
Sguardi e immagini Fotografia a Torino 1980 – 2000 Il paesaggio, visto come spazio al quale l'essere umano dà forma e significato, ancor prima che architettonicamente ed urbanisticamente, con l'atto stesso di percepirlo, e le vicende umane, legate tanto alla sfera intima della conoscenza di se stessi, quanto a quella pubblica e sociale: sono questi i temi che nell'arco di un ventennio si sono trovati a trattare alcuni fra i più importanti fotografi torinesi, ora protagonisti della mostra Sguardi e Immagini, che l'Istituto Nazionale per la Grafica presenta nella preziosa cornice del Complesso Fontana di Trevi, a Palazzo Poli.
Il percorso della mostra appare discontinuo a causa della pluralità d'esperienze, sia pure nell'ambito della stessa tendenza degli anni '80 all'indagine sullo spazio, stigmatizzato dalla presenza umana, sfociata nel decennio successivo in un'attenzione per la centralità dell'uomo stesso.
Al piano terra, infatti, variegate esperienze "paesaggistiche" sono introdotte dai forti colori primari urbani dei >Parking di Marco Saroldi (che ritroviamo poi con un ironico foto-cartoon allusivo a trasformazioni corporee e sessuali): le nebbie di un grande trittico lacustre di Bruna Biamino, si dissolvono in paesaggi, e interni, segnati dall'industrializzazione (Mussa, Fossati, Raffini, Cravero), i cui oscuri abitanti troviamo nelle immagini di Paola Agosti, idealmente contrapposti in un rigoroso bianco e nero ai personaggi noti dei ritratti di Mario Monge.
Piergiorgio Sclarandis propone, con i suoi tagli ben studiati, un'armonia fra forme e concetti filosofico-spirituali, scoperta nell'architettura di Le Corbusier a Chandigarh; ed Enzo Obiso indugia nell'imposizione di rigide geometrie al paesaggio siciliano.
Con Gerardo Regnani e Claudio Isgrò si passa, invece, ad una dimensione più soggettiva; la stessa che al piano superiore trova più chiara espressione nelle ricerche autoreferenziali di Giulia Caira e di Silvia Reichenbach.
Complessa, e meno facilmente ascrivibile ad un ambito fotografico, è l'opera di Roberto Goffi, Crocifissione in rosa: un'installazione fatta di metallo, vetri, dagherrotipie e frammenti di lastre fotografiche, dal forte impatto simbolico.
Del mezzo fotografico e del suo specifico linguaggio, infine, ci parlano le immagini di Briatta, Jano, Carocci, Candiano, Banfo e Mussat Sartor, mentre quelle di Albert & Verzone, Fiorio, Gariglio, Rapisarda, e Piredda ci inducono a soffermarci su una varia umanità.
Curata da Serenita Papaldo e Maria Francesca Bonetti, la mostra è stata ispirata dal recente libro di Marina Miraglia Il '900 in fotografia e il caso torinese; l'ultimo capitolo del quale, pubblicato in ampli stralci nelle pagine web dedicate alla mostra dal ministero dei Beni Culturali, approfondisce la specificità delle singole ricerche portate avanti dai fotografi sopra citati.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 06/2001
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