
Angèle Etoundi Essamba Fotografie 1998-2001 Un’iride nera come il carbone emerge da un occhio bianco come il latte. Lo sguardo è fiero, arcano e sensuale. L’espressione carnale ma non languida, inquietante e quindi attraente. Le labbra, grandi e turgide, si "aprono" al mondo come due specchi capaci di raccontare un universo in cui erotismo e dignità sono le due facce della stessa medaglia.
Guardiamo i loro tratti contemporaneamente delicati e marcati, e li troviamo così meravigliosamente insostenibili, così veri e densi di sensibilità.
I ritratti fotografici di Angèle Etoundi Essamba ci restituiscono con forza la figura della donna africana, una donna rappresentata come esempio sublime della soavità muliebre ma anche come simbolo di un’identità che grazie anche ad una fisicità sconvolgente afferma la propria personalità. Il merito dell’artista camerunese è dunque quello di presentare il femminile esaltando le sue caratteristiche reali, costringendo però il fruitore a compiere un’analisi profonda che lo induca a confrontarsi con l’enigma dell’essere donna, con tutto il bagaglio di simboli arcaici e mitologici che ciò comporta.
La mostra, allestita presso la galleria 2RC di Roma, propone un lavoro denominato Noirs, in cui l’autrice africana avvicina decisamente il suo obiettivo al volto costruendo delle composizioni basate su un bianco e nero scultoreo e arditamente contrastato e su una grana delle stampa pastosa e delicatamente ruvida in grado di tirare fuori emozioni dalle forme delle linee e dall’apparente tridimensionalità degli scatti.
Un viso dietro una rete bianca, un altro semplicemente velato grazie ad un effetto visivo, la potenza esplosiva della muscolatura, la rotonda delicatezza di una pancia che contiene in sé il frutto dell’amore. Ciò che contraddistingue queste elaborazioni è il desiderio da parte dell’artista di ripercorrere con sincerità il mistero del labirinto femminile senza perdersi in voli concettuali ma evidenziando il valore assoluto della bellezza, intesa non come patina superficiale, non come glamour plastificato, ma come risultato visivo (visibile) di una sostanza interiore fatta di sentimenti, dolcezza, energia e poesia interiore, elementi questi in genere estranei alla mentalità maschile che invece albergano naturalmente nei corpi e soprattutto negli animi e nelle menti delle donne.
Maurizio G. De Bonis
©CultFrame 04/2002
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