
Ferdinando Scianna Quelli di Bagheria Non soltanto un paese, Bagheria: "dolce e terribile" luogo da reinventare attraverso i ricordi di nomi e volti, di riti e giochi, di vicende individuali e storie collettive. Nelle fotografie di Ferdinando Scianna il segno concreto di "ciò che non è più"; nessun rimpianto, solo un difficile lavoro di scavo alla ricerca di un proprio luogo interiore, nel quale la conoscenza delle origini rivela tanto l'appartenenza culturale ed emotiva, quanto le peculiarità personali.
Nasce così, lungamente pensato "Quelli di Bagheria", un libro evidentemente, prima che una mostra alla Galleria Gottardo di Lugano: all'allestimento dell'esposizione, infatti, il compito di ricalcane la precisa sequenza e i testi aneddotici, ricchi di un gusto dell'exemplum che rende universali i personaggi ivi ritratti: trent'anni o quarant'anni fa, ogni paese di provincia ha avuto il suo venditore ambulante, un po' barbone e un po' poeta; la sua dinastia di tamburini; il suo grasso parroco "ossessionato dalle tentazioni della carne"; i suoi bambini e i suoi ragazzi dibattuti fra tradizione e modernità dilagante.
Sono, d'altro canto, certamente ricordi molto siciliani, quelli che queste foto illustrano: ci parlano di agrumeti e carretti, di pescatori con la lampara e di ville barocche abitate da principesse d'antica nobiltà; sembrano rievocare novelle di verghiana memoria.
Si narra che il pittore Renato Guttuso, un giorno, interrogato sul nome degli abitanti di Bagheria, menzionasse la duplice denominazione di Bagheresi e Baharioti ("non so che differenza ci sia", ironizzava), rivendicando comunque per sé quest'ultima. Ferdinando Scianna, è siciliano, ed è baharioto.
Egli ha scattato le immagini in bianco e nero di questo lavoro, quasi inconsapevolmente spinto da un legame di appartenenza, nel corso di lunghi anni: alcune costituiscono i primi riusciti tentativi di un ragazzo, che non aveva ancora scoperto in sé la vocazione alla fotografia; altre sono legate a "numerosi, discontinui, desiderati, temuti, felici, dolorosi, odiati, inevitabili ritorni". Tutte mostrano i segni del tempo trascorso, che relega ormai quei fatti e quelle persone ad una pur viva memoria.
L'odio-amore per il proprio luogo d'origine è piuttosto comune in chi proviene dall'isola, e spesso porta il siciliano a rievocare, a ritrovare le tracce di un retaggio del quale resta inconfessabilmente fiero. Scianna, nel raccogliere quello che ritiene un album di famiglia collettivo, consuma però infine il proprio distacco, con "un saluto per nulla nostalgico" alla Bagheria dei ricordi ormai scomparsa.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 05/2002
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