
Dream Street W. Eugene Smith's Pittsburgh Photographs Il volto di un uomo occupa tutta l’inquadratura. Occhialetti protettivi nascondono il suo sguardo. Nelle lenti si rispecchiano, come due enormi pupille, le violente fiammate che sgorgano da una ciminiera. E’ verso le acciaierie che guarda l'operaio dalla pelle annerita. Il fuoco, lontano, gli "brucia" gli occhi.
Ma lui è impassibile. Come lo sono i suoi concittadini, rappresentati dall’obiettivo di W. Eugene Smith, nel lavoro commissionato dal foto editor Stefan Lorant, per la realizzazione di un album di 100 immagini sulla storia della città americana di Pittsburgh. Per le strade, i bambini giocano, gli uomini sostano sul marciapiede, la gente sta in attesa, le coppie passeggiano. Nelle officine, i lavoratori-silouhette ripetono le loro azioni quotidiane. Sguardi privi di gioia, rari sorrisi, gesti banali e scontati, movimenti "meccanizzati" accrescono la sensazione di solitudine e di noia.
La mostra "Dream Street: W. Eugene Smith's Pittsburgh Project", allestita presso l'International Center of Photography di New York, presenta per la prima volta un gran numero delle fotografie di "Labyrinthial Walk" (così si sarebbe dovuto intitolare il libro mai pubblicato), un progetto protrattosi per due anni, durante i quali Smith ha effettuato 17.000 scatti. Nel 1959, solo 50 hanno trovato la loro collocazione all'interno della rivista Photography Annual. Le 193 immagini esposte oggi sono state selezionate dopo una ricerca meticolosa e il percorso è stato ricostruito secondo i criteri di Smith (morto a Tucson, Arizona, nel 1978), criteri rintracciabili attraverso testimonianze, nonché nei suoi documenti, nei disegni, nelle lettere e nei provini.
Eugene Smith vedeva in Pittsburgh una città che racchiudeva le contraddizioni della vita moderna: speranza, apatia, decadenza, rinnovamento, abbandono, ricchezza. Il suo è uno splendido ritratto di una comunità e un vero e proprio saggio sull'esistenza nell'America della metà del ventesimo secolo.
A Eugene Smith non interessava la semplice e distaccata documentazione di Pittsburgh, un luogo così fotogenico da attrarre l'attenzione di fotografi come Lewis Hine, Alvin Langdon Coburn, Margaret Bourke-White, Edward Weston e Luke Swank. Smith era interamente coinvolto nelle dinamiche di Pittsburgh e lo esprimeva attraverso la sua immagine riflessa nei vetri dei negozi e delle banche. Faceva così coincidere la sua interiorità con i flussi della vita urbana locale, una maniera questa per affermare il suo approccio umanistico e riflessivo e il suo modo di intendere il fotogiornalismo.
Eugene Smith, nato a Wichita, Kansas nel 1918, fu il corrispondente dal fronte del Pacifico durante la seconda guerra mondiale per Flying, Popular Photography e Life. L'impatto con le vittime giapponesi lo segnerà e lo condurrà ad approfondire ulteriormente i temi sociali. Coinvolto nei combattimenti, rimarrà gravemente ferito al volto, e "The Walk to Paradise Garden" (realizzata nel 1946 durante il periodo di convalescenza) dai contenuti allo stesso tempo idilliaci e inquietanti, sarà presentata nell'esposizione "Family of Man" organizzata da Edward Steichen.
Seguiranno "Country Doctor", "Spanish Village", "Southern Midwife", "Man of Mercy", il progetto "Un dramma sotto la finestra", realizzato a New York e quello portato a termine all'inizio degli anni '70 a Minimata, villaggio giapponese di pescatori, vittime dell'inquinamento industriale.
Impegno sociale, coinvolgimento emotivo, un’attenta e ossessiva cura del risultato finale e della presentazione delle immagini, queste sono le caratteristiche che contraddistinguono il lavoro e la personalità di Eugene Smith, stretto nella morsa, come egli stesso dichiarava, tra il desiderio incalzante di isolarsi e la necessità impellente di accostarsi alla gente e di comprendere ogni aspetto della loro esistenza.
Orith Youdovich
©CultFrame 05/2002
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