This is contemporary!
Come cambiano i musei d'arte contemporanea
di Adriana Polveroni

L’interesse crescente che si registra per l’arte contemporanea è incoraggiato da un mercato e da un’attività espositiva piuttosto vivaci, capaci di convogliare pubblico e artisti che fino a poco tempo fa – in epoca non ancora globalizzata – difficilmente arrivavano nei nostri musei, ma anche dall’improvvisa "popolarità" di cui gode l’arte del presente.
Il titolo del libro This is contemporary! Come cambiano i musei d'arte contemporanea è mirabile: lo è per chi ha assistito a quell’esibizione ma anche per chi, incuriosito da questo ottimo testo, vorrà procurarsene immagini e materiale. L’autrice, Adriana Polveroni (scrittrice, saggista e giornalista per il gruppo Espresso e Rai) vuole ricordare infatti il Padiglione Tedesco alla Biennale di Venezia (2005) che quell’anno, più che quadri o sculture, ospitava una incredibile azione performativa che addirittura continuava fuori i Giardini veneziani con un indovinello e una ricompensa per la risposta esatta.
I performer dell’artista Tino Sehgal, questo il nome dell’autore dell’opera d’arte scelta per rappresentare la Germania, improvvisavano una danza ed un motivo orecchiabile e assai coinvolgente come «This is contemporary, so contemporary!», sottolineando il fascino che avvolge questo mondo e soprattutto la molteplicità di forme e media che può costituire un’opera d’arte oggi. Soprattutto quest’ultima osservazione (di che materia possono essere composte le opere d’arte oggi), più di tutto secondo la Polveroni, dovrebbe far riflettere sulla forma e sulla missione da dare ai musei, i naturali contenitori e valorizzatori, appunto, della produzione artistica contemporanea. Con questo saggio, la Polveroni, grazie all’esperienza di critico e curatore globetrotter, restituisce la puntualità di un testo ragionato e ricco di schede, interviste e analisi puntuali che partono dalle diverse esperienze regionali italiane o internazionali, corroborandole di numerosi esempi che pescano dalle più importanti esibizioni mondiali o dalle pratiche più condivise (spesso importate acriticamente e a tronconi in Italia, sperando sortiscano quasi un effetto taumaturgico sul nostro mercato o sul nostro panorama culturale).

La costante proliferazione internazionale di nuovi luoghi deputati in vario modo alla promozione e alla conservazione dell’arte contemporanea oltre che attrattori territoriali, insieme alla peculiare forma che oggi le opere d’arte hanno (assai diversa che in passato, con nuove esigenze in termini di adattamento, fruizione e manutenzione) si confronta con il precario e assai disomogeneo scenario italiano, che risente di carenze dovute all’identità, e in parte visibilità, di alcuni musei. In Italia, infatti, coesistono una pluralità di forme di musei o spazi dedicati all’arte attuale: dai centri alle gallerie civiche, ai musei comunali, regionali fino a quelli nazionali. Per non parlare di spazi in cui coesiste la promozione di diversi periodi artistici che abituano il pubblico a mostre che vanno dal Quattrocento al XXI secolo in un solo luogo.
Non si rintraccia una capacità di fare sistema dei singoli soggetti coinvolti, pur tra le tante attività intraprese.
Dunque, di che cosa parliamo quando parliamo di musei? Come si configurano i luoghi dell’arte in Italia, e all’estero? Come si sta evolvendo questa realtà? E che ritualità si praticano dentro il museo? Queste sono le domande cui si cerca di dare una risposta all’interno di un dibattito che si articola tra polarità diverse: il rapporto con il mercato, il ruolo e la quantità del pubblico o dei pubblici stabili e di quelli da intercettare, i criteri di costruzione delle collezioni, l’accento sulla didattica, la parentela sempre più stretta tra sistema dell’arte e sistema della comunicazione.
Il tentativo, però, è anche di additare un orizzonte delineato dal consumo dell’arte dentro il museo, dalla fuoriuscita da questo verso il territorio, urbano e naturale, e dall’avvento dell’Arte Pubblica. Fenomeni che introducono comportamenti radicalmente nuovi. Tra le analisi più interessanti condotte dalla Polveroni, ne spicca una: il museo, forse, va visto come un contenitore di sapere relazionale. Come specchio fedele del trend più attuale della produzione artistica oggi che pare privilegiare il ruolo sociale e della conoscenza anche nell’arte. Perché l’esperienza conoscitiva oggi "non si esercita più esclusivamente a partire dalle opere esposte e gli oggetti collezionati, ma dalle pratiche co-presenti nel luogo dell’arte attuale e che sono già esse stesse "materiali del museo". Facendo, continua la Polveroni, per esempio "della contiguità con il mondo produttivo un’occasione per investire negli interstizi che questo lascia aperti, riconvertendoli in pratiche, opportunità professionali, articolazioni di saperi che diano basi più solide a quell’economia della creatività di cui il museo è uno dei perni."

This is contemporary! Come cambiano i musei d’arte contemporanea edito da Franco Angeli, è un indispensabile saggio per chi si interessa all’economia dell’arte e al contempo per gli esperti e addetti ai lavori che dirigono musei o ne sono consulenti.

Diana Marrone

©CultFrame 01/2008
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This is contemporary!
Come cambiano i musei
d’arte contemporanea
di Adirana Polveroni





Relazioni
Edizioni Franco Angeli





Crediti
TitoloThis is contemporary
SottotitoloCome cambiano i musei d'arte contemporanea
AutoreAdriana Polveroni
EditoreFranco Angeli
CollanaPubblico, professioni e luoghi della cultura
Anno2007
Pagine200
Prezzo19 euro
ISBN978-88-464-9042-1
 
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