
Two spirits Keith Carter e Mauro Fiorese "Sono alla ricerca di una poesia dell’ordinario...del mistero dello spirito umano. Sto tentando instaurare un dialogo con la vita, per imparare cosa significa essere umano". Queste parole sono di Keith Carter, fotografo americano le cui opere sono in mostra fino al 16 settembre presso gli Scavi Scaligeri di Verona - Cortile del Tribunale.
Già autore di ben otto libri monografici e di immagini pubblicate su Esquire e Rolling Stones, Carter è un artista che privilegia una ricerca espressiva che potremmo definire onirica e visionaria.
Il suo non è un bianco e nero tradizionale: non ha nulla a che fare con il reportage fotogiornalistico. In sostanza, la sua non è una fotografia socio-antropologica. Carter è portatore di un sguardo profondo che cerca l’ignoto nella realtà. Dai suoi scatti emerge una sorta di magia visiva, di rappresentazione sognante del mondo. Gli oggetti, gli esseri umani, gli animali prendono forme surreali ed enigmatiche. Tutto è incentrato su zone d’ombra e sfocature volontarie che annullano una parte dell’immagine e concretizzano visivamente il concetto di mistero, e forse di impossibilità di una raffigurazione oggettiva dell’esistente.
Un cane ripreso con un grandangolo diventa un essere vivente diverso e sconosciuto, uno scorcio di Venezia in cui il conduttore di una gondola sembra un fantasma, un cavallo il cui corpo diventa composizione astratta, un bambino con una maschera da topo si trasforma in una figura inquietante ed angosciante.
Carter guarda il mondo con occhi diversi, manipola con la sua sensibilità creativa ciò che il suo sguardo cattura e racconta al fruitore una realtà densa di incognite e segreti.
Nell’ambito della stessa iniziativa in cui sono raccolti i lavori dell’artista texano, sono proposti anche i contributi di una fotografo italiano: Mauro Fiorese.
Docente di storia del Linguaggio fotografico presso l’Accademia delle Belle Arti di Verona ed autore pubblicato su importanti riviste, Fiorese porta l’obiettivo della sua macchina fotografica dentro il tessuto sociale ma la sua cifra stilistica tende a deformare il visibile. Così, finisce per presentare un’interpretazione assolutamente personale dei rapporti tra l’individuo e il reale.
Immagini di una sala operatoria, personaggi completamente fuori fuoco immobili per strada, un convoglio della metropolitana vuoto. La vita secondo Fiorese è un continuo passaggio di anime in spazi vuoti; è un confuso susseguirsi di ombre che popolano una comunità in cui sembra che la condizione principale degli individui sia caratterizzata da una pesante solitudine.
Ad accompagnare questa importante mostra veronese, denominata Two spirits, è un bel catalogo, con testi del critico John Wood, pubblicato da Leonardo Arte.
©CultFrame 07/2001
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