
Donata e Wim Wenders - Buena Vista Social Club FotoGrafia - I° Festival internazionale di Roma La mostra che racconta per immagini l'Habana e alcuni dei personaggi del bellissimo film documentario Buena Vista Social Club, che Wim Wenders girò nel 1999 con la collaborazione di Ry Cooder, alla riscoperta del grande talento di alcuni vecchi maestri dimenticati della musica cubana, non poteva trovare a Roma una collocazione migliore: il vecchio Teatro Goldoni dentro
Palazzo Altemps, che coi suoi muri scrostati, le volte affrescate a colori
vivaci e le sinuose linee barocche della galleria, ricorda molto da vicino la nobile decadenza dei palazzi dell'Habana (ancora capaci di emanare una forte attrazione seppur fatiscenti).
Wenders ha indagato, come fa spesso prima delle riprese di un suo film, questo panorama unico con l'obiettivo della sua macchina fotografica, alla ricerca di luoghi e luci che potessero mostrare il lato vitale ed eterno dello spirito cubano.
La mostra si divide in due parti distinte: una prima sezione di 22 immagini panoramiche a colori e una seconda di 12 stampe in bianconero.
Nella prima Wenders ci mostra la città (e di riflesso i suoi abitanti): calda, avvolgente, illogica, musicale e sensuale. Il formato panoramico allarga il punto di vista su più fuochi, portando l'occhio a indagare e scoprire, nella stessa inquadratura, diversi poli di interesse. Così si scopre che mentre una macchina americana d'epoca (dichiarate patrimonio artistico dell'isola da parte di Fidel Castro) percorre rumorosamente il
Malecón, il mare s'infrange tumultuoso contro l'argine, su cui una coppia si abbraccia. Il sole dà spessore alle rughe dei palazzi che si affacciano sul lungomare, sotto ai quali alcune persone camminano con passo svelto, e un
uomo nella penombra cerca le chiavi della propria automobile: un gioco di sguardi incrociati che coinvolge lo spettatore e rende dinamiche queste fotografie.
Peccato per la scelta poco felice di esporre tra esse 10 riproduzioni digitali a bassa risoluzione, che, se da un lato, con la loro scarsa nitidezza, ovattano l'ambientazione, dall'altro non risultano avere quel valore aggiunto che immagini di questo tipo potrebbero possedere.
La vita che si percepisce per le strade colorate dell'Habana prende poi la forma di musica e sentimento negli intensi ritratti in bianconero che
Wenders ha scattato durante le riprese del film ai non più verdi protagonisti. La fierezza di Omara Portuondo, l'irriverenza flemmatica dell'ultranovantenne Compay Segundo, lo sguardo curioso di Pìo Leyva, il sorriso sereno di Rubén Gonzalez mentre il suo pianoforte è attorniato da piccole ballerine che riportano alla mente le limpide note della nostalgica musica cubana. E a guardare le lunghe dita di Orlando "Chachaito" Lopez che scorrono sensuali sul nero contrabbasso come sul corpo di una donna e Ibrahim Ferrer con la sua scoppola davanti al microfono sembra quasi di poter ascoltare in lontananza le note lente e meravigliose di Chan Chan....
Filippo M. Caroti
©CultFrame 06/2002
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