
Altra visuale Watanabe Yoshio, Domon Ken, Ishimoto Yasuhiro Ogni paese ha la sua iconografia. Gli sguardi degli artisti, dei cineasti e dei fotografi interpretano il carattere di un luogo, la natura culturale di un popolo, la sua organizzazione esistenziale, i modelli di vita. Ciò che emerge oggi spesso del Giappone, a parte gli stereotipi mostruosi veicolati dall’informazione televisiva in occasione dei Campionati del Mondo di calcio, è l’atmosfera hi-tech e nevrotica delle grandi metropoli ma anche "l’ossessione" verso un tipo di sessualità fortemente stilizzata e feticistica, importata copiosamente poi dalla società occidentale che la commercializza in una pornografia di riporto.
Ma esistono anche altre realtà, altri modi di raffigurare il clima che si respira in Giappone, la sua arte, i suoi spazi, la sua architettura. Una prova di ciò è fornita dalla mostra denominata Altra Visuale, esposizione allestita presso l’Istituto di Cultura Giapponese di Roma.
Tre autori, per tre diversi approcci alla creazione di un’iconografia che cerca di portare a galla alcune tradizioni nipponiche decisamente sofisticate e in un certo senso messe inspiegabilmente da parte.
L’armonia dei luoghi, la ricerca degli equilibri delle linee, la raffinatezza degli ambienti, la razionalità e la spiritualità fuse in un unico gusto visivo, difficilmente rintracciabile presso altre latitudini.
Watanabe Yoshio, artista nato nella prefettura di Niigata, ha fotografato il santuario di Ise. Si tratta di una ricerca basata sulla armoniosa tensione dedicata ai particolari, sulla poesia degli oggetti, sul fascino della semplice bellezza delle strutture architettoniche.
Ishimoto Yasuhiro, nippo-americano detenuto nei campi di concentramento statunitensi durante la seconda guerra mondiale, ha invece fermato nei suoi scatti la sublime essenzialità della Villa Katsura. Locali spogli, geometrie sottili, aspetti compositivi avvicinabili a certe tendenze della pittura astratta dei primi del novecento per un lavoro fotografico di rara eleganza. Tutto in un perfetto bianco e nero in grado di restituire al fruitore la perfetta costruzione concettuale degli spazi.
Infine, Domon Ken, forse il meno dotato di questo trio di fotografi, propone uno studio, comunque interessante, sul periodo buddista Heian e sulle forme veicolate dalle immagini e dalle sculture di un epoca che ha lasciato segni di notevole livello estetico.
©CultFrame 06/2002
|
|
|