
Marco Anelli Di Te Esseri umani e animali, comportamenti relazionali e desideri fisici, la moltitudine dei corpi e la solitudine, la vertigine irrazionale dei rapporti umani e gli automatismi del cuore e della mente.
Riuscire ad affrontare artisticamente queste tematiche senza scadere nell’ovvio e nel già visto è operazione estremamente difficile e complessa. Trovare inoltre una chiave d’interpretazione visiva che non si limiti ad una raffigurazione iconografica scontata è ancora più complicato.
Marco Anelli, raffinato fotografo di sport e intelligente sperimentatore, sembra aver invece trovato una strada personale e decisamente anticonvenzionale.
La mostra denominata Di Te, allestita presso la galleria Acta International di Roma, conferma il talento di quest’artista e soprattutto la sua capacità di accostarsi ad argomenti "impervi" sotto il profilo contenutistico, senza l’utilizzazione di inutili banalità compositive.
L’esposizione, incentrata su venti immagini in bianco e nero, è basata su un percorso organizzato in maniera sequenziale ed inizia con alcuni scatti realizzati a Piazza San Pietro (Roma). Un individuo solo perso nella grandezza dello spazio della piazza, un gruppo di persone molto vicine, altri soggetti sparsi in modo disordinato. Dopo questa breve serie, la fotografia di un albero introduce il viaggio del visitatore in un universo agreste in cui gli esseri umani sono sostituiti da mucche e pecore, riprese nelle loro attività di "socializzazione". Ne viene fuori un ritratto del mondo animale che in qualche modo risulta essere la metafora della società umana, dei conflitti e dei sentimenti che riguardano tutti noi.
Gli scatti di Anelli appaiono suggestivi e per certi versi tendenti ad una forma astratta. La sostanza profonda dei comportamenti degli animali emerge non da un approccio creativo naturalistico ma da una ricerca stilistica che intende far venire alla luce gli aspetti più intimi di certi meccanismi socio-psicologici. Mucche e pecore sembrano così elementi fantasmatici, figure riflesse che si aggirano con leggerezza in una sorta di limbo senza spazio né tempo. Sono pura essenza, emanazione impalpabile della loro sfera interiore.
Sfocature ed inquadrature particolari forniscono alla sequenza visiva un’impostazione quasi onirica, sostenuta anche da interessanti giochi di luce realizzati in camera oscura direttamente da Marco Anelli.
Quella del fotografo romano è una ricerca espressiva che non si ferma alla superficie delle cose, che intende scavare nel corpo della realtà per evidenziare i veri fenomeni che guidano i nostri pensieri e le nostre azioni e che cerca nella rappresentazione della parte nascosta dell’esistenza la sua natura estetica.
In questo contesto poetico nulla poteva essere più adatto del sottotitolo scelto per la mostra, ispirato a versi scritti dal grande poeta Dino Campana nel 1914: "…che non t’ama e non ami e che soffre di te".
m.g.d.b.
©CultFrame 03/2002
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