
© Copyright Gianni Berengo Gardin La retrospettiva completa Uno dei più celebrati fotografi italiani, i temi a lui più cari, e soprattutto il suo inconfondibile stile, sono gli ingredienti della retrospettiva © Copyright Gianni Berengo Gardin, curata da Mario Peliti e Giovanna Calvenzi, ora presentata al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Una selezione ardua, compiuta in un archivio composto da oltre un milione di negativi, ha portato ad una scelta che, rimanendo nei confini del nostro continente ed in particolare del nostro paese, ci fa rivivere gli ultimi cinquant'anni di storia, così come sono passati dinanzi allo sguardo ora ironico ora partecipe di Berengo Gardin.
La sua umiltà ed il suo amore artigiano per quello che egli preferisce considerare un mestiere più che un'arte, lo hanno sempre portato a ricercare il massimo dell'oggettività possibile ed a coniugarlo, come la sua profonda cultura visiva gli imponeva, con la migliore forma.
Il risultato, lo vediamo in questa mostra, è un'acuta analisi dei tempi, che racconta con emblematica incisività - toccando di volta in volta tematiche di costume (nelle sezioni "Dentro le case", "Dentro il lavoro", "Italiani", "Europei"), problematiche sociali ("Rom", "Istituti psichiatrici"), o personaggi ed avvenimenti rilevanti ("Ritratti" e "Venezia") - l'evolversi della nostra società nell'ultimo mezzo secolo.
Le sue belle immagini in bianco e nero sono "buona fotografia" e preziosa documentazione storica, come possiamo renderci conto osservando le immagini pubbliche della contestazione del '68, o quelle private della provincia italiana di un passato, per altro, ancora prossimo.
La lezione dei fotografi francesi degli anni '50 (da Doisneau a Ronis) e la passione per un tipo di fotogiornalismo, che in quegli anni trovava i suoi maggiori esponenti su "Life", capisaldi della formazione da fotoamatore di Gianni Berengo Gardin, impreziosiscono lo stile da "saggista", alieno dai grandi effetti, ma denso di sensibilità e misura, che è il vero "copyright" di questo grande maestro.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 11/2001
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