sfocati. Ma la sfocatura riguarda anche il viso della ragazza che sembra muoversi con leggerezza e soave armonia, come in una danza. Ritroviamo la stessa persona in un’altra inquadratura mentre è seduta ad un tavolo con alcune amiche. Poi, la foto notturna di una strada percorsa da giovani ed un’altra nella quale tre donne dal volto pulito e gioviale dialogano amabilmente. Scene di vita assolutamente normali, situazioni di serenità e gioia che però vengono equilibrate dalle testimonianze più dure di Kok Nam, le quali riportano alla mente la guerra, le armi e la sofferenza in una serie di intense opere basate su un impianto stilistico-formale realistico.
Ma il Mozambico è anche altro: le grandi masse catturate dagli occhi di João Costa (Funcho), i pescatori al lavoro immortalati da Naita Ussene, i bambini colti dall’obiettivo di Ferhat Vali Momade, le figure muliebri nude viste da José Cabral.
Emerge da questo percorso visuale all’interno del Mozambico, il ritratto di un paese con molte sfumature, in cui l’elemento vitale più emozionante è senza dubbio la profondità degli sguardi, la forza delle espressioni umane che finiscono per essere un vero e proprio specchio dell’esistenza di questa nazione africana che per il nord ricco e opulento del mondo finisce spesso per essere solo un nome sulla carta geografica, un luogo anonimo del globo.
Ben rilegato, con stampe apprezzabili e contenuti critico-storici degni di nota è il bel libro che accompagna tutta la manifestazione (Christoph Merian Verlag Ed.).
m.g.d.b.
©CultFrame 06/2002
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